Te la do io la resistenza!
Salvatore Camaioni - 14-10-2002
L'attuale procuratore aggiunto presso la procura della repubblica di Milano, dr.Ferdinando Vitiello, ancor prima di assumere le sue temporanee funzioni di Capo della procura il prossimo 29 novembre, quando il dr.D'Ambrosio dovrà lasciare per limiti di età, ha già diffuso la sua personale enciclica urbi et orbi.
In particolare ha fatto sapere che porrà fine alle esternazioni dei suoi sostituti. E questo per evitare che la giustizia sia trasformata in "chiacchiera da piazza o da mercato". Borrelli è servito! La sua, ormai storica, triplice chiamata alla resistenza contro
l'assalto all'indipendenza della magistratura è ridimensionata a "chiacchiera piazzaiola" o, peggio, "da mercato".
E lo sciopero del 20 giugno contro la politica giudiziaria del governo?
"Se fossero vere le cose che i miei colleghi dicevano, dovrebbero abbandonare la toga a costo di morire di fame".
E siccome son tutti lì al loro posto ciò significa che le "cose" che dicevano gli scioperati erano false: logica stringente, non c'è che dire. Questi magistrati, per il dr.Vitiello, sono una massa di goliardi sfascisti, che si inventano delle storie per stare sulle prime pagine dei giornali.
La Cirami? "Io non commento le leggi, le applico". Ben detto, dottore, è quello che volevamo sentir dire. Peccato, però, che il dr.Vitiello non abbia resistito neppure lui alla tentazione di esternare il suo personale commento sulla Cirami
"Dico solo che secondo me il Parlamento ha agito in uno stato che il nostro codice qualifica con precisione: stato di necessità putativa. Se io credo in buona fede che solo una certa azione possa salvarmi allora non posso venire condannato per quell'azione".
Giusto.
Ma, a parte il fatto che giudicare i comportamenti politici ed istituzionali col metro del codice penale è una cosa che non avrebbe osato neppure il più ottuso dei questurini, il dr.Vitiello propone una assoluzione generale ed irrevocabile di una schifezza di legge fatta ad personam, con un accredito di "buona fede" per la maggioranza parlamentare che nessuno ha avuto sinora l'ardire di affermare.
Ma il dr.Vitiello si supera quando afferma che "c'è una parte di questo paese che cova un sospetto: che la persecuzione dei reati sia stata piegata all'odio ideologico. E' una parte di società di livello importante, che io frequento e conosco".
Dr. Vitiello, perdoni la sfrontatezza, ma lei è scivolato sulla classica buccia di banana (ogni riferimento all'omonimo cavaliere è casuale). Intanto c'è da dire, pregiatissimo dottore, che quello della "persecuzione ideologica e politica" da parte della magistratura nei confronti di ladri e corrotti non è un "sospetto" ma è un tormentone propagandistico a cui, tranne lei, non credono neppure quelli che giornalmente lo propalano.
Ma quel che mi pare più sorprendente, da parte sua, è che ci venga a confessare candidamente di frequentare "una parte di società di livello importante". Ma come, dopo aver tratteggiato il modello del magistrato ideale, tutto casa e pandette, alieno dalle cose del mondo, insensibile alle pulsioni della
società, tutto preso e compreso dal "tormento interiore" di giudicare, assolvere e condannare, si viene a sapere che lei invece trova il tempo e la
serenità di frequentare il bel mondo?
E le pare deontologicamente corretto?
Non le sembra che le storie delle corruzioni giudiziarie, dei magistrati amici degli amici, dei giudici culo e camicia con personaggi danarosi e spregiudicati, derivino proprio dal tipo di frequentazioni che lei confessa di avere?
Non si sente, per questo, un soggetto a rischio?
Fa più danno un magistrato che protesta pubblicamente per lo sconcio di leggi indegne di questo nome che poi dovranno applicare oppure un alto magistratto che ostenta pubblicamente le sue frequentazioni altolocate?
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 Caelli Dario    - 19-10-2002
Fanno danni entrambi, ecco erché con molta franchezza la magistratura in Italia è un gioco di parti avversarie politiche che nulla a che vedere con la reale giustizia. Che la legge Cirami sia una sconcezza, e può essere, va motivato, non dato come dogma dal quale partire con un discorso molto generale, ma alla fine molto preciso contro persone e situazioni, che forse non si conoscono nel dettaglio.
I magistrati devono sottrarsi alla ribalta della TV e dei mass media. Devono compiere con serenità la loro funzione importantissima nella nosra società democratica. E non bisogna spaventarsi se un processo può esere spostato per legittimo sospetto. Nn sognifica che non si farà, ma che si farà in un altro tribunale al quale vengono affidati i carteggi e la giurisdizione sul caso. Ma cnhe quelli sono giudici, seri, sereni, imparziali che dovranno agire per accertare la realtà e giudicare in base alle leggi. Così come i primi. Ma se si ha paura allora è perché non è vero che tutti sono uguali come giudici, e quindi nemmeno che tutti si è uguali davanti alla legge, dando quindi ragione a chi sostiene la Cirami.
In sintesi: la questione principae non è la Cirami, ma lo stato della magistratura divisa al suo interno in correnti e in partiti cme la classe politica, contraddicendo il dettato costituzionale. Da questa situazione nascono le premesse della legge Cirami, che è sbaglata, ma solo perché il giudice parziale non dovrebbe esistere.