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Sulla ricerca scientifica
Antonio Gentile - 12-10-2002
Hacking della scienza

E' un' idea pazzarella che in tante occasioni e' venuta fuori. Dai primi incontri e seminari fatti sulle biotecnologie, dentro il recente Hackmeeting di Bologna, nelle liste piu' disparate (Rekombinant su tutte), dentro i singoli gruppi che lavorano sul tema della scienza, nei discorsi che gli studenti delle universita' dedicano al diritto al sapere. Perche' non discuterne allora? Perche' non incontrarsi seduti in circolo e mettere in moto l'intelligenza collettiva?
L'incontro di Firenze del Social Forum Europeo fara' arrivare da tutta Europa un sacco di gente. Magari ci saranno anche ricercatori, giovani dottorandi, scienziati, studenti o piu' semplicemente persone che si interessano di scienza in un modo o nell'altro. Perche' non provare ad incontrarsi e' parlare di come possa essere fatto hacking della conoscenza scientifica per sottrarre conoscenze, applicazioni tecnologiche e persone alle logiche privatistiche del business e messe a disposizione di fini sociali: salute, energie, tempo libero.
A noi e' venuto in mente di lanciare l'idea, costruiamola e diamogli una forma in modo aperto. Puo' essere divertente.

Fare hacking della scienza e' una provocazione che prende atto della profonda influenza che la cultura digitale ha avuto, e avra' sullo sviluppo della ricerca scientifica, tanto da modificarne linguaggi, organizzazioni, strumenti, oggetti di studio e soggettivita' produttive. Alla domanda: quale e' stato l'effetto della rivoluzione della rete sulla scienza possiamo dare una risposta perentoria! Enorme! Tale risposta merita tuttavia di essere svolta, possono uscirne cose simpatiche, soprattuto dal punto di vista dell'hacking.......

Il discorso continua!


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Public Library of Science

Quasi 23.000 ricercatori sparsi in tutto il mondo hanno sottoscritto la
lettera aperta , comparsa sul sito Public Library of Science.
I primi firmatari sono Harold Varmus, ora presidente del
Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, Pat Brown
dell'Università di Stanford, e Richard Roberts dei New England BioLabs.
"Appoggiamo il progetto di stabilire una biblioteca pubblica online, che
fornirà integralmente e in modo gratuito gli articoli di ricerca nei settori
della medicina, della biologia e delle scienze della vita (...). La presenza
di questa biblioteca accrescerà la disponibilità e l'utilità della
letteratura scientifica, migliorerà la produttività, e catalizzerà
l'integrazione di diversi punti di vista e idee nelle scienze biomediche.
Riconosciamo che gli editori delle riviste scientifiche hanno il diritto a
un ritorno economico per il loro ruolo nella comunicazione scientifica.
Crediamo però che un archivio permanente delle pubblicazioni scientifiche e
delle idee non dovrebbe essere posseduto né controllato dagli editori (...).
Per spingere gli editori delle riviste a sostenere l'iniziativa, dichiariamo
che a partire da settembre 2001 pubblicheremo, revisioneremo, faremo da
referee e ci abboneremo soltanto a quelle riviste che hanno accettato di
garantire accesso gratuito e senza restrizioni a qualsiasi articolo di
ricerca originale, avvalendosi di PubMed Central e di risorse online
similari, entro sei mesi dalla data di pubblicazione".

Lidia Fubini


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