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La nostra lingua italiana
Il Messaggero - 04-10-2002

LA LINGUA batte dove duole la parola. E la parola italiana, forte ed incisiva come la volle Dante, dolce e musicale come la cesellò Leopardi, pura e consolatoria come la sperimentò Manzoni, rischia di perdersi nell’inarrestabile ascesa mondiale dei gerghi di "lavoro", partoriti (o abortiti) dallo spicciativo linguaggio tecnologico, puntellato da uno sbrigativo inglese di base. Non basta consolarsi scoprendo che proprio l’italiano si colloca al quarto o quinto posto fra le lingue straniere più studiate nel mondo (con 55.000 studenti che frequentano i corsi di 88 istituti italiani di cultura, altri 30.000 nelle scuole italiane all’estero, e 340 lettorati d’italiano nelle università).
Resta, alla nostra lingua, il blasone di nobile veicolo culturale: non solo per gli specialisti che se ne preoccupano di più all’estero (si sta realizzando in Germania, ad esempio, e non in Italia, un ponderoso e costoso dizionario etimologico della lingua italiana), ma anche fra le nuove generazioni che la studiano per il tempo libero (mentre si dimostrano meno affezionati i pronipoti dei primi emigrati italiani, i quali parlano soltanto l’idioma del paese di residenza, essendosi lasciati alle spalle la parlata dei nonni).
Anche cinema e teatro possono dare una mano, oltre alle canzonette italiane fischiettate in tutto il mondo (magari rispolverando La nostra lingua italiana di Riccardo Cocciante **).

"L’italiano e le arti della parola": è infatti il tema della seconda settimana della lingua italiana (dal 14 al 19 ottobre), che abbraccerà i diversi impieghi della lingua in ambito artistico e attraverso i mezzi di comunicazione, per documentare in particolare l’evoluzione dell’italiano parlato (coinvolgendo anche personaggi dello spettacolo, come Giorgio Albertazzi, Mario Monicelli, Maurizio Scaparro, oltre a scrittori e studiosi come Alberto Bevilacqua, Suso Cecchi D’Amico, Vittorio Sermonti).
Organizzata - come l’anno scorso - dalla Direzione generale per la promozione e cooperazione culturale del ministero degli Esteri, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, l’iniziativa è stata presentata ieri mattina alla Farnesina (dove è giunto anche un messaggio del presidente Ciampi), durante una conferenza coordinata da Michele Mirabella.
Urge un "Elisir" di salute pure per l’italiano: proprio a cominciare dalla televisione, visto che la stessa Rai imbastardisce le sue sigle di "international" o "educational" o "fiction", come un "made in Italy" di ritorno, a dispetto della buona volontà di chi - come Mirabella - riconosce che l’italiano è «un tesoro da amare». Un buon esempio viene semmai dall’estero, dove - come ha ricordato il sottosegretario Mario Baccini - lo studio dell’italiano sta diventando quasi un "status symbol" (passabile anglismo che rivaluta il latino).
La settimana avrà un momento centrale, il 17 ottobre, in una tele-conferenza in collegamento con sette sedi estere (istituti italiani di cultura di Pechino, Varsavia, Tunisi, Parigi, Los Angeles, Buenos Aires e la televisione di Lugano).
Ci sarà anche un concorso di scrittura narrativa ("Scrivi con me") per studenti d’italiano delle scuole secondarie all’estero, che dovranno inventarsi il finale di un racconto inedito di Dacia Maraini (nella passata edizione era un racconto di Giuseppe Bonaviri).
Un altro concorso, "L’italiano perché?", per sette borse di studio, è riservato a studenti universitari che attraverso i lettori d’italiano nelle università straniere svolgeranno un tema sulle ragioni per cui hanno scelto di studiare la nostra lingua.
Un altro tema specifico riguarderà gli scrittori italiani o di origine italiana che lavorano all’estero, in particolare in Sud America.
E in Italia? Qui si dà per scontato che l’italiano lo sappiano tutti. Mentre c’è ancora chi dice che lo parlino bene solo i doppiatori.

**Il Miur, bandisce un concorso riservato agli istituti secondari di secondo grado del territorio metropolitano, per sensibilizzare gli studenti alla riflessione sulla identità, sulle caratteristiche peculiari e sulle modalità di evoluzione della lingua italiana.

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