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La siciliana ribelle
Cinem@scuola - 28-11-2009
Una mattina di novembre del 1991, una ragazzina di 17 anni si presenta al Procuratore di Palermo per vendicare gli assassini del padre e del fratello, entrambi mafiosi. Per la prima volta una ragazzina di famiglia mafiosa si ribella apertamente all'organizzazione tradizionalmente maschilista. Da questo momento, i giorni di Rita sono contati. Come tutte le altre donne di mafia siciliane, Rita dovrebbe piegarsi alla legge del silenzio. Dovrebbe chiudere gli occhi, sottomettersi, come sua madre e la madre di sua madre. Ma Rita non è come le altre. Rinnegata e minacciata dal paese e persino dalla madre, Rita è costretta ad abbandonare la Sicilia natale ed esiliarsi clandestinamente a Roma. Qui, sotto falsa identità, incontra Lorenzo e nasce un amore. Riscopre la femminilità e la voglia di vivere come un'adolescente spensierata. Ma gli eventi precipitano e mettono Rita di fronte all'assurdità della vita e alla dismisura della sua battaglia. Rifiutando di essere la successiva sulla lista, Rita ancora una volta sceglie il suo destino. Non le restano che nove mesi per vincere la sua battaglia...

http://cinemascuola.blogspot.com/2009/10/la-siciliana-ribelle.htm
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 Giocondo Talamonti    - 29-11-2009
A proposito di mafie riceviamo e pubblichiamo:

Ordine del Giorno: NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI. Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra

Premesso che tredici anni fa, a seguito di una petizione firmata da un milione di cittadini il Parlamento, all'unanimità, approvò la legge 109/96 per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, coronando così il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Considerato che, oggi, quell'impegno rischia di essere tradito, dal momento che un emendamento, introdotto in Senato, alla legge finanziaria prevede la vendita di quei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi.
Tenuto conto delle preoccupazioni, largamente condivisibili, espresse dal presidente di Libera e Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, circa l’alta probabilità che, dietro gli acquirenti di ville, case e terreni appartenuti ai boss, si mascherino nuovamente le organizzazioni mafiose.
Considerato che la vendita di quei beni (emblemi di un potere, costruito con la violenza, il sangue e i soprusi) assumerà, per lo Stato, il significato di una resa di fronte alle difficoltà, come prevede la legge, del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale.
Tenuto conto che il ritorno del confiscato nelle disponibilità dei clan, sottratto loro grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Si chiede al Sindaco di manifestare al Governo e al Parlamento il pensiero del Consiglio comunale di Terni circa l’incongruità dell'emendamento, unitamente all’invito ad un ripensamento e a rafforzare, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. Si introducano dettami che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. Si assumino iniziative perché le risorse finanziarie sottratte alle mafie, vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia, dal momento che quei beni confiscati rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa; beni che, parafrasando, sono davvero "cosa nostra".

Terni, 28.11.2009 Il Capogruppo RC/CI Giocondo Talamonti