Come se...
Francesco Di Lorenzo - 25-11-2009
L'aria che si respira in giro non è delle migliori. Aria di assuefazione, in qualche modo. Forse dovuta principalmente alla mancanza di un progetto politico alternativo. In breve, non c'è 'nessuno' che dia forma e forza al disagio che pure si vive. Ma, questo è un altro discorso, forse. Sulla scuola, però, le mistificazioni passano, crescono e diventano abitudini mentali. I percorsi, tortuosi e profondi che prendono il via da una parte e arrivano a sposare idee e concetti della parte opposta, sono infiniti. Neanche si riesce più a ricavarne la genesi. E così arrivano sul mercato, come fossero vere, idee del tipo: la scuola italiana ha troppi insegnanti e quindi deve adeguarsi agli standard stranieri. Dai circa settecentocinquanta mila attuali, dovremmo arrivare a cinquecentomila, più o meno. Così saremo come la Finlandia. In quantità di personale,  percentualmente. E faremo contenti tutti gli intelligenti di sinistra che sposano le idee della destra. Ma poi? Basta, non avremo fatto altro. Avremo solo fatto finta di essere uguali agli altri. Come se noi partissimo dalle stesse condizioni della Finlandia (o della Germania, o dell'Inghilterra, o della Francia e guarda un po', anche della Spagna). Come se la scuola italiana non fosse il risultato di situazioni anomale, incongruenze storiche, di sciagure immani. Come se tutto ciò che concerne la scuola non si inserisse in un'altra anomalia più profonda, che è l'Italia e tutta la sua storia ( Guido Crainz, Autobiografia di una Repubblica).  Come se le poche riforme che davano risultati positivi non fossero state smantellate senza capirne la portata, né il disastro conseguente ( materne  ed elementari).  Come se...

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