tam tam |  cinema  |
Sound of Morocco
Cinemafrica.org - 26-10-2009
La musica è un linguaggio universale

di Giuliana Gamba

Sabato 17 ottobre, Festival del Cinema di Roma, Sala Petrassi: la musica di Nour Eddine che con i suoi accordi ci trasporta nell'atmosfera della magia africana, un silenzio mistico che accompagna l'audizione dei quattro musicisti, il giusto preludio al film che segue, Sound of Morocco. Tutti al completo gli ingredienti per una giusta serata, rovinata però dall'organizzazione del Festival che continua a mortificare il pubblico con continui e ripetitivi disagi. Assurdo proporre la proiezione di un documentario musicale con la colonna sonora che si sente a singhiozzo, e poi dover aspettare quasi trenta minuti perché finalmente si risolvano i problemi tecnici ed il film ricominci...

In questo film la vera protagonista è la musica, coadiuvata da Nour Eddine, musicista marocchino trapiantato in Italia da più di vent'anni, con uno stile che malgrado la partenza dalle radici magrebine (il blues del deserto delle tribù berbere) si fonde ad una cultura musicale cosmopolita che spazia dal Jazz alla musica indiana.

Nour Eddine ritorna nel suo paese natale e ci conduce alla scoperta delle varie realtà musicali di un paese che, anche nelle sue sonorità, esprime la grande trasformazione che sta vivendo. Per rinfrescare la sua ispirazione, accoglie sotto la sua ala protettiva un talentuoso cantautore, Abdellah Ed-Douch, giovane berbero che come lui insegue fortuna e passione per la musica emigrando in Europa. (Anche Abdellah doveva partecipare alla jam session iniziale, ma ha rinunciato per problemi legati al passaporto).

Il Marocco è un luogo magico. Questo paese dai forti contrasti che si estende fino ai confini occidentali del "mondo antico", è realmente un mistero, un mosaico di popoli e culture. E la sua musica ne è l'espressione più autentica.
Il film-documentario, girato dalla regista Giuliana Gamba in HD e prodotto da Cinecittà Luce, è un'immersione nel cuore pulsante fra Oriente e Occidente.

C'è il poverissimo berbero che dalla bidonville dove vive canta il sentimento struggente che lo lega alla sua terra, in una melodia che parla direttamente al cuore.
Ci sono gli arrabbiati rappers di Casablanca con il loro slang marocchino che non ha nulla da invidiare al linguaggio dei "cugini" francesi, e sparano contro l'occidente che li aggredisce e li vuole globalizzare.
C'è l'incontro con il saggio Omar Sayed, leader storico dei "Nass El Ghiwane", gruppo rock degli anni 70 (Martin Scorsese li definisce "i Rolling Stones dell'Africa"). L'artista riempiva gli stadi ed ha fatto da apripista per le contaminazioni occidentali; è il primo che ha cantato l'orgoglio musulmano e l'unicità dell'anima e della cultura dell'Islam.
C'è la tappa obbligata del Festival di Essaouira: da qui partivano i carichi di schiavi diretti in America con il ritmo della musica Gnawa come unico patrimonio.

Il risultato è un continuo passaggio tra i vari mondi musicali, che non vuole rappresentare una frattura tra passato e presente o tra maniere diverse di intendere la vita, ma invece mette in luce l'estrema coesione che esiste tra le diverse componenti musicali marocchine.
Sound of Morocco documenta le passioni, i rimpianti, i paesaggi e la memoria di un popolo da troppo tempo tenuto ai margini del mondo e che esprime la sua vera anima attraverso la musica.

La musica è un linguaggio universale!

Giorgio Sgarbi | 4. Festival Internazionale del Film di Roma

discussione chiusa  condividi pdf