La destra pseudo-sociale: un carnevale
Giuseppe Aragno - 02-10-2009
Un tempo carnevale era il cosmopolitismo e la partecipazione collettiva del mondo greco ai riti per Dioniso, o il gioco orgiastico dei Saturnali latini che simulava la sovversione dell'ordine sociale. Il punto politico, però, era chiaro: il carattere rituale della festa cancellava la connotazione di "classe" e - lo sapevano tutti - piuttosto che aprire, carnevale chiudeva lo scontro sociale. Di bello ci rimane il gioco delle parti, l'illusione dell'emancipazione dalle regole e del ribaltamento di ruoli e gerarchie. Una "finzione felice" che dissolve il potere nella caricatura, come voleva l'antica feroce saggezza d'una società piramidale e classista, fondata sul sangue e sul censo, che concedeva divertita agli emarginati l'effimero e innocuo piacere del cambiamento.
Lontani dal significato reale di quello che va in scena, noi ci divertiamo: Venezia mostra dame mascherate, lustrini e cicisbei vanesi con parrucche incipriate, Acireale muove i suoi carri di cartapesta e cartone romano, coi fiori, le luci e la forza dell'acqua che dà il movimento, Tricarico se la gode con le antichissime "scaramucce" tra le maschere variopinte dei tori e delle mucche. Da un po' il carnevale, a Napoli, lo fanno le "occupazioni" dei "bravi ragazzi fascisti" che odiano il SIM, lo "Stato Imperialista delle Multinazionali", e senza saperlo, sposano così le tesi delle Brigate Rosse, attaccano la Charitas che, a sentirli, alimenta la guerra dei poveri favorendo gli immigrati, sognano l'autarchia e il ritorno alla geopolitica degli "anni Trenta", con le "cannoniere" in rotta dal Mediterraneo all'Oceano Indiano.
E' solo un carnevale, un garbuglio cristiano che ha radici pagane e natura quasi "animale", però stiamo attenti a non ribaltare l'antica logica e a non assegnare alla caricatura il valore della realtà. I quattro gatti emersi dal buio del passato non sono la causa, ma la conseguenza di un problema e ci farebbe certamente male seguire la tentazione di sciogliere il nodo inscenando un contro-carnevale fatto di "bella ciao", di antifascismo messo in campo nei giorni comandati e dello scontro coi celerini come rito sacrificale e mimo di un Saturnale: la sconfitta della sinistra è anzitutto culturale e non sarà una maschera a cambiare la realtà. Se ancora sappiamo leggere e far di conto, su un dato possiamo convenire: dove si crea un vuoto di progettualità politica, là fatalmente s'infila chi un programma ce l'ha. Conta davvero poco se dietro la finzione del "fascismo del terzo millennio", dietro un "sansepolcrismo" da rigattiere, si coglie il ghigno del "fascismo vero", col razzismo, l'omofobia, il disprezzo per la donna e tutto il fango che ci va annegando. Napoli è un ideale banco di prova e una sede particolarmente adatta per un laboratorio politico in cui sperimentare la nuova e più barbara concezione della vita che a tratti balena a livelli ben più alti di Casa Pound che, per suo conto, vale quanto s'è visto dietro la maschera gettata a Piazza Navona. Una concezione della vita che trova consensi crescenti nella disgregazione sociale di cui le classi dirigenti, il governo col suo leader e parte dell'opposizione sono la naturale e logica espressione. Chi pensa di uscire dal tunnel senza una profonda riflessione politica, faccia pure a botte con la polizia, e saggi le forze in vista dell'assalto al manipolo fascista: le destre non attendono altro, mentre il veleno leghista e il virus del populismo infettano il corpo sociale e il vuoto politico prodotto dall'inerzia della sinistra, offre spazi impensati alla reazione. Nulla di meglio per alimentare l'offensiva battente che l'ala più retriva della borghesia ha sferrato da tempo per cancellare i valori dell'antifascismo e i diritti dei lavoratori. Una sinistra schiettamente alternativa avrebbe ben altro da mettere in campo ed è evidente: il rinascente fascismo uscirà battuto nel Paese solo se gli sapremo fare attorno la terra bruciata. O si parte dal basso e si torna a parlare alla gente, o non c'è dubbio: la partita è persa. E non basteranno gli slogan d'un antifascismo che non sia progetto politico e pratica collettiva quotidiana; non basterà correre a destra e a manca, ovunque nasca un'emergenza, per prendere "eroicamente" la manganellata di prammatica o la denuncia di rito. Certo, dietro tutto questo c'è lo sfascio della sinistra organizzata in partito, ma si vede anche - pesa terribilmente e occorre avere l'animo di dirlo - un contrasto sociale sclerotizzato e frantumato in mille rivoli, che non cerca la sintesi, non sa più riflettere sulle cause delle sconfitte, non si studia di saldare le diverse realtà di lotta che rappresentano i mille rovesci di un unico problema. C'è gente che apre la via, gente che stenta ma esiste, dai precari della scuola, a chi si batte per i "beni comuni", ai lavoratori delle mille aziende "vaporizzate"; il fronte è forte ma spezzettato. Saldiamolo, lavoriamo per questo, e il neofascismo ripiegherà di corsa nelle fogne da cui è riemerso.
Carlo Rosselli, un antifascista che pose mano alle armi e pagò l'impegno e il coraggio con la vita spezzata a tradimento dal pugnale fascista, ci ha insegnato che la retorica delle bandiere e degli slogan non serve a nulla. Lasciamo il suo carnevale a Casa Pound e costruiamo un percorso di lotta, parliamo alla gente dei problemi che vive e conosce e non ci sono dubbi, anche stavolta Rosselli avrà ragione: non vinceremo subito, ma vinceremo.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gianni Lamagna    - 04-10-2009
Caro Geppino,
condivido al100% il tuo intervento: Ed è il motivo per cui, pur abitando a S. Teresa, non ho partecipato alle manifestazioni di piazza. Anch'io credo che oggi ci sia bisogno di ben altro per battere la neodestra di cui è ampiamente complice una pseudosinistra distratta, rissosa, in cerca di identità.
Ma ho ancora voglia di impegnarmi con gente come te.
E sono sicuro ce ne sono ancora.
Ancora speranzoso, dunque, ti abbraccio.
Gianni Lamagna

 oliver    - 08-10-2009
Forse abbiamo alimentato il carnevale trasformando semplici osservazioni in analisi non comprensibili. La destra è ignoranza! I nostri governanti lo sanno e sfruttano questo terreno fertile pieno di problemi e di contraddizioni. E' inutile rifarsi al mondo greco usiamo un linguaggio chiaro per tutti anche per quelli che attaccano la caritas o altro.