Il carisma della formazione
Gennaro Tedesco - 03-10-2009
Alcune note sul formatore.

E' un innovatore che stabilisce e migliora i rapporti tra scuola e territorio.
Agisce come un progettista socio-economico, anche se non lo è, in una prospettiva formativa, coglie i problemi formativi nella loro necessaria globalità, avendo come punto di riferimento possibilmente le esigenze del territorio e del Sistema-Paese.
All'interno di una scuola egli sollecita ricompattamenti tra discipline, ponendone in risalto soprattutto i collegamenti interni, logici, tali da modificare la prospettiva degli statuti epistemologici delle discipline e gli stessi contenuti.
Al contrario della vulgata corrente, mi pare che il formatore sia proprio colui che per sua natura epistemologica tenda a ricondurre le dinamiche apparentemente frammentarie del neocapitalismo liberistico all'interno di un alveo di progettazione settoriale del territorio per tentare di controllarne la logica non sempre comunitaria delle sue manifestazioni [vedi Popper].
In una cultura sempre meno umanistica, ma che non deve dimenticare l'umanesimo, il formatore deve tendere alla ricomposizione della frattura storica tra cultura scientifica ed umanistica in una visione unitaria dei problemi.
Secondo Corradini, il formatore ha la funzione del profeta: il "carisma" deve essere una delle sue qualità.

Cosa si intende per carisma

Secondo Aristotele, la didattica è una "tecne", non una tecnica, qualcosa di artigianale, di demiurgico, quindi essa ha qualcosa di unico ed irripetibile, forse la si può definire con "carisma" [vedi M.Weber, Saggi sul carisma e Hitler]. Il formatore deve possedere questa caratteristica, questa capacità di sollecitazione e convinzione che passa attraverso altissime doti comunicative, retoriche nel senso della nuova retorica di Perelman-Tyteca. Entriamo nei dettagli. Ricordavamo Aristotele, secondo il quale la docenza appartiene alla categoria della Retorica che, a sua volta, è una "tecne, un'"arte" appunto. Allora se la docenza è una "tecne", implicita nella "tecne" è la "Charis"; di conseguenza anche nell'attività laboratoriale è implicita la "Charis", la dimensione carismatica, che è molto di più di una professione, e anzi sconfina nell'"arte". Conseguentemente la didattica non pertiene più all'area della professionalità massificante e alienante e acquista un ethos autonomo, non separatistico, ma speciale.
Le conseguenze di queste ipotesi credo che siano numerose, complesse e degne di essere approfondite e chiarite in un altro contesto. Comunque suppongo che almeno si intuisca la relazione che si stabilisce tra "tecne", "ethos" e "stile". Quindi il formatore svolge una funzione socratica, di maieutica socio-scolastica oltre che individuale. Egli porta a galla i problemi presenti nell'anima sociale, li fa risalire, nel senso freudiano, dal profondo alla superficie "guarendo" il corpo sociale e scolastico : il formatore quindi opera anche una chiarificazione logica del linguaggio, dei problemi, nel senso wittgensteiniano. Egli, tentando di "guarire" il corpo socio-scolastico, lo conduce anche o lo dovrebbe condurre a mete più alte.

L'elaborazione di qualche grande progetto formativo su un comprensorio territoriale può in qualche modo contribuire al ripristino di una "cultura del lavoro" tale da mitigare nei giovani quella angoscia esistenziale, quell'essere gettati nel mondo heideggeriano, quelle carenze esistenziali che paralizzano le potenzialità giovanili che si consumano nel labirinto autodistruttivo della droga o dell'indifferenza moraviana : questa grande progettualità formativa della scuola introdurrebbe di nuovo germi di metafisica latente nei giovani di oggi come di ieri.

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