Il diritto alla pietà
Giuseppe Aragno - 18-09-2009
Mentre l'auto scende da Palau, la baia è un incanto verde smeraldo e Caprera e La Maddalena sono un punto di domanda che un dio cui non credo rivolge a un miscredente. Sono passate da poco le 14, quando il cellulare ritrova d'improvviso il campo e un amico mi dice che la manifestazione in difesa della libertà di stampa "è stata rinviata a data da destinare".
- Perché?, gli domando.
- In Afghanistan hanno ammazzato sei soldati italiani.
Il dio che non conosco ritira la domanda - forse s'è accorto che risposte non ne ha neanche lui - e nella mia testa fanno vortice pensieri e sentimenti.
La pietà si presenta per prima. Pietà per gli uccisi, poveri sventurati, perché la vita è sacra Ogni vita, anche la loro, che sono stati infine complici di un aggressore travestito da pacificatore. Pietà per quanti, direttamente o indirettamente, hanno ucciso, militari e civili, donne, vecchi e bambini senza nome e senza il can-can del dolore costruito ad arte da pennivendoli e velinari. Seconda giunge la nausea. Un disgusto profondo per quanti - e sono molti - tutto questo hanno voluto e domani si segneranno a lutto, invocheranno il silenzio e l'amor di patria. Quale patria? Patria di quali morti? I "nostri" uccisi o quelli che i "nostri" hanno ucciso? Ultima giunge la rabbia, Rabbia per il dolore vero che non vediamo, non sentiamo o ignoriamo, per tenerci tranquilla la coscienza.
Mi guardo attorno. Mentre la radio è un fiume di retorica purulenta, dei miei tre amici due fanno finta di sentire e la terza indica una cala. Ci fermiamo:
- La manifestazione non si terrà? Davvero? mi domanda il primo assai distratto e un altro, ch'è più furbo, mi "accontenta":
- Beh, d'altra parte...
Canniggione splende al sole mentre se ne vanno al mare. E' il sole caldo di questa metà di settembre quello che veramente conta. Il mare d'un azzurro profondo, lo scampolo finale di vacanza, il cielo che non piange, ecco quello che conta. Il sangue, le bombe, i carnefici, le vittime, i morti e la tragedia, tutto questo è lontano e lontano va tenuto.
In acqua due romani giocano, un milanese se la gode e l'Italia che può sciala al sole.
La libertà di stampa non si mangia, non si compra e non si vende. La data in cui potremo dirlo è stata destinata. Mentre il governo arranca, tutti sono contro tutti e un dittatore alla Charlie Chaplin ci chiama farabutti. E' stata destinata: non sarà tardi? Ci rassicurano:" non archiviamo".
Così fosse, non ci sarebbe dubbio: questo Paese non avrebbe diritto alla pietà.
- Perché non fai il bagno, è un incanto?, mi chiede l'amica premurosa, dopo aver messo insieme in un momento il milanese e i due romani.
- Non ne ho voglia, rispondo, mentre il vento radente increspa il mare di smeraldo.
Non ne ho voglia. Il "mio" tempo è archiviato.

Tags: libertà di stampa, Afghanistan


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 Doriana Goracci    - 18-09-2009
Tutti a casa o tutti fuori ? Di Kabul e del dopo strage abbiamo anche un video prima dei Tg di stasera con dichiarazioni ufficiali e reporter inviati, magari donne con un velo pietoso sul capo: corpi straziati come cose sirene voci da un megafono allampanati corpi fermi a guardare sul marciapiede e altri che invece corrono. A cosa ci serve guardare? Stiamo guardando di tutto da anni lì, in Afghanistan, dove ci hanno detto portiamo la pace e la democrazia e da anni siamo usciti da casa a cifre variabili, di sabato domenica e giorni feriali, a fare presidi e manifestazioni contro la guerra, seminari e convegni, a dare volantini davanti alle scuole e alle chiese, così tanto per boicottare il Nostro Paese, diventato il secondo nel mondo nella vendita di armi.
Eravamo poveri quando Comencini girò Tutti a casa , molto di più di adesso e rivedendo la pellicola, si ride e si piange ma poi fu il Boom, bum anche per la generazione come la mia che non aveva mai visto la guerra. Anche oggi, si piange e si ride, nel vedere l'ennesimo spettacolo della Morte e della Vita nella Propaganda Incivile. Solo ieri sera mi chiedevo perchè andare noi il 19 settembre in piazza e ci mettevo un punto interrogativo. Tutti a casa o tutti fuori ?
Non ho quasi fatto a tempo a ricevere commenti in proposito, sempre che ne fossero arrivati, ed è arrivata l'altra notizia, quella della Strage e del Ritiro dalla Piazza il 19 settembre, in onore dei morti: fare silenzio, avere rispetto, " ci stringiamo attoniti accanto ai nostri morti in Afghanistan". Non ce l'ho rispetto e silenzio, non taccio e chiedo a voi dov' è la nostra casa, non quella delle libertà altrui o dell' unità della stampa di chi la legge e la muove nei Media, chiedo se mai abbiamo il coraggio ancora di esibire le Nostre Case, quelle Circondariali, quelle dell' Identificazione e dell' Accoglienza, della Sanità e della Pubblica Istruzione, dei Ministeri e dell'Informazione, degli uffici di Collocamento, dei luoghi di Lavoro e degli Appalti tutti.
Gridano in pochi sui tetti e per le strade, sono dei Fuori Testa, gli manca sempre qualcosa... accontentiamoci delle Celebrazioni e dei Trattamenti per stare sicuri e protetti dal terrorismo.
Non mi accontento e sto fuori di testa, di porta, di casa anche con questo portatile stanco di battere gli stessi tasti, fino a consumarli, come stanno consumando noi , la nostra resistenza, di persone diventate merce democratica da esportare e dati di ascolto.
Mai fuori ? Dall'Afghanistan, dalla Guerra, con la Nostra Storia...?
Fuori rimangono i muli, gli asinelli, le capre come quelle bestie che portavano le schede elettorali per l' Afghanistan. Sono ostinati è vero i muli, resistenti sotto le vergate di un padrone ma non nascono così, naturalmente silenziosi e muti a prendersi i colpi.
Forse si saranno salvati loro, i muli, da questa strage del 17 settembre 2009, politicamente corretti. E già sarebbe tanto.
Arrivano i nostri...morti.