Forse non si sa
Francesco Di Lorenzo - 15-09-2009
Il '68.

A Menphis, nello stato del Tennessee, Martin Luter King che lottava per i diritti civili e contro la segregazione razziale viene assassinato. A Città del Messico, attraverso un ampio viale si raggiunge la Piazza delle Tre Culture, con edifici aztechi, ispano-coloniali e moderni. Sono circa seimila gli studenti che si ritrovano lì per assistere ad un comizio. Improvvisamente si vedono in cielo due bengala. Comincia l'inferno. Quei due razzi sono il segnale convenuto, soldati e poliziotti cominciano a sparare sulla folla. La carneficina dura quattro ore, forse qualcosa in più. Gli studenti sono circondati, ogni tentativo di fuga è bloccato. Sono ore di pestaggi, arresti, torture e omicidi. Poi tutto tace con quattrocento morti e più di mille feriti.
Dubcek, in Cecoslovacchia prova la via delle riforme del sistema. Viene rovesciato dall'intervento militare sovietico. La 'Primavera di Praga' ha fatto sognare  la libertà oltre la cortina di ferro. Vacillano le sicurezze ideologiche dei partiti unici.
Vietcong e nordvietnamiti sferrano l'Offensiva del Tet. Gli Americani sono in difficoltà. Monta la protesta giovanile contro la guerra.
La rivolta studentesca nel sessantotto investe Berkeley, Berlino, Nanterre, Tokyo, Londra, Milano...e tutte le altre città e cittadine di mezzo mondo. La rivolta iniziata nei campus universitari americani si trasforma in una protesta contro l'ordine sociale, la guerra, la famiglia, i valori della società borghese. Spontanea, gioiosa, libertaria e creativa, ma anche violenta, rivendicava "l'immaginazione al potere" e consacrò la nascita di una 'controcultura'.

In Italia la ricostruzione storica del clima di allora può essere quella del giornale Il Giorno, nelle cui pagine un articolo di Sergio Turone allarma: "Scuola, si apre un anno difficile". La vera e propria esplosione si ha all'inizio dell'anno scolastico..., e non era difficile da prevedere. Comunque quell'esplosione è provocata o comunque amplificata dall'ottusità di docenti, presidi e provveditori che nei mesi precedenti sembrano aver chiuso completamente gli occhi e confidano ancora nei deteriorati strumenti della sospensione disciplinare, del voto in condotta, delle interrogazioni punitive. Ai primi di ottobre, ad esempio, al Liceo Plinio Seniore di Roma il preside ispeziona le classi e sospende sia gli studenti che hanno i capelli un po' lunghi sia le studentesse che non hanno il grembiule nero, imposto dal regolamento della scuola. Contemporaneamente detta l'inno della scuola da lui composto, per farlo imparar bene a memoria: "Pur se il capo grida e burbero minaccia / ci è guida saggia e esempio di lavor./ Pur se i professori con algebra e latin / rompono i nostri verdi cuor / domani l'ombra dei ricordi / vecchio liceo a te ritornerà". Roma, ottobre 1968. Ai giornalisti attoniti il preside dichiara: "La scuola prima di tutto deve educare all'esteriorità. Poi questi ragazzi devono avere una spina dorsale dritta. Non ammetto deroghe".  (1)

Quanti passi indietro deve fare l'umanità per la rincorsa della speranza?

 
Note
 
1)
Guido Crainz - Il Paese  Mancato - Donzelli 2003, pag. 272.

Tags: sessantotto, repressione, sospensione, punizione


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