Dalle scintille della Gelmini le ceneri della scuola
Cosimo De Nitto - 05-09-2009
Leggo le anticipazioni dell'ampia intervista rilasciata dal ministro Gelmini al mensile Tuttoscuola, che la pubblicherà integralmente nel numero di settembre. Queste parole, come quasi sempre accade, hanno il pregio di stimolare in me la "scintilla" della riflessione.


"Entro sei mesi intendo definire le regole per la carriera dei docenti. Vorrei farlo con il coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni professionali. Apriamo un tavolo, sono aperta a consigli, suggerimenti, proposte, non ad una contrattazione sindacale. Se dopo sei mesi si sarà pervenuti a una soluzione condivisa bene, altrimenti il Governo andrà avanti per la propria strada prendendosi tutte le responsabilità. E' una cosa troppo importante, un passaggio fondamentale per arrivare a quella valorizzazione dei docenti che tutti vogliamo".

La ministra vuol sempre coinvolgere tutti (?) basta che non si intavoli una contrattazione sindacale verso la quale è allergica; i sindacati infatti sono inutili, fanno perdere solo del tempo, si possono accettare solo come associazioni di libero pensiero che, al massimo della loro funzione, possono esprimere un'opinione gratuita e ininfluente. Che ci sia poi un art. 39 della Carta Costituzionale che ne sancisca il valore di legittimità e che questo sia alla base dell'art. 1321 del Codice Civile, per la ministra pare significhi nulla o poco più.
Il governo dopo una spruzzatina di democraticità per salvare, più che altro, le apparenze non la sostanza, andrà avanti perché (udite, udite!) è una cosa troppo importante arrivare alla valorizzazione dei docenti. Si spera, prima o poi, che qualcuno dica alla dottoressa Gelmini che nessuna valorizzazione degli insegnanti appare credibile in un contesto di immiserimento della scuola pubblica alla quale, con i suoi tagli, vengono a mancare anche i soldi per comprare la carta igienica.
C'è poco da "valorizzare" con il numero degli alunni per classe sempre in crescita, il numero degli insegnanti sempre in diminuzione, l'aumento dei disabili e dei bambini starnieri nelle classi, la cacciata dalla scuola di forze fresche e competenti quali sono i precari, la riduzione dei servizi e dei fondi a disposizione della scuola e della didattica ecc. ecc.



"Se ci si vuole arrivare, sei mesi sono più che sufficienti, non perderò e non farò perdere questo treno alla scuola. Del resto siamo tutti d'accordo, ritengo, sul fatto che la qualità della scuola è data prima di tutto dalla qualità delle persone che la rappresentano. Ebbene dobbiamo essere tutti consapevoli che se la carriera resta quella che è, o mi lasci dire quella che non è, non avremo mai le migliori risorse sulle nostre cattedre. Dobbiamo attrarre verso l'insegnamento le risorse migliori, i cervelli più brillanti, quelli in grado di accendere la scintilla della conoscenza nei nostri studenti. Come farlo? Discutiamo di questo".

Si, ministra capostazione, la prego, non faccia perdere quel treno che sicuramente sarebbe perso tenendo dietro all'illusione di fare una legge ordinaria che regoli la materia da parte dell'inutile Commissione Aprea (sua collega di partito e di governo), dell'inutile Commissione Israel, dell'inutile Parlamento, con le sue lungaggini fatte di audizioni, discussioni, mediazioni, emendamenti, consultazioni ecc. Basta un decretino magari da approvare e convertire in legge con la fiducia e voilà, il gioco è fatto.
Se lei ministra ritiene, in base alle sue dottissime analisi, che la qualità o non qualità della scuola è data unicamente dalla "carriera" degli insegnanti mi sa tanto che ha sbagliato ministero. Doveva fare il ministro della difesa o della burocrazia.
Se lei poi voleva far sapere al mondo che abbiamo circa un milione di incompetenti e scansafatiche dietro le cattedre delle nostre scuole, mentre i migliori, i cervelli brillanti che sanno "accendere la scintilla della conoscenza" (ma chi gliel'ha messa in bocca questa espressione che sa tanto di vacuo pedagogese? Che fa, comincia a cedere al linguaggio dei pedagoghi sessantottini?) sono tutti fuori e aspettano solo il suo miracolo per entrare trionfanti nella scuola e portare la luce, questo lo sapevamo già, perché lei non si lascia mai sfuggire l'occasione per giudizi così gentili e così fondati sulla sua nota, comprovata e certificata competenza scientifica, pedagogica e didattica, nei confronti di quel circa un milione di disgraziati che quotidianamente, nonostante il suo (mal)governo della scuola, devono fare il meglio che possono, e non è poco.



"Io dico che prospettare un percorso in cui chi dà di più può raggiungere uno status e dei riconoscimenti anche economici di tutto rispetto possa rendere più appetibile una professione che è in se stessa affascinante, ma che oggi presenta troppi fattori disincentivanti per i giovani più motivati. Mi chiedo se ci può essere oggi qualche giovane brillante e ambizioso che possa essere attratto dalla prospettiva di entrare in ruolo a 40 anni per guadagnare 1.300 euro al mese. Lo chiedo ai sindacati, ci può essere? Lo dico chiaramente: l'insegnamento non può essere una professione di serie B, non può essere il ripiego nel caso non siano andate bene altre strade o per chi vuole conciliare un impiego a mezzo servizio con altri impegni. Oggi in troppi casi, non nascondiamolo, è così".

Cara ministra, ha ragione questa volta. Finalmente arriva al dunque. Entrare in ruolo a 40 anni per guadagnare 1.300 euro è veramente degradante. E lei cosa fa? Per evitare loro questo degrado caccia tutti i precari che sono sopra e, per evitare errori, anche quelli al di sotto dei 40 anni.
E poi, guardi che è inutile fare domande al sindacato su questa materia, la risposta, questa sì semplice semplice, la può dare lei e il suo governo. Basta portare gli stipendi dai 1.300 a 2.000 euro e inquadrare in ruolo i precari che hanno maturato titoli, servizio e diritti su posti vacanti. Chi glielo impedirebbe? Questo lo può fare anche con un decretino, questa volta i sindacati non si opporranno e nessuno la criticherà.
Poi, per evitare che il circa milione di insegnanti si deprima per essere considerato da lei incompetente e scansafatiche, incapace di "accendere la scintilla della conoscenza" nemmeno con un accendisigari, stanzierà risorse importanti per la formazione, la ricerca e la sperimentazione in servizio, visto che non li potra licenziare e sostituire tutti in un colpo solo.
Intanto sappia bene che le scuole, senza un soldo di budget, e i pochi insegnanti rimasti continuano a tirare avanti come somari (non da somari!) con la soma imposta dal suo governo, sempre più pesante, ingiusta ed intollerabile. Fino a quando? Sappia che anche i somari, nonostante la loro proverbiale pazienza e docilità, come le formiche, alla fine si incazzano.
Se poi ha un po' di pazienza, per sapere come una maestra fa quello che può nella situazione da lei creata con i suoi tagli, legga questa preziosa testimonianza, ed è solo uno dei tanti esempi della sua "nuova" scuola tutta cultura, qualità. Pensi come si sente valorizzata questa insegnante.
http://www.retescuole.net/contenuto?id=20090904204938
Oppure della situazione nelle scuole medie di Torino.
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/51671/
Oppure legga la situazionedelle scuole superiori e degli insegnanti di Bologna.
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Scuola-e-caos-per-lora-di-religioneChi-non-la-segue-resta-senza-prof/1710977

Ecc., ecc. tanto nelle altre città e paesi d'Italia la situazione non è diversa.

Cosimo De Nitto

Tags: gelmini, carriera insegnanti, qualità, precari, conoscenza


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