Miti e riti
Gennaro Tedesco - 07-09-2009
Quando ero a scuola, sono rimasto sempre stupito dall'amara constatazione che, a parte qualche timido tentativo nella Scuola di base, nelle Superiori di qualunque ordine e grado non si prendevano mai sul serio i grandi miti e i grandi eroi che erano la gioia e il tormento delle nuove generazioni. Non ci si rendeva conto, soprattutto dal lato dei docenti, dei presidi e dei genitori, dell'enorme potenziale evocativo, comunicativo ed educativo che tali miti ed tali eroi potevano fornire a una Didattica moderna ed avanzata. Polarizzare e galvanizzare la motivazione, l'interesse e l'attenzione di intere generazioni studentesche intorno a coinvolgenti ed appassionanti mitologie e simbologie, parti integranti e palpitanti della vita relazionale, affettiva e intellettuale dei nostri giovani ed adolescenti, sfuggiva e sfugge a gran parte della nostra classe docente e dirigente. Infatti la mancanza di tale prospettiva comunicativa ed educativa non è solo un problema scolastico ed universitario, ma anche un dramma politico ed istituzionale che, in verità, non pare attraversare solo le nostre logore e vetuste istituzioni nazionali, ma anche quelle europee ed internazionali i cui rappresentanti sono completamente lontani e alieni da ogni comprensione delle problematiche reali che costituiscono il nerbo essenziale dell'immaginario collettivo delle nuove generazioni non solo studentesche.
La nascita di appositi ministeri per la gioventù all'interno dei vari e numerosi governi europei, compreso il nostro, non ha scalfito minimamente il nocciolo della questione adolescenziale e giovanile : i problemi, le ansie e le speranze di giovani e adolescenti europei sono state ridotte a meri interventi di sostegno e sovvenzione materiale a pioggia . In questo modo, se pure si è potuto risolvere qualche situazione urgente ed aberrante, certamente non si è riusciti ad incidere su un disagio adolescenziale e giovanile, che, prima che materiale, a noi sembra esistenziale e relazionale in un senso sociale e politico che a noi sembra andare al di là se non contro, addirittura, le attuali obsolete ,mummificate e musealizzate rappresentanze istituzionali ufficiali.

Qualunque giudizio si possa e si debba dare del fatidico e mitico 1968, una cosa è certa al di là delle nostre posizioni politiche: nella Scuola, nell'Università oltre che nella società, ma soprattutto nelle prime due importanti e strategiche istituzioni formative, era sorto e si era sviluppato, anche al di là delle più ottimistiche o pessimistiche previsioni, il Mito e il Rito della Rivoluzione mondiale.
Ora raccomando ai miei dieci eventuali lettori di non pensare alla Rivoluzione come a una idea ben precisa e concreta, cosa credo che anche nei suoi più convinti assertori e sostenitori non fosse ben chiara, ma come a un'appassionante e travolgente possibilità neoromantica di forte comunitarismo e di stringente e possente comunicazione identitaria al di là e contro qualsiasi differenziazione sociale, politica, culturale ed educativa.
Se l'idea di una Rivoluzione sociale e politica mondiale fu travolta dagli eventi della dura e spigolosa Realtà, non si può negare , però, che in molti Paesi, compresa la Repubblica italiana, una qualche specie di Rivoluzione scolastica e universitaria ci fu e anche profonda nel bene e nel male. Gli studenti americani ed europei non riuscirono ad imporre l'immaginazione al potere, ma certamente riuscirono ad ottenere istituzioni formative molto meno autoritarie e distanti dalle esigenze e dai bisogni educativi degli adolescenti e dei giovani. Fu una grande vittoria di una intera generazione studentesca che trasformò effettivamente il volto della Scuola e dell'Università, scoprendo e consolidando una propria autonoma, fortissima e irripetibile identità, ritrovando se stessa e promuovendo una formidabile e straordinaria mobilità sociale.

Oggi nell'avvitamento, nella obsolescenza e fatiscenza della Scuola, dell'Università e della Società, si avverte sempre più l'esigenza pressante, urgente e inderogabile di un'altra prossima e inevitabile Rivoluzione che, se sarà, non potrà che essere diversa dalla precedente e non meno imprevedibile.
Noi, forse in modo fallace - ai posteri l'ardua sentenza - vogliamo cogliere e proporre alcuni deboli e possibili segnali della Palingenesi che verrà. Come stregoni, proveremo a suonare e ad ascoltare i tamburi della pioggia.

Fin dalla tenerissima età, non erano più le fiabe, le favole e le fole che mi mandavano a picco nel sonno del mio letto di infante e adolescente, al contrario, erano le incredibili e furibonde storie notturne del conte Dracula che, divenendo incubi notturni, mi tenevano desto per tutta la notte, attraversato da brividi e sudori freddi. Eppure tutte le volte che la televisione o il cinema proponevano le macabre e crudelissime storie del Principe della Notte ero sempre appiccicato allo schermo, preso in un inestricabile vortice di attrazione- repulsione di cui non riuscivo a spiegarmi le ragioni e le motivazioni profonde.
Le spiegazioni della psicologia si sprecano e noi, certamente, non le rincorreremo anche perché vogliamo mettere in luce altri e più importanti aspetti del draculismo e del vampirismo suo inevitabile associato. Soprattutto intendiamo esaminare gli aspetti più evocativi, narrativi e alternativi della mitologia e della simbologia draculica e vampirica. Aspetti fortemente radicati nella coscienza e nell'incoscienza dell'immaginario collettivo dei nostri giovani ed adolescenti che proprio, forse, nelle difficoltà e nel disagio del vivere scolastico quotidiano, sedimentano e maturano forme conoscitive e modelli educativi entusiasticamente protagonistici e antagonistici.
In tempi di grandi sconvolgimenti scientifici e tecnologici, le caratteristiche "biotecnologiche" della vicenda draculica non possono non contribuire all'ulteriore affermazione e consolidamento universalistico, globalizzante, del tormentato e dirompente percorso narrativo e mitopoietico del Principe dei Carpazi. Come non scorgere da parte di giovani ed adolescenti, sempre più ingabbiati e repressi da una Scuola della Didattica unilineare, standardizzata, massificata e globalizzata, nel mito di Dracula l'oppressione di un potere demoniaco che, pur di riprodursi eternamente e demoniacamente, non esita, con i neonati e satanici strumenti della biotecnologia, a succhiare il sangue degli studenti, impotenti e addormentati da una Didattica e da una Scuola che ha come scopo la sola autoriproduzione parossistica e insensata?
Difficile, molto difficile, sottrarsi a una tale percezione e considerazione. Perché nel mondo della Narrazione orale e mediatica come pure info-elettronica e informale l'Analogia e la Metafora regnano e imperversano sovrane a dispetto della cosi detta saggezza razionale e del buon senso dominante degli adulti.
La ricerca dell'eterna giovinezza e dell'immortalità, non a caso, da adolescenti e giovani invaghiti della narrativa transilvanica, è sempre più spesso associata alla ricerca spasmodica e all'ansia frustrante del potere eterno, autoproduttivo, autogenerativo e autopoietico che si richiude in se stesso , esclusivistico e aristocraticistico, che si nutre dello sfruttamento sociale politico dei più deboli e degli emarginati. Facile individuare e sollecitare una stretta relazione analogica tra docenti e allievi in una Scuola e in una Università dove i docenti producono e riproducono ciclicamente ed eternamente un proprio circuito di potere mitopoietico attento soprattutto ai propri simboli, riti e convenzioni che tagliano fuori il mondo magmatico, incandescente e ribollente di giovani e adolescenti costretti, al contrario dei loro docenti, a fare i conti con una realtà sociale ed esistenziale del tutto agli antipodi di quella dei docenti: un potere affermato e consolidato quello dei docenti, che, anzi, soprattutto a livello universitario, non solo tende a imporsi, ma anche a fagocitare i residui spazi di libertà sociale ed esistenziale di giovani ed adolescenti, votati, loro malgrado, ad una vita di difficoltà, di precariato e di cangiante effimero.

Al di là e contro le mitologie e le simbologie "nere" del draculismo, del licantropismo e del vampirismo, non solo gli studenti colgono anche nella vicenda reale di Vlad Tepes Dracul, voivoda feroce, spietato e crudele, della Romania del XV secolo i tratti reali di un potere diabolico che si ripresenta eternamente dispotico e incommensurabile, incommensurabile e incomprensibile certamente alla gente comune, al popolo, a tutti quelli che lavorano e studiano, mettendo in gioco le loro vite per tutto il resto della loro vita nel tentativo di ritagliarsi un modesto e pur necessario posto al sole.
Per quanto Vlad Tepes Dracul da certa storiografia contemporanea non solo rumena possa essere rivalutato come eroe nazionale, come fiero e invincibile Combattente della Cristianità contro il Turco invasore e contro i malvagi e neocolonialisti Ungheresi, anche il giovane e l'adolescente più sprovveduto avverte a naso, aiutato anche dal tanto disprezzato tam tam della rete Internet, nuovo potere alternativo e contestativo, che qualcosa non torna nei conti. Come è possibile far passare per eroe un personaggio così violento e macabro, così profondamente e abissalmente anti-umano, massacratore e distruttore di tanta umanità contadina ?

Cronisti e storici nel passato e nel presente hanno giustificato tanta inusitata e insensata violenza da parte del Voivoda Nero, presentandolo come un nuovo Ivan il Terribile, come il moderno Costruttore di uno Stato Nazionale che, diversamente, senza violenza monarchica e accentratrice, mai e poi mai si sarebbe potuto edificare.
Ma anche qui facilmente giovani, adolescenti e studenti storcono il naso di fronte a tale devastante incomprensibile affermazione teorica. Anche se così fosse, era proprio necessario, per costruire e venerare tale Moloch e tale Leviatano, immolare sul suo sanguinante, esecrando ed immondo altare migliaia e migliaia di vittime innocenti che, guarda caso, alla fine e all'inizio sono sempre le stesse e cioè pacifici e innocenti contadini ?
E poi la Storia non ci invita, non ci obbliga, se la Scuola e l'Università hanno davvero svolto il loro ruolo formativo, educativo e critico, a perseguire e immaginare scenari e soluzioni alternative? Non è possibile costruire uno Stato moderno con il contributo positivo dei contadini e non contro di essi? Un vero Eroe Vlad Dracul Tepes lo sarebbe stato davvero se fosse stato a fianco dei contadini invece di massacrarli e torturarli. E anche questo i nostri adolescenti, i nostri studenti capiscono al volo grazie all'Università popolare e alternativa dei circuiti mitopoietici dei cd legali e illegali e della Rete dissacrante e rivoluzionaria perché non conosce e non pratica barriere al servizio permanente effettivo dell'informazione totale e alternativa.

Vlad Tepes, o se volete, semplicemente e meglio Dracula, ha innescato e continua a innescare incredibili e fantastici confronti tra il reale, l'irreale e l'assurdo in cui la realtà storica si confonde con quella leggendaria, alimentando all'infinito un mito inutilmente svelato e sviscerato dalla storiografia contemporanea più attenta.
Le continue e debordanti contaminazioni e ibridazioni tra un Dracula-Hitler, un Dracula-Stalin o un Dracula-Ceausescu non fanno che il gioco di un Circo Barnum al Servizio della confusione mediatica.
Malgrado ciò, proprio questa continua e incalzante mitologizzazione consente agli studenti, ai giovani e agli adolescenti di percepire il labile e sottilissimo confine che separa la propaganda, la pubblicità dalla storia e come la storia, quella meno inattendibile, faccia un'enorme fatica a imporsi all'attenzione e come essa oggi, per essere studiata a scuola e all'Università, abbisogni di strumenti multimediali più che di strumenti semplicemente testuali.
Il mito di Dracula è così potente e prepotente proprio perché si fonda, si produce e si diffonde attraverso mezzi fluidi e flessibili che consentono una continua e instabile fermentazione immaginativa che evolve in continuazione, servendosi di mezzi elettronici e telematici che sfuggono a qualsiasi duratura e costante definizione. Questa inesauribile crescita ipertestuale in rete, arricchita dall'incessante produzione cinematografica, televisiva e da una editoria iper-ricettiva rispetto a questa topica transdisciplinare di massa, trova la sua sublimazione e la sua inesausta e agguerrita progressività narrativa nella indefinita ed inesauribile proliferazione affabulativa di siti e sitografie di illustri e perfetti sconosciuti che con i loro continui assemblaggi multimediali rinverdiscono costantemente e permanentemente una saga che sembra non avere fine.

Proprio l'estrema e inesauribile narratività del "testo draculico" consente agli artisti, soprattutto "agli artisti" del mondo elettronico e multimediale, ma anche agli studenti, giovani ed adolescenti, di contaminare e intersecare generi e forme testuali e ipertestuali che finiscono con l'apparire tanto più reali proprio perché gli stessi studenti, fino a che punto consapevoli, è difficile dirlo, vivono a scuola come nell'extrascuola una realtà ibridata e allo stesso tempo parcellizzata da tecnologie , che, come le campane medievali, sembrano scandire i ritmi ambigui e distorti delle loro precarie ed effimere esistenze.
Le vicende narrative del Principe della Notte non lanciano solo segnali truculenti, fantasmagorici, diabolici , mefistofelici e allucinogeni , come una critica falsamente adulta vuole cogliere per stigmatizzare un mondo malconosciuto e disprezzato perché ritenuto vacuo e infantile. Nelle feste e nei trastulli dei nostri adolescenti non ci sono solo esigenze psichedeliche: nella dialettica draculica è presente anche una
dirompente forza antitetica, contestatrice e alternativa che sottilmente e lentamente, ma poi prepotentemente incalza e spinge verso la ribellione.
Alla fine del suo percorso narrativo e della sua vicenda umana e transumana del Conte, i contadini sempre repressi e oppressi dal potere sovrumano e "biotecnolgico" del Vampiro trovano finalmente la volontà e la forza della rivolta .
Questo mondo gotico e brutale, questa infinita, bestiale e satanica manifestazione di un potere senza scopo e senza fine, se non quella dell'eterna e sanguinaria autoriproduzione biogenetica all'improvviso implode perché le sue vittime sacrificali, i tanto bistrattati e vituperati Contadini, rumeni o meno che siano, prendono coscienza di se stessi, della loro effimera e precaria condizione sociale ed esistenziale, della loro terribile forza d'urto come gruppo sociale e politico. Anche nella Romania ortodossa e bizantina, tradizionalista, addormentata e addomesticata da un potere millenario, illimitato, onnipresente e corrosivo, i fuochi di rivolta contadina preannunciano la Grande Svolta, una Rivoluzione giacobina o bolscevica ormai prossima e inevitabile.

Tali tensioni dialettiche e contrastative sono caratteristiche di gran parte della Vulgata mass-mediologica, elettronica, multimediale e paratestuale e chiunque, crediamo, volendo, sarebbe in grado di verificarlo facilmente.
Ancora facile e scontato, ma di questa quasi evidente Ovvietà si nutrono il Mito e il Rito, il confronto tra un potere draculico-diabolico che succhia il sangue degli indifesi contadini e il potere scolastico-accademico che succhia quello degli indifesi studenti che, significativamente, percepiscono il potere educativo come sottrazione di qualcosa di vitale per autorigenerarsi indefinitamente e opacamente: una didattica vista e vissuta come sottrazione e appropriazione indebita dove l'attivismo protagonistico, collaborativo e cooperativo non può e non deve sussistere perché, letteralmente, al contrario, genererebbe un processo studentesco di sottrazione del sapere e delle competenze nei confronti del potere conoscitivo ed educativo dei docenti. Non sembrino affermazioni allucinatorie le nostre perché nella Scuola e nell'Università ancora pullulano e dilagano atteggiamenti, comportamenti e non tanto recondite politiche neoconservatrici e reazionarie.
Per loro natura gli studenti, i giovani e gli adolescenti, in modo intuitivo più che razionale, tendono a scoprire e ad anticipare tendenze ideologiche che, proprio attraverso mitologie e simbologie reiterate e ritualizzate all'interno del corto circuito mitopoietico adolescenziale e giovanile, trovano la loro criptica e ambigua manifestazione. A maggior ragione la reiterazione e la ritualizzazione del draculismo e del vampirismo, del licantropismo, del gotismo e di quant'altro appartenente a tale apparentemente indecifrabile, nebbioso e nebuloso mondo ultramondano, scandiscono i tempi e i ritmi di una comunicazione giovanile certamente cifrata, ma allo stesso tempo, per sua intrinseca natura, apportatrice di linfa vitale e di fermentazioni irrefrenabili .
Come gli stregoni , dobbiamo saper leggere nella sfera di cristallo e saper interpretare i ritmi travolgenti dei tamburi lontani e notturni delle nuove generazioni che si nutrono del sangue dei vampiri come noi ci nutriamo dei sondaggi elettorali.
Sinceramente chi scrive ha la netta sensazione che il sangue dei vampiri sia più leggibile e attendibile dei sondaggi elettorali.

Come i miei venti lettori sapranno più di me, se nel frattempo sono aumentati, le Rivoluzioni non necessariamente danno segni immediati ed evidenti della loro prossima e inevitabile manifestazione, anzi, a volte, sembra che gli avvenimenti reali siano tali da escludere categoricamente una tale possibilità.
Chi scrive, al contrario, ha la netta impressione che miti e riti draculici siano proprio quelli più sintomatici ed evidenti di qualcosa di grosso che si sta profilando all'orizzonte di cui proprio gli adulti, docenti e non docenti, presidi e genitori non riescono a rendersi conto. Come i cani, le galline e le papere, scusatemi questo irriverente e zoologico confronto, gli studenti, adolescenti e giovani, sono testimoni e protagonisti inconsapevoli e irrequieti, forse loro malgrado, proprio attraverso le contraddizioni e le stimolazioni vampiriche, sulla loro pelle, della gassosa e nebulosa , lenta e magmatica sedimentazione di qualcosa di ancora indistinto che aspetta di essere testimoniato, rappresentato e vissuto.
Certo il mito di Dracula è tanto un sogno quanto un incubo, ma quando mai la narrazione della Realtà , la sua espressione si è materializzata come univoca e non ambigua ?
Il problema non è la sua eventuale materializzazione, che prima o poi, ci sarà, ma è in quale modo prepararsi, come affrontarla, come viverla.
Ancora una volta sono gli studenti che ci possono indicare la strada, ma solo indicarla, percorrendone insieme un pezzo.

In qualche versione cinematografica del mito e del rito di Dracula, abbiamo potuto osservare anche qualche interpretazione più umana e umanistica del Conte.
Abbiamo visto un Demone che rifletteva sulla sua condizione di isolamento e di costrizione all'Eternità.
La Condanna all'Eternità del Principe della Notte appare come un disperato tentativo di umanizzarlo e avvicinarlo per via simpatetica, per via compassionevole, all'uomo vero e proprio, un'operazione fallimentare di un potere che avverte la solitudine non "umana", ma politica di fronte all'incalzare pressante e urgente di nuove più sataniche e pericolose potenze: l'India e la Cina. Un Occidente "franco", americano ed europeo, che scosso e dilaniato al suo interno da irrimediabili e irreversibili dilacerazioni, ancora una volta e di più si ritrova unificato di fronte all' Assalto Asiatico attraverso un mito in parte anch'esso di origine nord-europea, "franca". Un mito il cui scopo, nelle abili e sofisticate mani degli ideologi e degli stregoni della propaganda, della pubblicità e dei media, potrebbe e dovrebbe chiamare a raccolta contro il detestato Invasore Asiatico.
Ma l'obsolescenza, la fatiscenza, l'incomunicabilità e la decadenza delle principali istituzioni formative occidentali come la Scuola e l'Università, insieme alla latente putrefazione della Società Capitalistica e Imperialistica incapace di rigenerarsi e di promuovere più avanzati ed alternativi modelli sociali, politici ed educativi, non trovano spazio e tanto meno interesse e attenzione in un mondo studentesco, adolescenziale e giovanile, malgrado tutte le sue profonde limitazioni e contraddizioni, consapevole, al contrario, che proprio il mito draculico rappresenti il vertice e il culmine di un processo di involuzione proprio di tutte quelle società giunte alla fine del loro tormentato e complesso cammino storico, giunte, in altre parole, alla loro Maturazione Capitalistica e Imperialistica, al loro Capolinea.

Ed è ancora una volta proprio il mito di Dracula nel suo evidente processo dialettico a mostrare l'unica alternativa possibile : la negazione della presente società con la sua claustrofobia e inagibile Scuola e la sua autoreferenziale e decadente Università. Negazione dialettica che trova la sua ineluttabile trasformazione e manifestazione nella necessaria ed inevitabile ribellione nei confronti dello stato presente delle cose.

La Cina è vicina, ma forse, ben più pericolosa della vicinanza alternativa dell'Aggressione Asiatica, è la carica dirompente contenuta all'interno di miti come quello draculico, proprio perchè tale forza dirompente è pericolosamente e imprevedibilmente proveniente dall'interno del mondo mitopoietico occidentale.
Non a caso, miti, simboli, riti e Narrazioni totalizzanti ed esaltanti sembrano e sono banditi dall'universo razionalistico del potere non solo culturale e formativo, ma anche del potere dominante inteso in tutte le sue cangianti e plurime forme e caleidoscopiche e molteplici manifestazioni.
Questa eclatante e antitetica divaricazione tra una società "apollinea" degli adulti, dei presidi, dei dirigenti, dei produttori e dei genitori , capace di guardare e concepire solo il versante razionalizzante e lucente, abbagliante della bellezza, della coerenza logica e della saggezza "buonistica" e l'altra società quella "dionisiaca" degli studenti, degli adolescenti e dei giovani invasati e travolti dal mitico corteo draculico di sileni, satiri e ninfe crepuscolari e vampiriche non consente e non può consentire alcuna possibilità di ricomposizione.
D'altra parte anche i grandi sistemi teorici ed accademici sembrano attraversati da tale dilacerante frattura: scienze oggettive che si rinchiudono sempre di più in se stesse nel loro mito della neutralità fredda e asettica e dall'altro scienze umane sempre meno propense a subire il giogo pesante dei tentativi reiterati a loro danno di improbabili e costrittive formalizzazioni e sempre più disponibili a soggettivare se stesse, dando spazio e futuro alla carica prorompente, ribollente e ribellistica della carnalità e della corporeità in un universo adolescenziale e giovanile molto attento e sensibile a tali inusitate e imprevedibili Sirene liberatrici.
Eppure di tutto ciò, di questo titanico confronto, se non scontro, nessuna traccia né nella Scuola né nell'Università. Il rumore assordante della Realtà palpitante e in continua e costante evoluzione e dissoluzione è schiacciato dall'altrettanto assordante silenzio delle istituzioni non solo formative. La vita e la realtà esaltante, mitologica e simbologica di studenti, adolescenti e giovani si ferma e si spegne prematuramente e tragicamente di fronte alle porte assurdamente chiuse delle Scuole e delle Università.
Il potere formativo occidentale predilige le cittadelle assediate dai Barbari. Le metafore e le analogie dell'assedio dovrebbero servire a spingere studenti, adolescenti e giovani d'Occidente a stringersi intorno all'Ultimo Ridotto del Generale Custer, ma a noi sembrano produrre l'effetto opposto. Come nell'antico e indimenticabile Impero Romano, i contadini, gli studenti di oggi, oppressi e repressi da secoli di fiscalismo e angherie, salutano con grande benevolenza il passaggio delle Orde Asiatiche.
Gli studenti di oggi , come quelli del 1968, riscoprono miti e riti dell'Oriente e si rispecchiano e si ritrovano facilmente in essi.
Dracula, sia quello mitico che quello storico, appare ai loro disincantati occhi come il prototipo del despota orientale che i contadini prima o poi debbono abbattere e trascinare nella polvere soffocante dell'oblio.
E non a caso la Romania del XV secolo come quella del XX secolo da Vlad Tepes Dracul a Codreanu, Antonescu e Ceausescu, nella loro realtà desolante e agghiacciante storia, trasfigurata, ma non tradita dal mito draculico, stanno a testimoniare un contesto intrecciato di storia e di mito che non si elidono a vicenda, ma, al contrario, si potenziano reciprocamente.
La Romania di Vlad , di Codreanu e di Ceausescu e del mito draculico non sono in contraddizione tra loro, sono la raffigurazione emblematica di un mondo di confine che si dibatte tra due altrettanto mitiche rappresentazioni: tra un Occidente ed un Oriente più immaginari che reali, più costruzioni propagandistiche che realtà storiche.
Perché un Oriente e un Occidente Europeo, discendenti della stessa Roma, non esistono se non nelle menti e negli interessi di chi nella divisione di popoli e civiltà oggi come ieri, cerca e trova un fertile terreno per salvaguardare e incrementare un proprio potere che mai come oggi sembra essere messo in discussione dall'eventuale e prossimo Risveglio di studenti, adolescenti, giovani e popoli.

I percorsi didattici suggeriti sono impliciti anche perché ci è sembrato più che opportuno sensibilizzare e stimolare, offrendo spunti piuttosto che direttive univoche.
Anche perché il testo che qui proponiamo è senz'altro soltanto una delle possibili interpretazioni del mito e della storia di Vlad Tepes Dracul. E quindi, evidentemente, rispettosi come siamo dell'intelligenza altrui e della professionalità altrui, riteniamo che proprio l'approccio ermeneutico può rivelarsi valido strumento cognitivo e critico al servizio di una giovane e dirompente didattica che nel mondo attuale sempre più globalizzato e standardizzato sembra caricarsi sempre più di responsabilità non solo formative ed educative, ma anche e soprattutto civiche e politiche.
L'attuale e massificante pervasività dei modelli formativi ed educativi a noi sembra nascondere non tanto intenti pedagogici che pure certamente esistono e sono tanti, ma soprattutto intenti omologanti e acritici come se il mondo globalizzato dovesse proporsi come unica e totalizzante aspirazione quella di un sistema educativo universale unico e insindacabile come l'economia della globalizzazione sembrerebbe indicare.
Ma i miti e i riti del mondo, a cominciare da quello draculico, ci inducono a riflettere su come comportarci e affrontare, forse, l'irriducibilità del testo e del contesto ad una unica ed univoca dimensione.
Forse proprio la Narratività, i miti, i simboli, le ambiguità poetiche e artistiche, nella loro irriducibilità e infinita interpretabilità, possono contribuire a salvarci dall'orrida e terribile prospettiva di un mondo e di un uomo a una dimensione.
Agli studenti, ai giovani e agli adolescenti l'arduo e travolgente compito e la pesante e splendida eredità !

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Tags: dracula, giovani, mito, rivoluzione, scuola, simboli, università


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