Tremonti ha tolto i soldi, ci tocca l'osteria
Cosimo De Nitto - 03-08-2009
Che la scuola italiana abbia dei problemi lo sanno tutti. Che i problemi della scuola italiana siano in modo progressivo ed esponenziale aggravati dalla rozzezza di queste destre ruspanti che ci governano è sotto gli occhi di tutti. Credo, infatti, che non ci sia paese al mondo in cui una pesantissima sottrazione di risorse, a cominciare da quelle umane, venga contrabbandata per investimento ai fini di un miglioramento qualitativo del servizio. E' come se un cuoco pretendesse di fare alta cucina buttando via parte consistende degli ingredienti a disposizione per preparare i piatti. La dimostrazione di questo teorema è impossibile se non sotto sonno ipnotico con relativa rinuncia alla ragione, oppure con la totale sostituzione della realtà ad opera di una distorta rappresentazione della stessa.
Un anno scolastico è trascorso e la cura Gelmini, lungi dal guarire gli acciacchi e la malattia della scuola, già la sta facendo entrare in uno stato comatoso, che si aggraverà negli anni a venire man mano che le sue medicine entreranno bene in circolo. Settembre è vicino.
Non bisognerà mai dimenticare che il "riformismo" della Gelmini (lasciamo stare la Riforma che è altra e nobile cosa) si sostanzia e giustifica come insieme di disposizioni che vanno ad applicare ed eseguire il dettato di una norma finanziaria che opera dei tagli pesantissimi al comparto scuola, e non solo. Tremonti ha sottratto fondi e poi ha lasciato alla Gelmini il compito di gestire, spiegare, motivare, dimostrare la necessità (?) di questi tagli, con l'assurda pretesa di far passare l'operazione come un provvedimento progressivo e migliorativo, come se nell'impoverimento ci possa mai essere qualcosa di progressivo e migliorativo. E non è nemmeno un'opera di razionalizzazione ed eliminazione di sprechi. Per essere tale i provvedimenti sarebbero dovuti essere mirati, circoscritti e circostanziati e le risorse risparmiate dovrebbero essere restituite per correggere le cose che non vanno, da un lato, e per rafforzare ed implementare quelle che vanno bene, dall'altro. Di tutto ciò, niente. Solo provvedimenti a sottrarre. Delle quattro operazioni aritmetiche il governo ha praticato solo la sottrazione, generalizzata e indiscriminata per di più.
Penoso e patetico il tentativo di fornire una giustificazione dotata di un minimo di dignità pedagogica e culturale. Di questo si tratta infatti quando si inventa la maxiballa del maestro unico per giustificare la tremontiana necessità di sopprimere 87.000 posti di insegnanti. Patetico e ridicolo l'argomento nostalgico "...ma una volta l'insegnante era unico" e ancor più quello che vorrebbe essere pedagogico "...i bambini hanno bisogno di un'unica figura di riferimento". Nella scuola elementare come nella vita le figure continueranno a essere molte, anche se a coordinare (o prevalere o comandare?) sarà solo una una. Come se il prevalere tra le figure adulte sia qualcosa che riguarda il bambino. O come se fosse possibile separare l'opera dell'educare da quella dell'istruire, per cui un solo insegnante educherà, gli altri istruiranno (antipedagogia!).
Alla confusione della normativa, alla sua discutibilità (ricorsi al TAR) e pratica impossibilità di attuarla, alla distanza siderale che c'è tra provvedimenti cosiddetti di "riforma" e pratiche, quotidiane necessità della scuola reale, a un governo sordo che non accetta interlocuzione, critiche, suggerimenti ma sbatte in faccia ad ogni occasione il "qui comando io", ad un governo che da un lato vuole "rinnovare" gli insegnanti, ma lo fa licenziando i giovani supplenti, mentre dall'altro allunga l'invecchiamento dei già vecchi docenti con la legge sulle pensioni, si aggiungono le perle della "cultura" leghista che ieri ha messo sul tavolo le classi speciali per gli immigrati, oggi, come è successo nell'odg del consiglio provinciale di Vicenza votato, per onestà di cronaca, quasi all'unanimità il 23 luglio, dice no ai presidi del sud, o, ancor più di recente (29 luglio), propone per gli aspiranti insegnanti al Nord il superamento di un quizzone in cui essono devono dimostrare la conoscenza del dialetto, usi, costumi, tradizioni della località in cui vanno ad insegnare. Insomma, se un docente non sa la data della festa del Patrono o della sagra della castagna di tal comune o come si cucina la "polenta con gli osèi" non potrà insegnare al Nord. E non potrà insegnare nemmeno Matematica, Informatica, Economia Aziendale, Chimica ecc. che, notoriamente, cambiano da un territorio all'altro, da un comune all'altro.
Questa sorta di abilitazione aggiunta (non prevista dalla legge Aprea, nè dalla Commissione Israel che evidentemente dovranno aggiornarsi al verbo casereccio e ruspante della Lega) muoverebbe, fra l'altro, dal fatto che i concorsi e le abilitazioni al Sud sono meno rigorose, (insomma sono regalate, o comprate), ma, se poniamo il candidato preside o docente dovesse sapere che cosa è o come si prepara la "sopa coada", ecco tutto rientrerebbe nell'ambito della rigorosità scientifica ed essi sarebbero abili e arruolati per svolgere la loro missione nelle terre del nord. Non si specifica il caso in cui un preside o docente si trasferisca dalla provincia di Treviso, poniamo, a quella di Asti, se dovrà di nuovo sostenere altro quizzone e dalla "sopa coada" deve saper rispondere sulla "bagna cauda". Boh!
Questo è il livello culturale della classe dirigente che ci governa/comanda.
Povera Italia! Non solo per il suo progressivo impoverimento denunciato dall'ISTAT, che registra 8 milioni 78mila persone sotto la soglia di povertà, ma anche per una scuola ed una cultura governata dalla volgarità e dall'incompetenza. Tremonti ha tolto i soldi mettendo "le mani in tasca della scuola", ci tocca l'osteria della Lega.

Cosimo De Nitto
02/08/2009


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