Riguardo alle lettere che negano la dislessia...
AID Associazione Italiana Dislessia - Direttivo Nazionale - 31-07-2009
Periodicamente ricompaiono sulla stampa e sui media lettere che affrontano il problema di disturbi specifici di apprendimento (DSA) nella scuola italiana, con toni quasi di crociata. Tali lettere sono spesso condizionate da posizioni pregiudiziali (es., non tocchiamo i bambini sottoponendoli a esami "psichiatrici" che producono etichette pericolose), posizioni basate purtroppo ancora sull'ignoranza e sul pregiudizio e talvolta anche sulla malafede. Sostanzialmente tali lettere tendono a negare la realtà della dislessia, riesumando la categoria degli "asini della classe" oppure riferendo la causa a eventuali "cattivi insegnanti". Questi "negazionisti" non si rendono conto di difendere una visione del mondo ampiamente superata dai progressi scientifici e di voler perpetuare una situazione di grave discriminazione e di sofferenza nei confronti delle persone che soffrono di dislessia.
La dislessia e gli altri DSA non sono una moda né un'invenzione degli psichiatri per invadere le scuole e non sono nemmeno la conseguenza di un cattivo insegnamento.
Siamo ben consapevoli che esistono bambini e ragazzi che "vanno male a scuola" a causa di un inadeguato insegnamento o di un loro sbagliato modo di affrontare le richieste scolastiche, ma ci sembra importantissimo tenere ben distinte queste situazioni, che nulla hanno a che fare con l'area sanitaria, dai DSA.
La dislessia e gli altri DSA sono una realtà con una base biologica ben precisa (le ricerche scientifiche al riguardo hanno prodotto risultati ormai ben consolidati); non si tratta di malattie nel senso comune del termine, ma di disfunzioni su base costituzionale o genetica che interessano alcune aree cerebrali e che producono una difficoltà ad acquisire e automatizzare l'utilizzo del codice scritto. E' un disturbo elencato dei sistemi internazionali di classificazione prodotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne definisce con chiarezza i criteri diagnostici.
La diagnosi non è arbitraria: esistono da tempo strumenti rigorosi e affidabili che permettono di stabilire con precisione se un ragazzo ha un problema scolastico riferibile ad un DSA.
Anche se è a scuola che i DSA si manifestano, la base biologica esclude che sia un problema solamente educativo o pedagogico: la diagnosi, la presa in carico e la riabilitazione sono atti sanitari e richiedono la competenza di diversi specialisti, mentre la scuola rimane la protagonista della gestione didattica del problema.
Pur con la consapevolezza che non si tratta di qualcosa che può scomparire completamente, la sanità e la scuola condividono la grandissima responsabilità della gestione del problema per favorire l'apprendimento e l'abilitazione nonostante la presenza di questo disturbo.
Se si comprende profondamente la natura del problema è evidente quali devono essere le soluzioni: identificazione precoce dei bambini a rischio mediante le attività di screening, rinforzo delle competenze a rischio mediante attività in classe, un iter diagnostico specialistico per le situazioni che non recuperano spontaneamente. Questi interventi (dato dimostrato da tutte le ricerche degli ultimi 15 anni) possono cambiare radicalmente la storia naturale di questi ragazzi.
La diagnosi permette di comprendere meglio il problema, può evitare le gravi sofferenze psicologiche e la colpevolizzazione del ragazzo, e fornisce un contesto interpretativo e di intervento finalmente adeguato. La diagnosi, lungi dall'essere fonte di etichette pericolose, è un grande momento di liberazione, anche se la sua accettazione può essere condizionata dal contesto, e qui davvero è necessario cambiare la cultura su dislessia e DSA che non devono essere considerate un handicap, anche se sono una disabilità.
Soprattutto, la diagnosi permette di affrontare positivamente il problema dell'apprendere nonostante il disturbo: in questo la scuola deve essere protagonista. Lungi dall'avere un atteggiamento di rinuncia o di delega è necessario per gli insegnanti sviluppare strategie didattiche e di aiuto che permettano di dare a questi ragazzi la possibilità di imparare e di formarsi, con tutti i mezzi possibili, compresi ovviamente gli strumenti multimediali che le nuove tecnologie ci forniscono e che possono facilitare e supplire alcune attività troppo faticose per i dislessici (ed esempio ricordare a memoria le tabelline o l'alfabeto, leggere e poi trascrivere il testo del problema), che occupano tutte le loro energie in compiti di basso livello, impedendo loro di applicarsi in attività più rilevanti (come per es. risolvere il problema) e quindi di apprendere.

Siamo ancora agli ultimi posti fra i paesi del mondo per quanto riguarda le conoscenze sui DSA e quindi non abbiamo tuttora quasi nessuna norma che tuteli i diritti dei ragazzi con DSA, producendo ancora storie di sofferenza indicibile nel percorso scolastico di ragazzi che hanno una normale intelligenza e che possono apprendere ma in maniera diversa.
Chi paventa le conseguenze negative di una eventuale regolamentazione per legge della tutela dei ragazzi con DSA, non tiene conto del fatto che il problema più grave nella nostra realtà quotidiana è ancora la mancanza di riconoscimento dei DSA e di conseguenza l'assenza di provvedimenti e di aiuti specifici nel contesto scolastico, con gravi conseguenze psicologiche e sul successo scolastico.
Nella realtà drammatica che vivono sulla propria pelle ogni giorno i ragazzi con DSA, opporsi al traguardo di avere una legge che assicuri il diritto alla identificazione precoce, alla diagnosi, ad adeguati provvedimenti educativi, in nome di una difesa autoreferenziale della scuola contro l'invadenza di psicologi e psichiatri, suona davvero come una tragico equivoco che le famiglie dei ragazzi con DSA non possono tollerare.
Siamo confortati solamente dal fatto che queste opinioni appaiono limitate a poche persone che sostanzialmente non conoscono il problema, non hanno vissuto il dramma della dislessia, mentre le richieste dei dislessici trovano sempre maggior ascolto sociale come testimoniato dalla petizione on line in favore della legge sulla dislessia, che ha raggiunto quasi 14.000 firme. La battaglia per cambiare la cultura e i pregiudizi sociali è sempre lunga e difficile, ma è una questione di civiltà che non si può più eludere.

L'Associazione Italiana Dislessia - Il Consiglio Direttivo Nazionale

Bologna, 30 luglio 2009

A.I.D. - ASSOCIAZIONE ITALIANA DISLESSIA
ASSOCIAZIONE ITALIANA DI PROMOZIONE SOCIALE PER LA RICERCA E L'INTERVENTO
SUI DISTURBI DI APPRENDIMENTO
www.dislessia.it

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 Maria Grazia Bernardi    - 06-08-2009
Come insegnante di scuola primaria condivido pienamente l'articolo in quanto quotidianamente a contatto con i DSA. Sono problematiche ancora aperte sia per quanto riguarda l'eziologia sia per il relativo trattamento. Tuttavia non possiamo far finta che il problema non esista, bensì affrontarlo in modo collegiale e in collaborazione con le asl territoriali anche attraverso corsi di formazione e aggionamento. Oramai non è piu possibile parlare di cattivi insegnanti o "alunni pelandroni", i DSA vanno affrontati con il contributo di tutti; insegnanti, asl, genitori, pedagogisti visto l'aumento esponenziale di quasti problemi.
Maria Grazia Bernardi insegnante di scuola primaria