Sindacati delusi dalla Gelmini: si era impegnata ad addolcire i tagli
Libero Tassella - 13-07-2009
Così titola la Tecnica della Scuola in un articolo, apparso sul sito internet della rivista, sulle reazioni dei sindacati ai tagli sull'organico di fatto largamente preannunciati (-5000 posti di cui oltre 535 in Campania) . Io vi domando: come si può ancora credere o si è potuto credere nelle promesse di una Ministra come la Gelmini che, dopo il suo giuramento al Capo dello Stato, ha avuto fin dal primo momento un solo e chiaro mandato dal suo Governo e in particolare dal Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, quello di tagliare personale? Di tagliare cattedre, di tagliare ore di lezione, di tagliare offerta formativa, di ridurre la presenza e il valore della scuola pubblica statale, di ridurre i costi di gestione all'osso? Una "Quintino Sella" in gonnella: bisognava e bisognerà ridurre i posti nella scuola pubblica statale ovviamente per risparmiare, per ora, 8 miliardi di euro, ma anche per aprire il mercato alla scuola pubblica non statale, un mercato forse ancora poco redditizio per il privato. In effetti noi ci troviamo al cospetto, sia pur all'interno di un diffuso processo di descolarizzazione iniziato da tempo, di un progetto di dismissione della scuola pubblica e di liberalizzazione del mercato dell'istruzione privata.
I tagli di quest'anno non sono che l'anticipo, la scuola superiore li vedrà il prossimo anno con l'entrata in vigore della riforma dei suoi ordinamenti, che altro non è, come è stato ben detto, che un taglia cattedre, una dismissione dell'istruzione secondaria in Italia. Lo stesso strombazzato rigore sarà presto ridimensionato il prossimo anno perché ha costi altissimi per un governo che concepisce la politica scolastica solo come un taglio alle spese, 7000 euro a ripetente sono tanti; e credo che la Gelmini sarà stata ben bene strigliata da Tremonti per questo, vedrete che il prossimo anno il messaggio passerà chiaro attraverso la catena gerarchica "dell'autonomia": il Ministro, i Direttori Regionali i dirigenti scolastici: rigore sì ma bocciare no o ni, per lo meno rimanere entro una certa media, economicamente compatibile.
I sindacati a fronte della determinazione ferma e decisa del governo, in questo anno terribile, volontà governativa che ha negato persino l'evidenza, il buon senso, che non ha lesinato nel ricorrere alla mistificazione dell'esistente, per giustificare i tagli, alla simulazione, alla distribuzione di cifre e dati non rispondenti alla realtà, insomma ha fatto di tutto e di più, utilizzando giornali e media, ma rischiando anche sul consenso, poco importava che la giovane ministra non abbia potuto o voluto parlare in molte occasioni o abbia disertato alcune riunioni e convegni (vedi quello della Tecnica della scuola) per timore di essere contestata; i sindacati, dicevamo, a fronte di tutto quanto sinteticamente ricordato, non hanno fatto altro che dividersi, lo sono stati e lo sono ancora su tutto, hanno iniziato percorsi politici e di interlocuzione con il governo del tutto differenziati, a volte contraddicendosi a vicenda, non hanno saputo trarre vantaggio dalla grande mobilitazione dello sciopero generale, che travalicava gli insegnanti e coinvolgeva per la prima volta anche spezzoni della società civile e ora, a fine anno, si dichiarano delusi, cosa mai avevano sperato, di cosa si erano illusi, cosa si aspettavano, che credito avevano dato alle promesse di questo ministro?
Ma vogliamo scherzare? Qui ci si illude e ci si disillude, ma come si può dare credito alla Gelmini, come hanno potuto dare credito a Brunetta ed altri nell'incontro di Palazzo Chigi nel dicembre del 2008, le ricordate le loro trionfali dichiarazioni alla stampa subito dopo quell'incontro? In quella sede prestigiosa, Il Palazzo per antonomasia, con Gianni Letta a fare da gran cerimoniere, si presero gli auguri di Buon Natale e un piatto di lenticchie (un impegno scritto, cioè niente)! Il giorno prima di uno sciopero della FLC CGIL, tutti o quasi tutti contenti di aver ottenuto quanto lo stesso ministro solo poche ore dopo smentì.
Il 15 luglio prossimo a Roma ci sarà, mi auguro, una grande manifestazione di precari, nata dai movimenti dei precari, come dalla base quest'anno sono nate le più significative forme di protesta sia sul versante politico sia su quello legale; abbiamo anche dovuto assistere per questa manifestazione ad adesioni dell'ultima ora di sindacati per mesi inerti, adesioni, ci auguriamo, non solo formali, ora c'è bisogno di dimostrare e denunciare senza più remore che la scuola è quello che è diventata e diventerà, con classi di 30/35 alunni , senza la possibilità di assumere supplenti, senza soldi per le spese di gestione e di funzionamento, con edifici fatiscenti, con la selvaggia dismissione delle risorse, con il licenziamento di migliaia di precari; ma con la necessità di altre e ben più articolate, differenziate e sofisticate forme di protesta e di lotta, crediamo che i veri e forti segnali ci saranno alla ripresa in settembre, con migliaia di disoccupati e con una forte tensione politica e sociale; se i sindacati sapranno essere all'altezza, se sapranno fare la loro parte, bene; altrimenti, se metteranno in scena lo stesso canovaccio di quest'anno, fatto di comunicati stampa, o di annunci di azioni legali, se scompostamente si divideranno, se cercheranno di dimostrare di essere ciascuno nel giusto e nel bene, o faranno a gara per prendersi i meriti, accollando agli altri i demeriti, allora saranno completamente travolti, alcuni sindacati per questo sono già sulla difensiva e temono, ad esempio, il confronto elettorale, in questo leggiamo tutta la loro paura di perdere le posizioni acquisite (rendite di posizione) sanno che non possono contare sul consenso tra la categoria e che ormai possono mantenere gli iscritti solo sui servizi che riescono al momento a garantire, con i burocrati sindacalisti da loro gestiti, ma pagati dallo Stato. Noi sì, e a ragione, siamo molto delusi.

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