Studenti protagonisti di una società più matura...
Giocondo Talamonti - 11-07-2009
E' triste dover constatare che uno dei binomi più scontati in fatto di divulgazione ed interazione, scuola e sport, non abbia mai trovato nel tempo la sua consacrazione. E non da ieri; da cento anni. Da quando, nel 1909, la legge "Daneo" stabilì l'obbligatorietà dell'educazione fisica in ogni scuola pubblica, primaria o media, maschile e femminile. Quella legge fissava in mezz'ora al giorno l'attività fisica nelle scuole primarie e in tre ore settimanali nelle medie.
A ricordarlo recentemente è stato il Presidente del CONI, Petrucci, invitando il Ministro per l'Istruzione, Gelmini, a rompere definitivamente gli indugi, superare gli ostacoli e dare avvio ad una sinergia che vede solo l'Italia attestata su posizioni che non competono ad un paese moderno.
Il legislatore del tempo aveva intuito come e dove individuare la concentrazione di praticanti, ma soprattutto aveva dato rilievo alle valenze insite nel rispetto delle regole di ogni sport nella formazione educativa dei giovani.
Le mutate esigenze sociali che si sono succedute negli anni non hanno mai giustificato l'inosservanza dei contenuti legislativi della legge "Daneo", incidendo, semmai, nella programmazione settimanale della materia, che ha visto ridotta la frequenza ad una sola ora. Immutata è rimasta la validità degli obiettivi perseguibili con un'attenta applicazione delle normative richiamate nelle leggi scolastiche.
Quello che spesso la famiglia e la società non sono in grado di offrire ai giovani di oggi, in termini di formazione sociale, prima che fisica, può fare la scuola attraverso lo sport, in quanto propositore di regole e finalizzatore di sacrifici, diretti a premiare, ma anche a saper accogliere le sconfitte.
A tutto ciò, i più giovani sembrano essere impreparati, incapaci di accettare i rigori sociali e di sottoporsi all'addestramento alla vita, specie se lento e faticoso; sono meno disponibili a subire sconfitte e più propensi ad esaltarsi nelle vittorie, dimenticando che un'equilibrata formazione comportamentale e psicologica deve saper trarre stimoli dall'una e riflessioni dall'altra.
Per cambiare questo stato di cose è necessario restituire un ruolo di dignità all'insegnamento dell'educazione fisica, sviluppare opportunità di monitoraggio dei percorsi formativi intrapresi, restituendo valenza formativa alla materia e maggior considerazione ai docenti.
Questi ultimi, in particolare, devono, a loro volta, essere formati per sviluppare o ricreare gli aspetti caratteriali e l'armonia psichica che sta alla base di un'equilibrata crescita dei ragazzi loro affidati. Le loro attenzioni non devono essere rivolte esclusivamente all'addestramento sportivo, ma devono seguire una logica di crescita psico-fisica capace di far confrontare i ragazzi con la varietà dei problemi di ogni giorno.
Se vogliamo tutti dare una svolta a questo problema secolare, il Ministero competente riscriva i percorsi, individui gli elementi, sostenga il progetto, mentre la scuola attivi tutti i canali possibili per far acquisire agli studenti gli strumenti necessari per diventare protagonisti di una società più matura.

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