Riforma e discipline scientifiche e tecnologiche
Rosario Saccà - 01-07-2009
Le indicazioni dell'Ocse (riportate in www.istruzione.it) dicono che "(...) La riduzione delle ore di insegnamento deve (...) evitare le ore relative alle discipline delle aree matematico-scientifico-tecnologiche(...)". Si tratta di un segnale di allarme che va percepito e nei confronti del quale è necessario attivarsi, se non si vuole un ulteriore peggioramento della qualità della scuola.

Purtroppo però i regolamenti approvati in prima lettura dal Governo vanno in senso opposto rispetto a tali indicazioni, e pertanto vanno corretti, essendo in essi evidente lo "storico" errore della scuola italiana, per cui la cultura scientifica e tecnologica viene considerata di serie B rispetto a quella umanistica.

Qualche esempio: negli Istituti Tecnici e Professionali, da un lato nel triennio finale si ha un taglio di oltre il 20% delle ore delle discipline scientifiche e tecnologiche di indirizzo (che stride con l'aumento delle ore di Italiano (+15%) e di altre discipline), con futuri periti con competenze molto minori degli attuali, e dall'altro, nei bienni iniziali, ancora tagli delle ore di discipline scientifiche fino al 60%: solo 2 ore di chimica nei tecnici economici e nei professionali, insufficienti per il necessario laboratorio. Se uno studente di questi Istituti volesse, ad esempio, iscriversi a Medicina, potrebbe mai sperare di superare i test di ingresso? Ulteriore assurdità quella di affidare l'insegnamento di discipline scientifiche e tecnologiche a docenti diplomati, gli ITP. Non ci si accorge che insegnamenti come le discipline chimiche, fisiche, ingegneristiche, le devono insegnare i rispettivi Laureati (e questo senza nulla togliere all'importanza della figura dell'ITP, utilissima compresenza che tale deve rimanere)?

Purtroppo i danni di tale sottovalutazione della cultura scientifica e tecnologica colpiscono pesantemente anche i futuri Licei: oltre ad un numero di ore dedicate alle discipline scientifiche sperimentali insufficiente in quanto non consente le necessarie attività laboratoriali, assistiamo ad un assurdo accorpamento della Chimica con le Scienze (naturali e biologiche) nell'insegnamento-calderone "scienze naturali" (chimica+scienze della terra e biologia). Vista anche la propedeuticità della chimica rispetto alle scienze, bisogna invece separare i due insegnamenti, con la chimica insegnata esclusivamente dal laureato in discipline chimiche, e le scienze dai laureati in scienze naturali o biologiche: le scienze naturali, infatti, vanno studiate dopo la chimica inorganica e le scienze biologiche dopo chimica organica, e la chimica la devono insegnare i chimici, non i laureati in scienze naturali o biologiche. E lo stesso dicasi per la matematica, unita alla fisica nella classe di concorso matematica e fisica: anche qui si verifica l'assurdità che i matematici, come i chimici, possono insegnare la disciplina in cui si sono laureati negli Istituti Tecnici, ma non possono farlo nei Licei...

Per quanto riguarda infine le nuove Classi di concorso, si ha un rafforzamento delle sopra evidenziate storture, con assurdi accorpamenti disciplinari che non tengono conto della valorizzazione delle risorse umane: in Italia gli attuali docenti non hanno una formazione universitaria "pluridisciplinare", ma rigorosamente monodisciplinare (ad es. un laureato in fisica ha sostenuto appena un esame universitario di chimica, un laureato in scienze in genere un paio, a fronte degli oltre 20 del laureato in chimica), una risorsa che molti Paesi non hanno. Gestirla male porterebbe ad una scuola di pessima qualità, un errore strategico che il Paese non può permettersi, se vuole avere un futuro tra i Paesi scientificamente e tecnologicamente avanzati, se si vuole che il numero di iscritti in corsi di Laurea scientifici e tecnologici raggiunga livelli percentualmente comparabili almeno a quelli di Paesi emergenti e se si vuole che i suoi cittadini abbiano gli strumenti per poter effettuare scelte consapevoli ad esempio nei campi ambientale, nell'igiene e sicurezza del lavoro, sanitario, industriale e molto altro.

Prof. Rosario Saccà
Coordinamento docenti di discipline scientifiche e tecnologiche
coo-disc-scient-tecnol.blogspot.com

discussione chiusa  condividi pdf

 Alberto    - 12-07-2009
Non si può non essere d'accordo. Va rivista in maniera definitiva la legge che "regolamenta" la conocenza, legge che sfiora il grottesco: DUE DOCENTI CON DUE REGISTRI CHE GIUDICANO LO STUDENTE PER LA STESSA MATERIA!!!!! Consigli di Classe con 14 (dico quattordici) docenti , spesso con classi composte da 16 allievi. Nel Liceo Scientifico Tecnologico, un esempio, matematica . In questo caso l'insegnante di teoria trascorre con la classe 4 ore , quello tecnico pratico solo una, allo scrutinio finale hanno lo stesso peso.

 Saverio    - 12-07-2009
Quanto esposto nell'articolo - l'insegnamento di chimica nei licei è opportuno affidarlo a laureati di chimica - mi trova d'accordo in parte. Le materie di scienze naturali vengono insegnate anche dai laureati in chimica dove le conoscenze di biologia, di scienze della terra sono assenti; io che insegno suddette materie e sono laureato in scienze naturali con indirizzo geologico mi sento, in parte, adeguato a insegnare chimica ai licei. Purtroppo assistiamo da più di un decennio ad uno scempio della cultura, dove le competenze, così enfatizzate dai diversi ministri che si sono succeduti, sono finite nel nostro paese sotto i piedi. Questo lo constato, dopo più di un ventennio di insegnamento, dove alcune riforme, vedi l'autonomia scolastica o l'incorpamento di classi di concorso, più che innalzare il livello culturale hanno alimentato l'aumento di un meschino mercanteggiare della cultura. Quando chi provvede a governarci si renderà conto che la cultura non può essere mercificata, allora queste considerazioni fatte verranno meno . Ma, ahimè, ci vorrranno, per arginare il tutto, parecchi lustri.

 salvatore    - 11-02-2010
E' anche una stortura che laureati in scienze biologiche possano insegnare scienze della terra togliendo il posto a laureati in scienze geologiche

 Benedetto Raimondi    - 16-03-2010
Sono un chimico laureato ed abilitato ad insegnare chimica. E' assurdo che per insegnarla in un liceo dovrei essere laureato in scienze biologiche o scienze naturali o in tutt'altro che in chimica!
Mi hanno fatto notare che i cardiologi studiano anche materie comuni ai dermatologi od agli oculisti, ma un cardiologo, non dico umile ma almeno realista, non si sognerebbe di escindere un neo o operare per asportare una cataratta!!!
Nella scuola italiana, invece, se l'illogicità dell'assegnazione degli insegnamenti fosse trasposta ai medici... un cardiologo potrebbe curare una congiuntivite o escindere un neo!
Ho dato lezioni provate di chimica , cui resto contrario, ad una ragazza del liceo classico Meli di Palermo.
La signorina aveva il giudizio sospeso per la chimica e cercava ESCLUSIVAMENTE un laureato in chimica, lei il cui docente NON era un chimico!
Meditiamo su questo.

 Benedetto Raimondi    - 27-03-2010
Voglio fare notare che alcuni docenti dell'Associazione Insegnanti di Scienze Naturali (A.N.I.S.N.) hanno sottoscritto un appello a favore dell'insegnamento delle discipline scientifiche, penalizzato dall'imminente riforma.
Tale appello è stato sottoscritto anche da docenti di Chimica, fin qui nulla di cui dispiacersi.
Dello stesso appello, purtroppo, è stato fatto un uso strumentale da alcuni docenti A.N.I.S.N. forse non laureati in chimica. Essi, con riferimento all'appello stesso, hanno scritto all'On. Iovine (IdV) lamentando che con l'entrata in vigore della riforma delle superiori potranno insegnare CHIMICA SOLO NEI LICEI e non più al biennio degli istituti tecnici!
I chimici che hanno sottoscritto quest'appello, sapevano che rischio correvano oppure avevano il salame davanti agli occhi? Hanno procurato ai docenti chimici, spero involontariamente, un altro vulnus!