breve di cronaca
Statuto degli studenti, questo sconosciuto
Il Nuovo.it - 22-09-2002

Spietata analisi dell'associazione Cittadinanzattiva. Ignorato l'insegnamento dell’educazione civica, strutture a norma sicurezza solo in 2 istituti e barriere archiettoniche nella maggioranza dei casi.

di Laura Candeloro

ROMA - Non è uno sguardo d'orizzonte, ma quello che gli statistici definirebbero come "esempio rappresentativo". Cittadinanzattiva con una indagine in 8 scuole del Lazio, per un campione di 7mila studenti, boccia gli istituti e i loro rappresenanti in termini di rispetto delle norme. Da quelle che regolano la vita a quelle che dovrebbero salvarla. Lo Statuto degli studenti non viene consegnato ai neoiscritti in 6 scuole su 8 degli istituti superiori. Inoltre è ignorato l'insegnamento dell’educazione civica, e sono presenti barriere archiettoniche nella maggioranza dei casi,

Statuto degli studenti. Un solo istituto lo consegna su richiesta degli studenti, mentre solo 2 su 8 lo presentano e ne discutono in assemblea. Si tratta di un documento fondamentale per la disciplina della vita della comunità scolastica, introdotto nel ‘98 (dpr 24/6/98), con tutti i precetti che regolano diritti e doveri della popolazione studentesca. "Ancora una volta - afferma Teresa Petrangolini, segretario generale dell’associazione di volontariato - sono i cittadini-studenti a supplire all’assenza di informazioni da parte dello stato. Chiediamo al ministro di applicare le norme dello Statuto nelle scuole italiane e di cominciare a tutelare i diritti degli studenti già sanciti piuttosto che annunciare riforme che restano sulla carta". La Carta dei servizi invece, quella che regola la qualità dei servizi offerti dalla scuola nell’era dell’autonomia e i criteri di valutazione, è del tutto assente nella metà degli istituti presi in esame. In 4 scuole su 8 gli studenti non sono messi in condizione di valutare i servizi offerti. Le restanti scuole che l’hanno adottata invece non coinvolgono gli studenti nella stesura dei criteri di valutazione.

In 3 scuole su 8 infine, il regolamento d’istituto (presente in tutte le scuole) e le Carte dei servizi sono adottati e modificati senza la consultazione degli studenti. Per quanto riguarda la garanzia di pari opportunità d’accesso all’istruzione, tutte le scuole monitorate forniscono strumenti e sussidi didattici per gli studenti indigenti. Però quattro scuole su 8 non assumono iniziative contro la dispersione, non permettono agli studenti di conoscere l’ammontare dei fondi destinati alle loro attività, e per lo più (6 scuole su 8) non prevedono forme di collegamento con le comunità di immigrati extracomunitari. Non va meglio sul piano della partecipazione attiva dei ragazzi nella programmazione, considerato che in maggioranza (5 scuole su 8) non vengono coinvolti.

Solo 2 invece le scuole che non fanno partecipi gli studenti sul piano organizzativo ed in cui i docenti non discutono del materiale didattico in classe. Nel compenso i ragazzi sono quasi tutti informati sui criteri di valutazione adottati per il loro rendimento (eccetto che in un istituto). Anche il Pof, piano dell’offerta formativa, con la presentazione delle attività formative ed extracurriculari, è presente in 7 delle scuole monitorate, ma sembra essere affare esclusivo del collegio docenti, poiché in 3 scuole gli studenti vengono esclusi dalla sua stesura. L’inchiesta fa il punto anche sulla partecipazione studentesca. Il diritto di assemblea è regolarmente riconosciuto e rispettato. Grandi assenti invece le associazioni studentesche, in ben 5 scuole su 8. In tre istituti non sono nemmeno previste procedure formali di riconoscimento di associazioni. Se contro il paventato ed imminente attacco americano all’Iraq gli studenti hanno già preannunciato un autunno caldo, lo scorso anno tre delle 8 scuole analizzate sono state "okkupate" per protesta contro la riforma Moratti, la guerra, ma anche più semplicemente contro il preside ed i suoi metodi.

Maggiori le autogestioni. Svolte in 6 delle 8 scuole per i medesimi motivi. Preoccupante l’estrema rigidità disciplinare visto che in 4 casi su 8 la sanzione disciplinare incide sul profitto, contrariamente a quanto normalmente sancito dallo statuto studentesco. In una sola scuola le responsabilità del singolo (anonimo) sono addebitate alla collettività. In tre scuole su 8 l’organo di garanzia, deputato a decidere i ricorsi avverso le sanzioni disciplinari è del tutto assente mentre nella metà degli istituti si sono svolti ricorsi contro le sanzioni disciplinari erogate. E solo in 2 scuole si è fatto ricorso contro le violazioni dello Statuto. Scoraggianti anche i dati sulle norme di sicurezza nell’edificio: solo due scuole su 8 sono a norma di legge, mentre la maggioranza è off limits ai disabili per la presenza di barriere architettoniche. Appena la metà delle scuole interpellate offre una piena informazione su piani e strumenti di intervento in caso di emergenza .

In casi di necessità, ben 3 scuole su 8 non offrono servizi di assistenza alla salute, mentre nelle altre si può contare solo sulla cassetta di pronto soccorso. Più presente invece il servizio di assistenza psicologica nella quasi totalità delle scuole anche se si tratta normalmente di insegnanti o di esperti delle Asl, ma rimane "passivo", attivandosi solo in caso di richieste specifiche da parte degli studenti. Prevenzione ed informazione sui temi della salute sono presenti solo nella metà degli istituti che ospitano apposite campagne educative. E l’educazione civica? Misconosciuta nella metà delle scuole ove di norma non si svolgono lezioni di educazione civica, che non è neppure prevista nel programma annuale. Anche i testi specifici sono adottati in due soli istituti e nessuna delle 8 scuole organizza corsi di educazione alla cittadinanza o ha previsto progetti analoghi all’interno del POF.

discussione chiusa  condividi pdf