Gelmini, la scuola e il signorino
Giuseppe Aragno - 20-06-2009
Parla e sparla, avvocato Gelmini, ma lo sa bene e glielo dico chiaro: non va al cuore dei problemi e meglio sarebbe misurare interventi e parole.
L'istruzione del merito, come ha voluto definire questo giugno da Erode di cui, stia certa, renderà conto alla storia, ha un merito solo e in questo lei non c'entra davvero nulla: ha mostrato a chi vuole capire quanto vale un'orchestra se il maestro è scadente. Vale poco, avvocato, e mi fa male dirlo. Se agli strumenti ci fossero stati solo professionisti preparati e seri, questo concerto lei non l'avrebbe messo in scena: non si sarebbero prestati a far da mano per lo schiaffo che lei ha inteso dare alla didattica e alla psicopedagogia.

Colpa nostra, avvocato. Colpa di quella nebulosa che continuiamo a chiamare "docente" e che, in tanta parte del suo pulviscolo, non vedeva l'ora di sentirsi le spalle coperte da un'ondata di revanscismo becero e sguaiato per "tornare all'antico".

L'istruzione del merito, avvocato Gelmini, nasce da una scuola messa in grado di formare. E' fatta di qualità universitaria, di un'accurata selezione del personale, di docenti aggiornati, di ragionevoli svecchiamenti e di una retribuzione adeguata alla funzione sociale. L'istruzione del merito è figlia di un intimo rapporto tra una politica che conosce e ascolta la gente e una società che si fonda su principi di eguaglianza, solidarietà e giustizia sociale.
L'istruzione del merito, meriterebbe finanziamenti che lei taglia, laboratori che lei nega, il riconoscimento sociale che Brunetta fucila in piazza con la sua tragicomica dottrina del fannullonismo e un istituto familiare che non fosse soffocato dai bisogni e dalla precarietà.

La sua scuola del merito, avvocato, avrebbe bisogno di riaprire il circuito virtuoso che legava studenti e docenti in quella scuola statale che non a caso lei tende a smantellare: la consapevolezza rivoluzionaria che da secoli "la famiglia secolarmente analfabeta di Adolfo mantiene agli studi la famiglia secolarmente universitaria del signorino".
Le piaccia o meno, avvocato, il punto rimane questo e la sua istruzione del merito ha il solo scopo di ricondurre Adolfo al "suo posto" e imporgli di accettare la sua condizione di inferiorità. Lei, avvocato Gelmini, non s'interessa di scuola. Tutto quello che vuole è che Adolfo torni a pagare per il "signorino".

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 Stefania Fabris    - 20-06-2009
Come sempre Aragno sintetizza in modo estremamente efficace la situazione. Concordo pienamente sul fatto che purtroppo l'orchestra dei "docenti" si è dimostrata nel suo insieme del tutto priva di professionalità e la direttrice dell'orchestra, giocando d'azzardo e facendo leva sulla "cultura pedagogica" costruita ad arte in meno di un anno da parte dei media (avete visto la ricca bibliografia di Mario Giordano per "5 in condotta" in cui gli articoli del Giornale, ma anche del Corriere e di Repubblica dal 2008 fanno testo? Roba da pazzi), ha finito per trovare ampie conferme alle sue aberranti scelte politiche. E' veramente amara tale constatazione, ma purtroppo è. Non c'è stata vera unione nella scuola perchè ormai persi i solidi riferimenti culturali comuni non resta che prenderne atto e francamente prendere personalmente le distanze. Tutti pronti con il curriculum in mano per l'Aprea? E' quello che ci aspetta ed è quello che ci meritiamo come categoria, ma a pagare davvero non saremo poi moltissimi. Fino a quando dovremo vendere l'anima e continuare a tacere sullo scempio dell'università, sulla vergognosa eliminazione dei concorsi pubblici per le abilitazioni e per il ruolo? Probabilmente fino a che gli ultimi ex sessantottini saldamente in sella al potere non avranno esaurito la loro meravigliosa parabola vitale raccontando al mondo quanto è stato cattivo il '68 invece di dire quanto pessimi sono stati loro e le loro scelte! Non c'è speranza, io ci lascio la pelle prima.

 oliver    - 25-06-2009
La categoria è poco politicizzata e non reagisce................................!!!!!!!