La scuola della Gelmini: che spettacolo ragazzi!
Susanna Ripanti - 30-05-2009
E' come se d'improvviso il lavoro svolto da migliaia di insegnanti in anni ed anni di dura sperimentazione non contasse più nulla, come se tali sperimentazioni fossero azzerate senza ragione, senza alcuna considerazione di tanto impegno e di tanta energia profusa per migliorare e innovare curricoli scolastici, fermi da tempo, per aggiornarli alle nuove esigenze che via via si stavano ponendo come irrinunciabili agli studenti delle nuove generazioni. Così infatti, sono sorte tante iniziative di sperimentazione che dagli anni Settanta in poi hanno consentito a migliaia di studenti di prepararsi in modo più vicino alle richieste di una società in movimento e in espansione sia dal lato economico sia dal lato sociale e dei comportamenti: licei linguistici, inesistenti nell'ordinamento tradizionale, licei tecnologici per conciliare una formazione classica con una formazione tecnica moderna, istituti tecnici specializzati e avviati ad un confronto aperto e sensibile verso le nuove richieste occupazionali, dotati di laboratori adeguati alle nuove modalità di lavoro nelle industrie e nei servizi. Tanto per fare qualche esempio.
Eppure!
Eppure sembra che di tutto questa mole di esperienze raccolte e accuratamente modificate e migliorate nel corso del tempo, non rimanga traccia nelle intenzioni del governo attuale che a colpi di Decreti legge scompone quel delicato sistema formativo sorto appunto nelle diverse realtà del paese, diverse perché diversamente legate a richieste specifiche dei vari territori a cui insegnanti e dirigenti hanno guardato sempre con attenzione, con il desiderio di favorire la crescita dei propri utenti, almeno così oggi vengono chiamati i nostri giovani studenti.
Il territorio. Parola nuova e importante che compare oramai sempre più spesso nel vocabolario di politici di destra e sinistra, parola che però, a quanto pare, stenta ad essere declinata adeguatamente nel settore delle formazione a cui, in realtà, sembra venga oggi richiesto un solo prioritario requisito: quello di fare economie, di ridurre le spese, di comprimere le opportunità, di tagliare le ore, di ridurre il personale, di stipare i ragazzi in classi, in ambienti costruiti per accogliere non più di 20- 25 studenti e che oggi invece, in base alle nuove direttive governative, dovrebbero ospitare un numero ben superiore alle possibilità di spazio e di sicurezza per le quali erano state previste.
Eppure.
Eppure è questo che oggi viene imposto oggi a noi addetti all'istruzione e alla formazione: attenersi a rigidi calcoli matematici, economici, secondo parametri esclusivamente di bilancio che nulla hanno a che fare con percorsi di istruzione, di formazione, di preparazione al mondo del lavoro, giusto per ridurre il campo al settore economico che è quello che sembra preoccupare di più la programmazione, ma soprattutto, l'opinione dei nostri Ministri.
Il bilancio. La quadratura, o squadratura dei conti, il livellamento verso il basso delle possibilità produttive della scuola pubblica, ritagliando con la squadra tutto ciò che fuoriesce da un budget deciso con le cesoie, metodo assolutamente inadeguato a modellare il complesso sistema del funzionamento dell'istituzione scolastica. Sì, perché, e questo pochi sembrano saperlo, le scuole sono istituzioni assai complesse e delicate da vari punti di vista, da quello del personale docente, a quello dell'edilizia scolastica, a quello della sicurezza degli studenti, a quello della predisposizione di curricola scolastici di qualità, efficaci e capaci di mettere i nostri giovani nella condizioni, non dico migliori, ma almeno sufficienti per affrontare la dura competizione che si profila oramai a livelli non tanto nazionali, non tanto europei, ma invece di ben più larga portata, di livello internazionale.
Eppure.
Eppure in questo contesto si disegnano percorsi formativi ex- novo, spazzando con nonchalance ciò che di costruttivo è stato avviato in tanti anni di serio e solerte lavoro da parte di molti, se non certamente di tutti, di quanti, docenti e dirigenti, hanno creduto di svolgere non solo e non tanto un lavoro da meri dipendenti statali, ma da responsabili operatori, ancora per un usare un termine alla moda, della formazione e dell'istruzione.
Non ci si è neanche preoccupati di vagliare ed esaminare le varie esperienze maturate sul campo da tante istituzioni scolastiche che si sono seriamente impegnate in questo senso con grande generosità, senza contare l'impegno personale speso dai docenti ben al di là e al di sopra della remunerazione mensile, forti della convinzione di stare agendo non solo per completare l'orario di lavoro, ma convinti di stare svolgendo anche un servizio utile, se non altro, alla crescita delle proprie generazioni.
Eppure.
Eppure neanche un occhio di attenzione, non dico di riguardo, perchè sarebbe parso quasi fare dei favoritismi, ma neanche un occhio di riguardo e di curiosità per sfruttare quanto meno delle esperienze realizzate con attenta valutazione dei risultati via via registrati, di esperienze che hanno cercato quanto meno di avere un senso sia nel campo dell'istruzione che dell'educazione dei giovani, secondo una tradizione di 'sensate esperienze ' che, se non altro, una certa eredità di casa nostra ci aveva indotto a provare e a saggiare con meticolosa attenzione.
Macché.
Macché sensate esperienze. Cose di un'altra epoca, e dire che si trattava del Seicento, mica di un'epoca di cantanti e di ballerini, di un'età difficile e ostacolata da tanti vincoli di ogni genere, ma di cui ci restava l'eredità preziosa dell'amore per la sperimentazione sensata.
Eppure.
Eppure si preferisce dare un colpo di spugna ad una prassi consolidata nel tempo, e senz'altro anche costosa, sia in termini economici e che in termini di fatica e di studio. Che farsene delle esperienze? Che farsene degli studi già condotti sul tema dei bienni unici già sperimentati e testati da migliaia di studenti ed insegnanti e dirigenti?
Che farsene dei materiali di qualità prodotti e accuratamente raccolti e meditati e pensati? Forse che sull'esperienza si formano la conoscenza e l'apprendimento umano?

Dunque. Dunque si spazza via e si azzera tutto quanto con l'invenzione di percorsi scolastici segnati solo dalla durata e dall'economicità: percorsi scolastici inventati di sana pianta, ci si conceda la bassezza del registro perché tale è l'azione svolta, introducendo una fantomatica scuola elementare di 24 ore assegnata ad un maestro il cui orario previsto è di 22 ore! Un percorso di 27 o di 30 o di 36 o di 30 o di 40, numeri ,ore, dati così alla rinfusa calcolando solo i costi, senza alcuna avvedutezza ragionieristica dato che ai costi, si sa, devono rapportarsi dei risultati che siano all'altezza della spesa prevista. E quale sarebbe allora l'esito delle 24 ore previste alle elementari che pochissime famiglie peraltro hanno scelto in tutta Italia,?
Senza parlare appunto di quel meticoloso quanto vuoto tourbillon di informazioni che ruotano e si negano di continuo attorno alla Riforma della scuola media superiore la cui Riforma appunto viene data per certa a partire dal 2010-2011 ma di cui nessuno ha visto il disegno chiaro e definito. Appunto perché il disegno chiaro e definito non c'è, perchè le Istituzioni scolastiche non sono cose da avventurieri ma, come si diceva, sistemi molto complessi, non vorrei dire estremamente complessi, ma certamente più articolati e delicati di una comune azienda manifatturiera!
Difatti non si producono manufatti nelle scuola, ma si producono esperienze formative per i nostri giovani, per i nostri figli e nipoti per i quali, crediamo si voglia il meglio, neanche qualcosa di passabile, né di mediocre, ma il meglio che un adulto possa riservare ai propri ragazzi.
Il meglio delle conoscenze e delle esperienze accumulate e saggiate nel corso del tempo.
Ma, con tutta evidenza, la forza dell'esempio non ha grande spazio nelle politiche attuali degli attuali ministri. Né sembra che la memoria delle 'sensate esperienze ' desti un qualche moto di orgoglio, se non altro come tesoro di un grande tempo che fu.
Largo allora alle ' insensate inesperienze', quelle, sì, abbondanti nelle elaborazioni affettate ed affrettate di quanti si atteggiano, sugli schermi televisivi e nei talk show alla moda, da inflessibili ammodernatori dei tempi presenti. Cosicché all'inesperienza, si unisce l'incompetenza, alla quale si unisce l'arroganza di un' insensata politica, aperta, con sicura sfrontatezza, alla sfaldamento, al disorientamento, al depauperamento, allo sbriciolamento di quanto di valido si è costruito nel corso del tempo.
Ma questo nostro attuale è tutto un altro tempo. Il tempo breve dell'improvvisazione.
Che sia un nuovo modello del teatro dell'arte in cui maschere di ministri si avvicendano sul palcoscenico degli studi televisivi per fare il loro spettacolo, per recitare la parte, improvvisata, dell'inesperto di turno?
Largo dunque alle maschere. Lo show è appena cominciato. E studenti, insegnanti, dirigenti e genitori ne sono gli inermi spettatori.
Non è detto però che l'inerzia abbia la meglio! Dopo il teatro dell'arte si può sperare in un tempo d'oro, il più vicino possibile, anzi vicinissimo, in cui a recitare saranno degli artisti a tutto tondo ed i testi non saranno solo semplici canovacci imbastiti alla belle e meglio da uno scribacchino di turno ma, chissà, da alcuni coraggiosi, inediti grandi drammaturghi della scuola.
Che bello spettacolo sarà (sarebbe!)
Ma non c'è tempo da perdere!!

Marzo 2009

Tags: scuola, riforma, progetti, tagli, bilanci


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