Il crocifisso nelle aule
Gianni Mereghetti - 22-09-2002
La polemica scatenata in questi giorni sulla questione dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche mi pare viziata dal solito pregiudizio ideologico.
Sarebbe utile una buona volta stare ai fatti!

E i fatti sono:

- che il Consiglio di Stato ha preso in esame le norme dei regi decreti del 1924 e del 1928 sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e ha concluso che esse non sono state abrogate dall'accordo che ha modificato il Concordato lateranense.

- che quindi l'esposizione del crocifisso nelle scuole è tuttora prevista dalla normativa vigente

- che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non contrasta con i principi costituzionali che assicurano pari libertà a tutte le confessioni religiose

E’ in forza di questi fatti che il ministro Moratti da una parte ha espresso la convinzione “che le considerazioni del Consiglio di Stato siano del tutto condivisibili e che sia, quindi, doveroso assicurare che il crocifisso venga esposto nelle aule scolastiche” e dall’altra ha informato che sono in via di definizione le iniziative per disciplinare in maniera chiara e certa l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Quello del crocifisso nelle aule è quindi un problema che riguarda la garanzia dei diritti. A meno che si ritenga anche il Consiglio di Stato coinvolto nel conflitto di interessi!

Mi risulta comunque difficile credere che vi sia qualcuno incapace di capire il senso dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche: solo il pregiudizio ideologico porta a non comprendere che il crocifisso esposto in un’aula scolastica è il segno di una cultura che caratterizza la nostra storia, e non indica l’adesione alla proposta cristiana, né mai lo potrebbe, in quanto essa è libera.

Inoltre se si vuole togliere il crocifisso dalle aule, perché condiziona la libertà di coscienza, perché non si dovrebbero anche strappare dai libri di testo tutte le immagini cristiane, buttar via la Divina Commedia e i Promessi Sposi, radere al suolo Cattedrali e Abbazie, spostare nelle cantine dei musei le opere di matrice cristiana? Chi ragiona così dovrebbe però chiedersi che cosa rimarrebbe della nostra cultura, della nostra storia!

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Alberto Brancatelli    - 22-09-2002
Egr. Mereghetti,
ma cosa c'entrano le illustrazioni sulla Divina Commedia con l'esposizione del crocefisso nelle aule? Qual è il passaggio logico che la induce a fare un parallelo fra la non esposizione del crocefisso e lo strappare le pagine dei libri dove appaiono immagini sacre? La sua idea mi appare veramente inquietante!
Questo suo parallelo mi fa pensare all'altro, molto dibattuto qualche tempo fa, e cioè se l'ora di religione debba essere dedicata all'insegnamento della religione cattolica (una specie di catechismo aggiuntivo) o se invece tali ore debbano essere più proficuamente utilizzate per fornire cultura, nel senso più ampio del termine, cioè la storia delle religioni, il loro influsso sui popoli e sui rapporti fra i popoli, etc. etc.
Il suo mi sembra un sofismo bello e buono!

 Giovanni Fioravanti    - 30-09-2002
Credo che Gianni Mereghetti dovrebbe innanzitutto chiarire a se stesso le contraddizioni in cui incorre nella sua enfasi argomentativa.
Vale a dire, il crocifisso è simbolo di una "confessione religiosa" o di una "cultura che caratterizza la nostra storia"?
Nel primo caso ritengo di fare presente a Mereghetti che la nostra scuola "laica", in uno Stato "laico" ospita giovani di ogni confessione e anche atei e che l'avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento confessionale cattolico deve avvenire "senza discriminazioni" (Concordato del 1984) sia per gli uni che per gli altri....Ergo, ciascuno tragga le conseguenze senza farsi accecare dall'ideologia o dalla fede!
Secondo, la cultura che caratterizza la nostra storia non è quella cristiana, ma bensì quella giudaico-cristiana, non priva di altri importanti apporti; non dimentichiamo quanto abbiamo apreso dalla cultura arabo-mussulmana nel campo dell'astronomia, dell'idraulica, della medicina e della matematica.
Spero che Mereghetti converrà con me che è l'integralismo confessionale ad accecare Lui e la Moratti, mentre la lucidità laica permette a tanti di continuare a vedere lontano.

GIovanni Fioravanti - Ferrara

 Daniele Spinelli - Sondrio    - 30-09-2002
Più che un commento all'articolo di Mereghetti che condivido quasi in toto, vorrei esprimere un breve pensiero ai due commentatori che mi hanno preceduto. Noto con dispiacere che qualcuno continua a sentirsi più laico se i crocefissi non vengono appesi e se nell'ora di religione si cerca di non parlare troppo di quella cristiana. La storia va avanti e l'idea di laicità, per fortuna solo a volte, è ferma alla massoneria ottocentesca.

 Fabio Raimondi    - 30-09-2002
Stato laico dovrebbe significare stato non confessionale, non ossequiente nelle sue istituzioni ad una qualunque religione, mantenendo una libera Chiesa in un libero Stato, con pari dignità ciascuno perseguendo le sue finalità nel proprio ambito.
Non significa rinuncia forzata alla propria identità, alla propria storia, ai propri simboli. Il nostro Paese, diciamo pure l'Italia, è intrisa, nel bene e nel male di cristianesimo; cristiana (e romana) è la sua storia, lo sono i principi delle sue leggi, la sua arte, tutta, dalla musica alla pittura, dall'architettura alla scultura alla letteratura. Volenti o nolenti, la vita stessa del Paese. Bisognerebbe pensarci, con un po' di onesta analisi senza preconcetti.
Chi viene da fuori sia certo il benvenuto, ma deve adeguarsi lui alla nostra cultura e alle nostre tradizioni, quantomeno le deve rispettare senza pretendere che noi cambiamo il nostro modo di essere e le nostre radici che non hanno offeso mai nessuno.
La stessa cosa deve valere per i nuovi atei, spesso sedicenti libertari, che io rispetto ma da cui si può e si deve pretendere più rispetto che arroganza.
Non tutti forse sanno che oltre al "fastidioso" Crocifisso in Italia, si sta pensando, in certe alte sedi internazionali, di abolire la Croce Rossa, diciamo meglio il suo antico simbolo: la Croce Rossa è tale in riferimento alla bandiera della Svizzera, che a sua volta ha la sventura di avere la croce bianca in campo rosso sulla sua bandiera nazionale. Mi sa che gli Svizzeri dovranno forse pensare a cambiare la loro bandiera.
Taluni rappresentanti piuttosto fondamentalisti delle altre due religioni monoteiste vedono troppo Cristianesimo nelle insegne di chi da secoli si dedica al soccorso, sono seccati del simbolo della Croce, perchè non ambulanze colla Mezzaluna Verde o con la Stella di Davide? Non fa una grinza, è Innegabile, hanno ragione, ma che squallore!
E in effetti si sta pensando di abolire croci stelle e mezzelune, ferrivecchi, per sostituirle con un ecumenico, laico, elegante anonimo ma squallido rombo!
Esiste davvero ancora il buon senso e la vera tolleranza?

 emilio florio    - 30-09-2002
caro gianni, come fai a non vedere che le norme a cui ti riferisci sono state emanate dallo stato fascista (che tu rifiuti in quanto stato etico, no?)
come fai a non cogliere la differenza tra lo studio della letteratura (che presupone un approccio critico e non prescrittivo, sei d'accordo,no?) e l'imposizione di un simbolo ecclesiastico nel luogo fisico in cui tutti sono chiamati a apprendere la democrazia e il pluralismo? (si tratta dela distinzione tra stato e chiesa a cui si riferiva anche Dante (tu sei d'accordo,no?)
ciao

 Franco Castronovo    - 30-09-2002
io sono buddista, i miei alunni non voglio martoriarli...
come la mettiamo?
Franco Castronovo

 Iacopo Balocco    - 30-09-2002
Croce e Letizia, diceva qualcuno. Il problema e' che chi si dovrebbe chiamare fuori da questa discussione sono proprio i cattolici. Non si rendono conto di essere diventati, sia per il centrosinistra che per il centrodestra, il parco buoi dei voti. Ma come si fa ad accettare un tale abbrutimento di Gesu' in croce. Cosi' facendo perde definitivamente qualsiasi attributo sacro per diventare un semplice strumento, nelle mani di chi lo agita meglio perche' e' piu' cattolico dell'altro. Mi ricorda un discorso alla Camera sulla famiglia tradizionale, pieno di retorica, tristemente naufragato quando dall'opposizione e' stato chiesto a tutti i presenti quanti fossero quelli con una famiglia tradizionale. Neanche il Presidente del Consiglio pote' alzare la mano. Forse sarebbe meglio lasciar perdere perche' stiamo annaspando nel ridicolo.

 Stefano Cereser, Seveso.    - 30-09-2002
trovo molto originale il ragionamento offerto dal sig. Mereghetti, ma quando si tratta di opinioni, anche se espresse attraverso poco condivisibili giri di parole, non posso far altro che prendere atto di una diversa, e a volte, profonda lontananza con il mio interlocutore.
Quando però a supporto di un proprio ragionamento si citano fonti di supporto - è il caso del parere del Consiglio di Stato a cui fa riferimento il sig. Mereghetti - allora occorre essere precisi e circostanziati.
Il Comitato Scuola e Costituzione afferma, citando date e numeri di sentenze, che la Corte Costituzionale ha respinto le motivazioni apportate dal Consiglio di Stato.
Quindi se vogliamo esprimere un parere, lo si faccia, ma non si mischi il diavolo con l'acqua santa.
Cordialmente.

 Luciano Albanese    - 30-09-2002
In uno Stato laico e guerrafondaio dove i segni del Cristianesimo sono proibiti nelle aule, il Presidente giura sulla Bibbia e prega perchè Dio salvi l'America, specie dopo l'11 settembre 2001. Tutti corrono a intascare banconote dove è scritto "In God we trust".
Nessuno suggerisce di eliminare queste usanze o di togliere quella scritta sulle banconote. Avere in tasca dei dollari è meno imbarazzante del crocifisso in classe. O meglio, avere in tasca dollari è più laico che avere il crocifisso in classe.
Credo, però, che i non cristiani negli USA non usino dollari, anche se lì e altrove, preferiscono bruciare la bandiera e non i dollari.


 Fortis Pietro    - 30-09-2002
Ritengo che a nessuno sia mai passato per la testa di togliere i crocefissi che erano appesi ai muri (questo è almeno quanto è avvenuto nella mia Scuola la media di Omegna (VB); trovo scandaloso che con lo sfascio della scuola pubblica proposto da questa ministra ci si occupi di questo NON PROBLEMA.
Allora perché non chiedere che venga attuata la norma che prevede che a fianco del crocefisso sia affissa anche la fotrografia del capo dello Stato?

 Laura Carnevale    - 01-10-2002
I Promessi sposi e La Divina Commedia non vengono studiati per il fatto che sono espressione di una cultura cristiana ma perchè sono espressioni dell'arte;che poi quest'arte rifletta una cultura cristiana, è un altro paio di maniche.
L'esposizione del crocifisso, invece, è una testimonianza di appartenenza religiosa che può non essere patrimonio di tutti; è una questione di rispetto per quelle persone ( anche poche) che non si rifanno alle radici cristiane (o se ne sono allontanate per scelta) se si evita di esporlo in luoghi frequentati dal pubblico.Riguardo alla norma che sancisce l'esposizione del crocifisso, credo che nessuna forza politica oserebbe abrogarla, per il motivo che ciò scatenerebbe gli istinti più bassi di intolleranza da parte delle due posizioni contrapposte che si verrebbero a creare.
Laura G. Carnevale, docente di Fisica in una scuola pubblica

 Daniela N.    - 01-10-2002
L'ultimo commentatore non vede il passaggio logico tra Divina commedia e crocifisso: io lo vedo in questo, che fino a che il cristianesimo se ne sta bello chiuso in un "grande capolavoro del passato", sia esso poema o cattedrale, tutti sono disposti a riconoscerlo come qualcosa di grande, ma appena diventa richiamo ad un soggetto reale (il popolo cristiano, la cultura dei cristiani che ha generato quelle opere) allora offende, impone, non rispetta gli altri. E perché ? perché mette in dubbio l'assioma indiscusso che tolleranza sia annacquamento dei soggetti storici, anche se un soggetto è parte della storia di una nazione, non meno delle cooperative rosse. Questo la sinistra laica lo sapeva benissimo un tempo: ma ora ragiona per tabu ideologici e "principi" astratti come tutti gli altri.

 DON FRANCESCO MARTINO    - 01-10-2002
E' oltremodo avvilente commentare ancora una volta un episodio in cui - tristemente - le visioni ideologiche sotterranee si sovrappongono ai ragionamenti reali. E' questo quello che mi impressiona dei commenti pro o contro il crocifisso nelle aule. Io - prete e professore di religione - dico che non deve essere discriminata nè la minoranza, nè la maggioranza degli alunni. Secondo il metodo di uno stato democratico, laico, pluralista - al quale anche il "ghetto" cattolico contribuisce - ogni classe abbia il coraggio di convocare un'Assemblea sullo specifico argomento, discuta serenemente e se ritiene che quel simbolo ha ancora valore deliberi di tenerlo in aula, altrimenti lo rimuova. Perchè devono essere le coscienze a decidere, non le imposizioni - sia laiche che di sacrestia - ad imporre il proprio punto di vista.
Anche perchè Gesù non si è mai imposto a nessuno!

 anna maria villari    - 01-10-2002
L'esposizione del crocifisso è caduta in disuso. Non c'è stata guerra santa, è che man mano che la società si è laicizzata non si è più sentito il bisogno di avere la croce esposta. Mi pare, come vede il suo ragionamento è ribaltabile, ideologico riproporlo adesso proprio per la carica simbolica (impropria) che gli si attribuisce. Il cristianesimo è un pezzo della nostra cultura. Anche lo stato di diritto è un pezzo della nostra cultura: mi appassiona di più far funzionare il secondo che identificarmi nel primo.
Sono atea, d'accordo, ma anche questo fa parte della nostra cultura occidentale

 Dario Caelli Sondrio    - 01-10-2002
Che il crocifisso sia presente nelle aule mi pare sia un dato di fatto. A volte manca, come il resto dell'arredo delle classi e spesso è trattato con lo stesso squallore con cui vengono trattati banchi e sedie.
A mio avviso il crocifisso è un segno della fede per i cristiani e un segno della cultura cristiana per i laici, atei e credenti di altre religioni. Se poi a questi ultimi gruppi dispiace che il cristianesimo sia esistito in Europa in questi ultimi duemila anni sono liberi di riscrivere i libri di storia (ma forse l'hanno già fatto) e di cancellare il cristianesimo, così anche di togliere i crocifissi. Per me cristiano, credente, professore di religione non cambia molto. Si passa dai sorrisini di commiserazione alla contrapposizione frontale. Ma io non cambio la mia fede come non pretrendo che la cambino gli altri. Se il crocifisso da fastidio come segno della cultura cattolica allora cosa dovremmo dire quando andiamo in altri paesi dove i nostri simboli non sono amessi e i simboli degli altri sono onnipresenti? Non danno un po' fastidio ai laici di casa nostra tutti questi simboli religiosi? O danno fastidio solo quelli cristiani perché non sono arrogantemente esposti, ma se ne può discutere liberamente?

 Maria Luisa Botteri prof. di matematica    - 06-10-2002
Il Crocefisso dalle aule era sparito da un bel po'.
Io ho insegnato in Piemonte nelle Aule di un ITIS per meccanici ,negli anni 70, e mi capitava di entrare in un'aula dopo l'insegnante di religione . Bene , ero stupefatta, quel povero prete usciva sempre piangendo... Chiesi ai ragazzi , una volta , qualcosa sul perchè . E loro irridevano alla religione , ai preti e a tutto il mondo degli adulti. Erano le conseguenze del 68. Non è migliorata la situazione, nel senso che MOLTI GENITORI non insegnano più :
1) Le buone maniere
2) L' etica.

Temo per quel provero Crocefisso che venga inserito in un'aula cosiffatta. Bisogna prima che i genitori capiscano che un po' di educazione e di civiltà fa bene a tutti..anche agli atei.

Son d'accordo con l ' insegnante che chiede alla Classe se vuole o no il Crocefisso. Se lo vogliono, mi sembra giusto e doveroso darglielo.. è un buon compromesso..

 Maria Grazia Fabi    - 08-10-2002
Caro signor Gianni,
l'impostazione del discorso sul crocefisso in aula dovrebbe essere ben diversa! Manzoni, le cattedrali e quant'altro Lei cita, paragonandolo alla croce, sono espressione della nostra storia e cultura e, come tali, siamo LIBERI di prenderli in considerazione o meno, anche a scuola. Non ci sogneremmo mai di appendere dietro la cattedra un bel ritratto di Manzoni con il compito di indicare nell'insegnante il suo ruolo di "potere" e di rappresentante dell'ordine costituito!
E non solo. La croce appesa non ha il compito di parlare alle coscienze dei più alti valori dell'umanità, ha piuttosto lo scopo di far notare (e pesare) una istituzione di potere di cui dovremmo obbligatoriamente seguire le indicazioni: la chiesa cattolica.
Penso che questa operazione delegata al crocefisso sia blasfema e immagino, con un pò di fantasia, che Cristo userebbe la frusta nei confronti dei nuovi, tanti, troppi farisei, così come fece qualche millennio fa nel tempio.
Insomma: la Scuola pubblica è laica e sulle pareti scolastiche non deve essere appeso nessun crocefisso o qualsivoglia simbolo religioso. Essere cristiano o musulmano è una libera scelta delle coscienze individuali. Appartenere a una chiesa, riferendosi ai suoi simboli e segni non deve essere obbligatorio per nessuno , a meno che non si voglia fare un'operazione di potere coercitivo sulla gente, cosa che non sarebbe una novità!
Chi le scrive non è atea, sono cristiana.
Saluti Maria Grazia