Ultim'ora: clandestini
La Redazione - 20-05-2009
Uno dei principi etici che la scuola ha sempre difeso riguarda la protezione dell'individuo, soprattutto se minore. Durante le discussioni collegiali, e nei verbali che ne scaturiscono, si parla di problematiche legate ad alunni e studenti, ma non si fanno nomi. E' una questione di delicatezza, oltre che di rispetto. Se però alcune categorie culturali stanno scomparendo dal vivere civile, perchè dovrebbero permanere nel contesto "educativo"? Che sia il caso di chiamarlo semplicemente, una volta per tutte, "istruttivo"? Perchè così è più facile: non mi importa tanto la formazione di futuri cittadini perchè imparino, ora e poi, a stare insieme, ma il richiamo vigile alle leggi che qualcuno di loro dovrà rispettare. Il bene rischia di non essere più comune. Le notizie che di seguito pubblichiamo meritano spazio e domande.

La Redazione




d a R E P U B B L I C A

Clandestini segnati sulla lavagna

La preside aveva messo all'indice alcuni studenti stranieri
Il Pd: rischi di denuncia dei futuri studenti maggiorenni è vicino anche senza riforma. In Parlamento il caso di Genova


GENOVA - Finisce in Parlamento il caso degli studenti di origine straniera segnalati sulla lavagna dalla preside perché in odore di "clandestinità". La senatrice Roberta Pinotti e la deputata Sabina Rossa hanno presentato un'interrogazione chiedendo al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini "precise spiegazioni e un intervento immediato". E stamani, dopo le rivelazioni di Repubblica, scatta in tre istituti genovesi l'ispezione ordinata dal provveditore agli studi del capoluogo ligure, Sara Pagano. Che spiega: "Sicuramente quella preside ha sbagliato. Non credo ci fosse discriminazione razziale, nel suo gesto. Voleva fare chiarezza sulla posizione di alcuni ragazzi che stanno diventando maggiorenni e che senza permesso di soggiorno rischiavano di non poter essere ammessi all'esame di maturità. Ma ha violato la privacy degli studenti".

Al di là del censurabile episodio, l'attenzione si concentra sul disegno di legge in materia di sicurezza e sul diritto-dovere delle istituzioni scolastiche di segnalare presunte situazioni di irregolarità di alunni stranieri o dei loro genitori. "Avevamo denunciato - dice Roberta Pinotti - che il disegno di legge, mantenendo il reato di immigrazione clandestina, avrebbe implicato la possibilità di denuncia da parte di presidi, insegnanti e medici. Purtroppo la possibilità sembra concretizzarsi ancora prima che il provvedimento diventi legge". Il pericolo è che gli studenti immigrati quasi maggiorenni scelgano di abbandonare la scuola. Decine di loro a Genova lo hanno già fatto, consapevoli che il percorso scolastico non verrà loro riconosciuto. "Qualcuno pensa davvero che spingere i ragazzi fuori dalla scuola sia un modo per aumentare la sicurezza dei cittadini italiani o di governare il fenomeno dell'immigrazione?", si chiede la Pinotti. Citando la recente denuncia del presidente Napolitano sulla retorica pubblica che incorpora accenti di intolleranza o xenofobia. "E' evidente che questo è il clima che la maggioranza e il governo stanno creando in questo Paese. Per questo chiediamo al ministro Gelmini di sapere cosa sta succedendo nelle scuole italiane e se sono state emanate disposizioni sugli studenti immigrati o di origine straniera. Vogliamo che queste pratiche siano immediatamente interrotte".

Anche secondo l'assessore regionale all'immigrazione, Enrico Vesco, "è evidente come questi siano i risultati delle pesantissime scelte politiche del governo in materia di immigrazione. Scelte talmente discriminatorie da indurre l'adozione di comportamenti inaccettabili in un mondo come quello scolastico, che in Liguria si è sempre distinto per grande sensibilità e impegno nell'integrazione dei minori stranieri". Un nuovo caso è stato raccontato ieri da Elisabeth, diciottenne di origine cilena che è riuscita in extremis ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi di salute. Frequenterà così l'ultimo anno dell'istituto alberghiero Bergese. "Ma dopo la mia storia, la responsabile del corso ha preteso che i miei sette compagni di classe stranieri dimostrassero di poter ottenere il permesso, una volta maggiorenni".


Massimo Calandri
20 maggio 2009



dal CORRIERE del VENETO

Circolare anti-clandestini

Al professionale «Da Vinci» di Padova un documento che invitava gli studenti stranieri maturandi a presentare il permesso di soggiorno.
Bufera sulla preside
I nomi degli alunni letti ad alta voce in classe dagli insegnanti. La replica della dirigente: «Nulla di male in quello che ho fatto»


PADOVA - Circolare «an­ti- clandestini» nella scuola professionale Leonardo Da Vinci di Padova. La preside An­na Bottaro, la scorsa settima­na, ha raggiunto con una co­municazione nelle classi tutti gli studenti stranieri extraco­munitari di quinta superiore invitandoli a presentare entro il giorno seguente il permesso di soggiorno. «Prevediamo che la commissione per l'esa­me di Stato vi richieda il per­messo di soggiorno quindi, vi invitiamo a consegnarlo entro domani», recitava la circolare che non poco scalpore ha su­scitato. Lettera scritta dalla preside che riportava i nomi e i cognomi dei ragazzi stranieri che a giugno dovranno affron­tare l'esame di maturità, nel­l'intestazione del documento c'erano i nominativi, che sono stati citati a voce alta nelle ri­spettive classi dai docenti mentre leggevano le direttive della preside. La circolare è stato spedito in via anonima dagli stessi insegnanti del Leo­nardo Da Vinci, sbigottiti per la decisione della preside, al sindacato Cobas scuola di Pa­dova che oggi, in un incontro organizzato assieme all'asso­ciazione Razzismo Stop, rivele­rà tutti i dettagli del caso che definiscono «un grave episo­dio di discriminazione e razzi­smo».

Gli studenti stranieri han­no visto il loro nome e cogno­me scritto in bella vista sulla circolare e li hanno sentiti pro­nunciare a voce alta dai docen­ti durante le lezioni. Come se fossero dei «fuorilegge». «E se la preside avesse sco­perto che non avevano il per­messo di soggiorno, avrebbe denunciato gli studenti per­ché sono clandestini?», si in­terroga Carlo Salmaso, rappre­sentate provinciale dei Cobas scuola. L'allarme del sindaca­to e dell'associazione Razzi­smo Stop punta il dito su quel­la che potrebbe leggersi come un'azione da «preside-spia», in pieno clima del pacchetto sicurezza varato del governo, che introduce in Italia il reato di clandestinità. «Non ci sono norme che impongano la deci­sione che ha preso la dirigen­te scolastica dell'istituto pro­fessionale di Padova, ha agito di sua iniziativa - spiega Sal­maso - . Inoltre, c'è una senten­za della Cassazione che fa da precedente, la corte si espri­me a favore di una ragazza straniera che era stata esclusa dall'esame di Stato perché pri­va di permesso di soggiorno. In quel caso la sentenza ha messo in chiaro che il diritto allo studio prevale e non può essere negato anche in assen­za di permesso di soggiorno».

Solo l'altro ieri è esploso un ca­so simile a Genova, dove una preside di tre istituti professio­nali si è recata nelle aule e ha scritto alla lavagna nome e co­gnome dei possibili studenti clandestini, invitandoli a pre­sentare i documenti in segrete­ria. «E' allarmante questo acca­nimento contro gli stranieri ­conclude Salmaso - , siamo spaventati della piega che sta assumendo la situzione nelle scuole, per opera di certi presi­di, sulla scia del decreto sicu­rezza ». La preside Anna Bottaro del Leonardo Da Vinci, istituto con alta frequenza di stranieri iscritti, che recentemente han­no partecipato anche ad un vi­deo per l'integrazione, rispedi­sce le accuse al mittente: «Avrò fatto trecento circolari per gli stranieri dall'inizio del­l'anno - sbotta - e non vedo niente di anomalo, i ragazzi hanno portato il permesso di soggiorno a scuola e adesso è inserito nei loro fascicoli». Sa­rà, ma nomi e cognomi sono stati fatti, di studenti stranieri che in molti casi vedono co­me una conquista riuscire a studiare e completare gli stu­di con un diploma, di sicuro si sono sentiti pubblicamenti co­stretti a dimostrare la loro con­dizione sul territorio italiano per non rischiare di perdere il diritto a sostenere l'esame di maturità.

Martino Galliolo
21 maggio 2009


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