La piccola Italia del GRANDE FRATELLO
Cosimo De Nitto - 21-05-2009
Povera, piccola, meschina Italia, sei tutta qui in questi titoli di giornale che riferiscono di due eventi pubblici che si sono susseguiti nel giro di 24 ore.

Torino 16/5/2009
10.000 metalmeccanici in piazza!
Corteo contro la prospettata chiusura degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Termini Imerese e l'ulteriore ridimensionamento di Mirafiori.

Torino 17/5/2009
Grande Fratello a Torino
Folla in delirio in piazza San Carlo. Oltre 50 mila persone, secondo Mediaset, hanno assistito allo spettacolo.... «Speciale Pomeriggio cinque-Grande Fratello 9» con i principali protagonisti del reality show di Canale 5.

Non so se è stato il caso a volere questi due avvenimenti così vicini nel tempo e nella stessa città. Fatto sta che viene quasi naturale il richiamo di senso e di significato, mentre avanzano terribili e spietate le riflessioni.
E' tutto qui il dramma del nostro paese, vien da pensare, più ancora del calo delle borse e della diminuzione del PIL. Eventi, questi, che sono effetto e causa allo stesso tempo della crisi economica, che tuttavia non è la prima e purtroppo non sarà l'ultima di questo sistema del "turbocapitalismo, come viene chiamato.
Dalla crisi economica si può uscire, sia pure con difficoltà e certamente a un caro prezzo che sarà comunque pagato dagli strati più deboli e indifesi della società, come al solito.
Non così facile sarà uscire dalla crisi morale e culturale cui fanno pensare i 50 mila deliranti di Piazza San Carlo.
Allargando un po' i confini della memoria non può non tornare alla mente il 14 ottobre 1980, quando a Torino 40.000 colletti bianchi della FIAT scendono in piazza contro gli operai. Quella manifestazione, pur rappresentando una dura sconfitta per il sindacato, era tuttavia la spia di un'Italia che andava cambiando rispetto a quella dei precedenti anni '60 e '70. Si segnava il passaggio a un'Italia in cui diverso era ormai il peso nel processo produttivo dei cosiddetti "colletti bianchi", i tecnici, gli impiegati, in una società sempre più postindustriale e terziarizzata.
Di quale nuova Italia è spia la "folla in delirio" per quelle tette e quei culi di personaggi sguaiati di un programma sguaiato come il Grande Fratello, moderno "oppio dei popoli"?
Ai cortei di protesta rumorosa degli operai, ma anche alle ordinate marce delle "maggioranze silenziose" dei colletti bianchi sono succedute le "folle in delirio" per il Grande Fratello.
Quante mogli, figli, magari quanti degli stessi metalmeccanici che hanno sfilato la mattina del sabato poi sono andati a delirare in piazza San Carlo il giorno dopo per assistere estasiati alla lap dance di Cristina e Laura, o alle sensuali fiamme di Siria nel suo altrettanto sensuale body?
Questa, purtroppo, è anche l'Italia; così è, forse, la maggioranza degli italiani.
Eppure quei dieci mila operai metalmeccanici provenienti da tutta l'Italia si battevano per il posto di lavoro, per una prospettiva di vita per sé e per le proprie famiglie. Essi in quella manifestazione rappresentavano la lotta di tutti per i sacrosanti diritti sanciti dalla Costituzione. Il messaggio era chiaro: è moralmente oltre che socialmente riprovevole che la crisi la debbano pagare sempre i soliti noti: gli operai, i pensionati, i disoccupati, i precari, le donne, i senza diritti come gli immigrati, gli studenti, così come le manovre di un grande capitale assatanato di potere e di profitto per il quale i dipendenti sono solo una variabile e una pedina da mettere o togliere dal gioco come e quando gli interessi lo richiedano.
In quegli operai non si riconosceva il popolo del Grande Fratello forse perché pochi ormai aspirano a divenire un lavoratore dipendente qualsiasi, magari precario, alle prese con i problemi della quotidianità del lavoro e della famiglia. Ma si riconoscono in Laura, Cristina, Siria, Fedi ecc. che col solo mercimonio dell'immagine del proprio corpo possono divenire ricchi e famosi, anche senza capacità e competenze particolari. E' il trionfo dell'incultura eretta a sistema e valore.
A cosa servono la scuola, la cultura, il merito, la fatica di costruirsi conoscenze e competenze giorno dopo giorno per anni?
A che serve raccontare favole sul merito da parte di un governo il cui capo è editore e riscossore dei benefici economici e politici di trasmissioni spazzatura come queste? Gli editori furbi e senza scrupoli, non contenti di ammorbare la mente trasformano queste trasmissioni in movimento di piazza per folle deliranti, per mamme esaltate che offrono ai concorsi le loro "bambine" ... quali vittime sacrificali al moderno vitello d'oro, per riceverne in cambio ricchezza e fama, aiutate dai tanti grandi e piccoli "papi" che si aggirano in questi insalubri ambienti, capaci di trafficare e manipolare per i loro poco nobili tornaconti.
Come si fa da parte dei poveri insegnanti a convincere queste ragazzine a scommettere sulle conoscenze e competenze che si formano a scuola con anni e anni di duro impegno, e che un canto della Divina Commedia vale più di mezzo centimetro di girovita?
Altro che egemonia culturale della sinistra e del '68 esimio Avvocato Gelmini. Si può non condividerle, ma almeno quelle sono idee che hanno dietro una visione del mondo saldamente ancorata a valori sociali, culturali e morali, sono idee pulite.
Piuttosto come fa Lei a lavorare al contempo per l'editore del Grande Fratello, a essere il suo braccio esecutivo e poi venirci a raccontare la frottola della serietà dell'impegno, del merito, proporsi come la fustigatrice della maleducazione, del bullismo la cui radice non è nel buonismo degli insegnanti, incapaci di far rispettare la disciplina, ma nei prodotti culturalmente tossici su cui si basa l'impero finanziario del suo capo e la sua fortuna politica, fortuna della quale Lei fruisce a piene mani essendo stata cooptata, non scelta attraverso voti di preferenza degli elettori.
Dietro le sue cosiddette riforme, Avvocato Gelmini, c'è il vuoto assoluto. Vuoto di idee, vuoto di principi culturali, vuoto di una visione della scuola, vuoto pedagogico, vuoto di umanità.
Fintanto che il suo "merito" sarà come quello dei requisiti per accedere al Grande Fratello, fintanto che la sua "competizione" sarà come i concorsi per miss qualcosa, il nostro paese sarà sempre più povero, meschino, incolto. Per un paese così si avrà bisogno di meno scuola, come Lei si è impegnata a fare con tutte le sue forze, e mentre gli operai e i lavoratori, i disoccupati e i precari, tutti i senza diritti grideranno la loro protesta e saranno trattati dai media come marginali psicopatici, sì perché la crisi che denunciano è solo psicologica come dice il suo capo, si ingrosseranno le "folle in delirio" che smaniano di vedere tette, cosce e muscoli dei protagonisti del Grande Fratello, moderno esempio di italian way of life.

Tags: televisione spazzatura, valori, educazione, grande fratello, merito, gelmini


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