Alla marcia di Barbiana ... torna la parola
Severo Laleo - 19-05-2009
Alla marcia di Barbiana, nel ricordo di don Lorenzo Milani, non credo possa aver partecipato il militante del Popolo della Libertà.
Almeno nel presente, il militante del PdL non potrà trovare alcun punto d'incontro, né una qualche consonanza, sia pur minima, con la prassi educativa di don Lorenzo Milani. E con la sua idea di "parola".
La distanza tra l'impegno pedagogico di don Milani e l'idea di scuola della Gelmini è profonda, e non superabile.
E credo sia questo, negli ultimi anni, un fatto nuovo, di grande rilevanza culturale.
Ed è segno dei tempi, di questi tempi di oblio, per molti, ormai catturati dal mito del capo, del dovere di esercitare la libertà.

Eppure un tempo, a ricordare la scuola di Barbiana e il suo messaggio, erano persone di ogni orientamento politico democratico, militanti in partiti di opposti schieramenti ideali, ma uniti dal rispetto sincero del principio costituzionale della scuola di tutti per tutti; anzi un'intera generazione, al di là delle personali scelte di partito, crebbe nella battaglia culturale e politica per l'affermazione/realizzazione del diritto allo studio e dell'uguaglianza delle opportunità.
E, dunque, per l'estensione della democrazia.
Ora tutto è cambiato. E grazie all'abilità del grande comunicatore, al suo dominio della "parola", all'interessata attesa obbediente del suo pubblico in ascolto, anche nella scuola penetra il messaggio di disuguaglianza e di negazione del diritto allo studio.

Così, mentre la scuola di don Milani è accogliente e aperta a tutti, la scuola della Gelmini vuole e sa costruire pericolose separazioni.
Mentre la scuola di don Milani è sempre attenta agli ultimi, ai più deboli, la scuola della Gelmini, con l'introduzione della facile falsa serietà del voto di condotta, intende segnare l'esclusione definitiva di chi ha bisogno di più educazione.
Mentre la scuola di don Milani è senza risparmio, la scuola della Gelmini pretende il risparmio e nella scuola pubblica taglia.
Mentre l'intento dichiarato della Gelmini è di estirpare dalla scuola la mala pianta del sessantotto, l'idea cioè in sè di contestazione e di intelligenza critica della società, la scuola di don Milani è stata e rappresenta ancora la scuola della denuncia dell'ipocrisia e del conformismo.

Forse sarebbe meglio se i giovani felicemente immatricolati nel Popolo della Libertà, così pronti a seguire con leggerezza l'entusiasmo del capo, toccati dal fascino del suo impero tv, frequentassero proprio questa scuola di denuncia dell'ipocrisia e del conformismo, e imparassero che solo la "parola", quella nostra, ci fa uguali.

O no?

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 Cosimo De Nitto    - 24-05-2009
Le immagini della marcia 17 maggio 2009
http://www.funzioniobiettivo.it/barbiana09/barbiana_2009.htm