Piaccia o no
Giuseppe Aragno - 28-04-2009
I moderati a tutti i costi, i paladini della prudenza tattica e dell'opposizione "costruttiva" sono serviti. La precipitosa ritirata di Berlusconi sul 25 aprile e sulla proposta di legge che equiparava i reduci di Salò ai partigiani dimostra quale effetto dirompente possa avere sulle mire autoritarie del governo una battaglia per la democrazia e la Costituzione ingaggiata in campo aperto, senza ricorrere a inutili tatticismi e offrire sterili aperture ad un impossibile "dialogo".
Abbandonato il terreno d'una generosa prudenza, il presidente Napolitano ha rotto ogni indugio e, con voce per una attimo spezzata dall'impeto commosso ma col cuore impavido e la coscienza ferma, ha finalmente ammonito: piaccia o no, i partigiani sono stati fondamentali e i valori della Resistenza sono tradotti nei principi della Carta repubblicana che non è un residuato bellico. Piaccia o no, questa è la storia e non c'è governo che possa cambiarla.
Colto in contropiede da un'opposizine inattesa e "supplente", che si accende nel Paese quanto più tace in Parlameno, intimidito da un insolito e fermo contrasto, Berlusconi ha mutato i toni e si è acconciato a malincuore a una penosa e inevitabile ritirata. Chiamato a dar conto al Paese, non ha avuto scelta: non solo ha smentito e ridicolizzato La Russa e le sue deliranti affermazioni sui partigiani rossi che "lottarono per un'Italia stalinista", ma ha lasciato per strada Formigoni con le sue vergognose provocazioni sui giovanili errori dei repubblichini, meritatamente subissate dai fischi della civilissima Milano, stanca di integralismi ciellini, di razzismo padano, di Bossi e di Maroni.
Piaccia o no. Diamo forza a questo ammonimento, amplifichiamolo, sosteniamolo, ripetiamolo con forza ossessionanate, facciamone la bandiera d'una battaglia senza quartiere. Piaccia o no, sulle regole e sui valori non si tratta, non si fanno compromessi, non si accettano imposizioni: la ragione è tutta e interamente nostra e bene sarà per tutti che il governa la riconosca, se non vuole che ce la prendiamo, con le buone maniere se possibile, con le cattive, se necessario. Piaccia o no, non c'è spazio per le avventure ed è bene si sappia: non abbiamo paura.
I moderati a tutti i costi, i paladini della prudenza tattica e dell'opposizione "costruttiva" sono serviti: poche parole e l'eroe da burletta batte in ritirata.

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 giuseppe galluccio    - 30-04-2009
Beh è una vita che io dico che la sinistra perde per mancanza di coraggio.
Si appiattisce sulla chiesa con l'elettorato che è più laico di quanto si pensi.
Vuole dialogare con berlusconi nonostante i calci in faccia che prende e nonostante l'elettorato non ne voglia sentir parlare.
Che c'è da dialogare con chi è intimamente fascista e non si riconosce nella costituzione, anzi vorrebbe stracciarla?
La sinistra, il centrosinistra, non riesce a capire che può vincere solo se è realmente alternativa a questa destra. Non deve sembrare, non lo deve essere a chicacchiere, lo deve essere nei fatti.
L'intuizione di Veltroni poteva essere buona, ma se avesse fatto scelte di fondo vero: laicità, superamente del liberismo sfrenato, basta davvero con la babele di voci e candidati ormai impresentabili (Rutelli, Binetti, D'Alema, Marini ec ecc..).
Dubito che lo capiranno mai.

 oliver    - 05-05-2009
E' indubbio che il "capo" vince nonostante spanda escrementi. La sua capacità di modificarsi lo fa apparire ai più capace, aggiungerei che i media continuano a parlare del "capo" comunque, diffondendo un'immagine di perfetto premier, attento, presente e competente.
Il popolo lo vuole così, stiamo scivolando verso una democrazia impositiva che tenderà ad eliminare il dissenso.
Il 25 Aprile ha mostrato ancora una volta il vero volto di questo signore e di tutti i suoi accodati. Sono preoccupato per quei cittadini intelligenti e ancora capaci di pensare.