Non c'è più religione!
Vittorio Delmoro - 27-04-2009
Nella scuola, dico, che diamine!

Questo nuovo ministro dell'istruzione non perde occasione per dimostrare tutta la propria inadeguatezza di fronte alle questioni educative; del resto è un avvocato (per quanto laureatosi in Calabria) e dunque più avvezzo a districarsi tra colpevoli e innocenti, che non tra persone in formazione e formatori.

L'ultima, di qualche giorno fa, ha voluto dirla al meeting degli insegnanti di religione promosso dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

Oramai formato dal suo maestro e datore di lavoro, il ministro ha capito che ad ogni consesso va esaltato il ruolo degli astanti, anche al di là delle loro aspettative; e così puntualmente ha fatto.

Nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione deve avere la stessa dignità delle altre materie - ha detto il ministro e fin qui va bene; direi anzi che è normale : ad un convegno di matematici avrebbe potuto dire la stessa cosa (scontata) e pure ad un convegno di ginnasti, anche se meno scontata.

Ma il ministro non s'è accontentato dell'ovvietà, ha voluto strafare per ingraziarsi la peraltro già grande benevolenza degli astanti : l'ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline - ha continuato, e di conseguenza voi insegnanti di religione avete un ruolo educativo maggiore degli altri insegnanti normali.

Non ancora sufficientemente soddisfatto della propria bravata e degli applausi suscitati, ha voluto aggiungere che : Non ci sono dubbi che l'insegnamento della religione cattolica sia uno strumento indispensabile per la formazione dei giovani e dire che il cattolicesimo sia parte del patrimonio storico del nostro paese è semplicemente ricordare un dato oggettivo di realtà.

Ora, c'è fra di noi chi pensa che il ministro spesso non sa quello che dice e che non si rende conto delle castronerie che ne conseguono; un po' come il suo datore di lavoro che alcuni pensano sia il primo a crede alle proprie bugie.

Io non so ancora decidermi se il ministro ci è o ci fa e spererei per lui che sia la prima che ho detto, per cui bisognerebbe reagire con la pietà che si concede ai poveri di spirito; perché se invece fosse la seconda che ho detto, be' allora meriterebbe ben altro!

Proviamo a ragionarci su a mente fredda e con la coscienza dell'essere educatori che dovrebbe contraddistinguere il nostro lavoro.

Qual è il posto che spetta all'insegnamento della religione nella scuola pubblica italiana?

Intanto l'informazione sugli avvenimenti storici che da oltre due millenni fanno parte della nostra cultura e poi il sentimento religioso che accompagna diverse esperienze della vita pubblica e personale degli alunni.

Che dunque anche la religione abbia un ruolo nella formazione dei giovani è sicuro, che in quanto materia di insegnamento abbia la stessa dignità delle altre ed assieme alle altre concorra alla formazione integrale della personalità è un assioma che accompagna da sempre la nostra professionalità.

Che invece l'ora di religione (non dunque la religione) abbia una valenza educativa maggiore delle altre discipline può essere il credo del ministro, ma non è supportato da alcun credo pedagogico.

Altrimenti non si assegnerebbero da 6 a 8 ore settimanali all'italiano, altrettante alla matematica se poi quell'unica ora di religione fosse così importante e di così tanta valenza educativa.

C'è poi un altro elemento ancor più peculiare.

Se il ministro avesse ragione, tutti quegli studenti che scelgono di non avvalersi dell'ora di religione e che vengono dirottati su insegnamenti alternativi o sullo studio personale perderebbero un'opportunità educativa di non poca importanza; facendo sì che la scuola italiana diventi così discriminatoria nei loro confronti, non fornendo loro tutta la capacità educativa che dovrebbe garantire, in ossequio all'uguaglianza dei diritti di tutti i suoi utenti (cittadini).

Per fortuna non è così; per fortuna sia le famiglie, sia gli insegnanti sanno che non è così; per fortuna siamo tutti coscienti che quell'ora di religione si mantiene nel ruolo che gli è proprio, al pari delle altre discipline.

Resta solo il ministro (assieme ai cardinali e ai vescovi della CEI) a pensare il contrario, a credere ad una supremazia dell'ora di religione sulle altre discipline; una supremazia che si manifesta invece sul piano dei rapporti di lavoro, assegnando la nomina dei docenti ai vescovi, e portando il ministro a non licenziarne nemmeno uno, nel mentre che ne manda a casa più di centomila di altre discipline.

L'ultima affermazione del ministro svela infine la vera natura della politica governativa sulla scuola pubblica.

Se l'insegnamento della religione cattolica è uno strumento indispensabile per la formazione dei giovani, si capisce meglio come mai il ministro tagli ore di scuola, discipline (come l'italiano alla media), insegnanti e risorse finanziarie, ma lasci invariata sia l'ora di religione, sia i suoi docenti, rifinianziando tutte le scuole private (cattoliche) in un primo tempo erroneamente tagliate.

Questo comportamento si adatta molto di più ad un governo emanazione della chiesa cattolica, che ad uno garante della Costituzione, nella quale ogni cittadino dovrebbe riconoscersi.

Se il capo della scuola pubblica afferma che l'ora di religione vale più delle altre, la scuola pubblica perde il suo ruolo unificante e formativo per tutti i cittadini e noi docenti ne usciamo ancora una volta mortificati.

Fino a quando avremo la pazienza di sopportare?

Tags: irc, religione cattolica, discipline, educazione, istruzione, formazione


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 Red    - 27-04-2009
Per approfondimenti di cronaca:
BAGNASCO, ORA RELIGIONE ''CONFESSIONALE'' NON OSTACOLA LAICITA'
e altri articoli nella stessa pagina.