La via breve
Antonio Vigilante - 27-04-2009
Intervenendo ad un meeting di insegnanti di religione cattolica, il ministro Gelmini ha affermato non solo la pari dignità dell'insegnamento della religione cattolica, ma anche la sua superiorità. "L'ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline", ha detto. Questa frase si può interpretare - credo legittimamente - come espressione di fondamentalismo religioso, propria di chi pensa la formazione come un itinerarium mentis in Deum, o qualcosa del genere. Ma forse il ministro non intendeva dire questo. Forse voleva dire che, mentre nelle altre ore si fa prevalentemente istruzione, durante l'ora di religione si fa educazione. Nelle altre ore si parla di storia, di letteratura, di filosofia; nell'ora di religione si parla apertamente di valori, di scelte, di bene e di male, di progetti di vita. In favore di questa interpretazione c'è il fatto che, nel corso dello stesso intervento, lo stesso ministro ha rimarcato il suo tentativo "di restituire alla scuola il suo ruolo educativo". Ma anche questa interpretazione è tutt'altro che rassicurante.
La scorsa settimana ho seguito l'intervento di Michele Corsi (che è preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Macerata) ad un convegno su Aldo Moro. Tra le altre cose, Corsi ha deplorato il fatto che i docenti, diventando sempre più professionisti della formazione culturale, perdano di vista le competenze educative. Alla fine del convegno ho fatto un intervento, osservando che il problema non è tanto che i docenti facciano istruzione più che educazione, ma che non sappiano più educare istruendo. Istruire vuol dire anche educare - se illustrando un sonetto di Petrarca sono in grado di far brillare il valore della bellezza, se approfondendo il sistema di Spinoza so far emergere il valore della verità che mosse quell'uomo straordinario, se raccontando le fasi di una rivoluzione so far cogliere il valore della giustizia che spinge all'azione, io non sto facendo solo istruzione: sto educando. Se non ho equivocato le sue parole, Corsi ha risposto che educazione ed istruzione sono due cose diverse, appartengono a campi semantici differenti. Una cosa difficilmente contestabile. Con il mio intervento, non volevo evidentemente dire che educazione ed istruzione sono la stessa cosa (se così fosse, i genitori dovrebbero anche essere docenti), ma che a scuola non si può educare se non attraverso l'istruzione. La ragione della crisi della scuola non è nel fatto che i docenti rinunciano ad educare, ma piuttosto nel fatto che non sono più in grado di trasmettere i valori culturali. Crisi che è parte più generale della crisi della cultura in un'epoca in cui l'arte, la letteratura, la musica diventano merce. In un tale contesto, pretendere di educare senza istruzione vuol dire fare del moralismo spicciolo, gettare addosso agli studenti miseri luoghi comuni su quello che si dovrebbe essere, proporsi e imporsi come improbabili modelli, percorrere la via breve della rettorica piuttosto che quella lunga e difficile della persuasione.
Temo che sia questa la via del ministro Gelmini.

Tags: irc, religione cattolica, formazione, educazione, istruzione


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