Non mercificazione, ma interculturalità
Cem mondialità - 19-09-2002
NO ALLA MERCIFICAZIONE DELLA SCUOLA,
SI ALL'INTERCULTURALITA'

Con un appello al ministro dell'Istruzione on. Letizia Moratti affinchè "riattivi la Commissione Ministeriale per l'Educazione Interculturale che con l'entrata in vigore dell'attuale governo non è stata più convocata, mentre è stata varata la legge Bossi-Fini in materia di immigrazione che mal si concilia con la prospettiva dell'interculturalità" si sono conclusi i lavori del 41° Convegno di Cem Mondialità "Educare diversa-mente", tenutosi al centro La Quercia di Viterbo nei giorni 24-29 agosto.

In proposito si era già espresso Antonio Nanni (vicedirettore del Cem e membro della Commissione ministeriale) ricordando che "anche se formalmente non è stata sciolta, la commissione ministeriale per l'educazione interculturale è come se non esistesse più. Questo è grave soprattutto nell'attuale momento storico nel quale le nostre scuole devono affrontare quotidianamente le realtà dell'inserimento di ragazzi provenienti da diverse nazioni in uno scenario dove culture diverse dalla nostra sono spesso presentate come matrici di scontro invece che di incontro tra i popoli".

"Da 20 anni il Cem è impegnato nell'educazione interculturale come via obbligatoria alla pace e alla cittadinanza planetaria responsabile" - ha affermato il direttore del movimento, p. Ivaldo Casula. "Ora invece, sia a livello istituzionale, sia a livello dei mass-media, si sta instaurando una cultura etnocentrica, carica di paura e di rigetto del diverso culturale. Il Cem biasima questa inversione a "U", in atto nel nostro paese, e ripropone con forza la proposta inclusiva della mondialità aperta alla convivialità tra diverse culture, tradizioni, esperienze religiose e alla cittadinanza attiva".

Nel tempo della globalizzazione omologante, della mercificazione del sapere e della subordinazione della scuola alle leggi del mercato, l’esperienza educativa deve perciò recuperare il pensiero critico, divergente, alternativo: lo hanno ribadito nella tavola rotonda introduttiva al Convegno, Antonio Nanni (vicedirettore di Cem Mondialità e pedagogista), Adel Jabbar (sociologo), Carlo Baroncelli (insegnante), Raffaele Mantegazza (docente universitario) e Rita Vittori (psicologa) sostenendo l’importanza di elaborare una “ecologia della mente e dell’azione” capace di “abitare le contraddizioni del nostro tempo” con spirito critico e senza dimenticare la dimensione politica dell’esperienza educativa.

Per "educare diversa-mente da come la scuola e le istituzioni educano oggi" - ha detto il prof. Raffaele Mantegazza nella tavola rotonda - "occorre pensare a una educazione che attinga al di fuori dell'ordine socioeconomico presente. Se la scuola e l'educazione sono condannate ad essere cinghie di trasmissione di ordini che provengono loro da un ordine sociale, occorre sognare un ordine sociale diverso, giusto, utopico a partire dal quale mettere in atto scelte educative. Oggi l'educatore/trice e l'insegnante democratico, nonviolento manca letteralmente del terreno sotto i piedi: ma può sognarlo, ipotizzarlo dai territori del futuro".

La vera sfida che l'educazione deve oggi affrontare è perciò quella di trovare non solo le "strategie pedagogiche" per educare le nuove generazioni, ma quella di far crescere nella scuola e nella società un "profondo desiderio di alternativa" recuperando la dimensione della gioia di "gustare qualcosa di bello e piacevole", abbandonando la volontà di colonizzare presente e futuro e restituendo all'esperienza educativa il carattere di apertura all'inedito e all'imprevedibile. Su queste dimensioni ha insistito nella sua applauditissima conversazione il pedagogista e "compositore di favole" Rubem Alves, poco conosciuto in Italia ma famoso nel suo paese, il Brasile, da alcuni anni stabile collaboratore della rivista Cem Mondialità.

Nei "laboratori di ricerca" i partecipanti - guidati da esperti - hanno quindi elaborato percorsi alternativi nel campo della musica e della narrazione, del disegno e dell'immagine, della poetica e della "mappatura del territorio", della drammaturgia e della "ricostruzione della memoria", dell'esperienza del sacro e della comprensione dell'identita culturale, della corporeita e del gioco.

Occorre valorizzare i piccoli gruppi, le reti locali, le moltissime sperimentazioni in atto sul territorio: è questa la via partecipativa e paziente rispetto alle retoriche roboanti ma sterili delle grandi riforme che mai si realizzano, che il Convegno ha infine rilanciato.

"Si tratta di non essere spettatori ma partecipanti attivi e alternativi nei processi di cambiamento in atto, convinti della necessità di introdurre percorsi per 'educare diversa-mente'"- ha detto il direttore del Centro Cem mondialità, p. Arnaldo de Vidi - salutando i convegnisti. "Oggi la scuola in Italia viene intesa come una 'scuola-azienda' modellata sui criteri e gli interessi del mondo economico e ci si vuole liberare dal peso dell'educazione scaricandolo ai privati. In questo contesto è ancora più necessario rilanciare 'utopie alte'.

" Decisamente
va la lumaca verso
il Fujiyama"

recita un haiku di Basho.

Viviamo in un mondo competitivo dove c'è chi mira ai privilegi? Noi invece miriamo a ideali alti di umanità che richiedono la strategia della lumaca: lenta ma perseverante".


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