Lettera aperta al ministro Gelmini sugli istituti agrari
Giancarlo Fantini - 19-04-2009
Gentile Signora,

sono Giancarlo Fantini, docente di Esercitazioni Agrarie presso l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente di Crodo (VB), inserito dal 2000 nell'Istituto Comprensivo Innocenzo IX di Baceno (VB) che comprende tutte le scuole di ogni ordine e grado dei comuni delle Valli Antigorio e Formazza, estrema punta a nord del Piemonte.

Sono nato nel 1954 e dal '74 lavoro nella scuola, da 29 anni in questo Istituto che a ottobre festeggerà il suo 30esimo anniversario di fondazione: ne sono perciò la memoria storica oltre che il fiduciario del Preside, da tempo immemore.

In questo scritto userò spesso il plurale, in quanto ciò che leggerà non è solo la mia personale opinione, ma di molti altri colleghi, studenti, genitori, amministratori locali.

Negli anni, percorrendo quotidianamente 160 km al giorno, sono qui dalla mattina a sera a mandare avanti la "baracca", con risultati lusinghieri, visto che negli ultimi 5 anni questa è stata l'unica scuola superiore della provincia ad avere le iscrizioni in costante aumento ed abbiamo saturato ogni spazio possibile: grazie alla legge sull'autonomia, quando siamo stati staccati dalla precedente "casa madre" (che ci trattava come una Cenerentola) in occasione del precedente riordino degli istituti, da metà che erano, i nostri numeri sono raddoppiati. E non si riesce a soddisfare tutte le offerte di lavoro che ci arrivano per i nostri diplomati.

Senza immodestia, credo sia a causa della qualità dei servizi che offriamo e dell'impegno di molti che lavorano qui, in un piccolo paese di montagna, dove spendiamo anche una parte dei nostri stipendi.

Siamo l'unica scuola di agricoltura della provincia e numerosi ormai sono tra i miei allievi i figli di ex allievi: la "rete" e le collaborazioni che nel tempo abbiamo costruito ci consentono infatti di essere una presenza attiva sul territorio, invidiabile a detta dei molti ospiti e visitatori che ci capita di ricevere per i più svariati motivi.

Spasso siamo sui giornali (e TV) locali, sempre con buoni argomenti; ultimi, in ordine di tempo: il bando per la realizzazione del nuovo Convitto, finanziato dalla Provincia; la presentazione del nuovo vino barricato prodotto al limite settentrionale di coltivazione della vite; l'inaugurazione del birrificio, ormai in piena produzione.

Ma, insieme e per i nostri allievi, provenienti dalle province di Verbania, Novara, Varese, Milano, Vercelli, Pavia e Biella, ci occupiamo anche di altre attività:
- siamo in un progetto INTERREG con gli Svizzeri per la coltivazione e trasformazione delle erbe officinali, con tanto di essiccatoio;
- coltiviamo, oltre alla vite, mele e piccoli frutti (e sono in arrivo altri 5000 mq donati da un privato, in cui amplieremo le produzioni);
- è appena entrato in funzione l'impianto di distillazione per riciclare gli scarti della frutta, facendone liquori;
- nell'impianto sperimentale di compostaggio trasformiamo gii scarti vegetali dei privati ottenendone la gran parte del concime che ci necessita;
- abbiamo la manutenzione delle aiuole del Comune, molte delle quali sono state da noi realizzate;
- siamo impegnati in Senegal con un progetto di assistenza all'orticoltura di laggiù;
- mentre da anni abbiamo scambi regolari con scuole simili alla nostra in Repubblica Ceca, Francia, Germania, Polonia e Turchia.
Abbiamo inventato gli stage, prima che diventassero moda.

Naturalmente, come in tutti gli Istituti Agrari del mondo, buona parte di queste attività sono svolte dagli insegnanti Tecnico-Pratici, tra i quali sono il più anziano. Mentre gli altri 4, in servizio in questa realtà, sono, guarda caso, nostri diplomati, tutti miei ex allievi.

Come lo sono decine di giardinieri, allevatori, veterinari, guardie forestali e dei parchi regionali, vigili sanitari, responsabili di aziende vitivinicole, vivaistiche e commerciali delle succitate province.
Non sono forte coi numeri, ma so che ovunque mi trovi, mi capita di incontrarne qualcuno o di sentirmi chiamare o citare, forse a causa dei miei capelli bianchi e sempre di più, grazie a internet.

La mamma premurosa di un mio giovane allievo mi ha fatto avere il "regolamento per il riordino degli istituti professionali". E i capelli bianchi sono aumentati e caduti.

Già col "progetto '92" qualche illustre pedagogo aveva ritenuto di riformarci:
- abolendo le esercitazioni pratiche che in prima e seconda costituivano il 25% delle ore settimanali ed erano motivo dominante nella scelta al momento dell'iscrizione dopo la Media per chi, altrimenti, spesso, non avrebbe proseguito gli studi;
- cancellando materie come la Zootecnia e la Selvicoltura (ma introducendo il Diritto fin dalla prima);
- inventando la cosiddetta "terza area", a carico delle regioni che, finiti i fondi europei, hanno chiuso i rubinetti;
- stabilendo che la frequenza di questi corsi nel quarto e quinto anno, con stage obbligatori, sia ancora oggi titolo obbligatorio per l'ammissione all'esame di Maturità.
Avendo sempre il liceo come punto di riferimento.

E adesso un'altra "riforma", scritta senza chiedere niente a chi nella scuola ci vive, da parte di esperti che non ci vivono, almeno negli ultimi anni.
Un altra botta di "liceizzazione".
Con qualche colpo di genio in più.
Si, perché se è comprensibile, soprattutto in tempi di crisi, una politica di contenimento della spesa pubblica, sfugge la logica che sta dietro a certe scelte.

Salvo errori di stampa o nella trasmissione del'testo che ho davanti, vorrei infatti capire:
- perché sparisce la terza area, che da noi è sempre stata svolta così bene (anche con esperti del lavoro e delle professioni) da diventare una sorta di specializzazione che ha dato le maggiori possibilità occupazionali per i nostri diplomati degli ultimi anni;
- come possa ancora definirsi istituto per l'agricoltura una scuola in cui non c'è più l'Agronomia nei primi due anni (e con lei la Botanica);
- e se si possa ancora parlare di "servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale" avendo cancellato la Contabilità e il Disegno nel biennio e il Genio rurale nel triennio;
- e perché, a fronte della riduzione clamorosa delle esercitazioni, siano comparse 66 ore di laboratorio di Fisica. Passi per le altrettante di Chimica, per le quali almeno abbiamo il nostro piccolo laboratorio, ma i nostri laboratori sono i campi, la vigna, il frutteto, la cantina, i boschi e i monti. Dai quali ricaviamo persino delle belle entrate che puntualmente abbiamo sempre reinvestito in altre colture, strumenti, esperimenti.
- inoltre, davvero si ignora la qualità della materia prima umana che frequenta le scuole di agricoltura, per introdurre materie come la Sociologia rurale e la Storia dell'agricoltura che già figurano di fatto nei programmi di Italiano e Storia, visto che anche i docenti di materie umanistiche che lavorano con noi, da sempre, sanno dare il taglio che si deve alle loro discipline, se insegnate in istituti agricoli.
- infine, perché non c'è più la fitopatologia? chi insegnerà a curare le malattie delle piante?
- nell'analogo prospetto dei "servizi per enogastronomia e l'ospitalità alberghiera", cioè di ciò che oggi è ancora l'istituto professionale alberghiero, vedo CENTINAIA di ore di laboratorio il cui "insegnamento è affidato al docente tecnico pratico", anche e soprattutto nel triennio, mentre da noi ZERO: forse che l'azione lobbistica di cuochi e maitres ha avuto più successo di quella dei Periti Agrari e degli Agrotecnici ? o forse il legislatore pensa che non serva la pratica per coltivare, allevare, curare e proteggere animali e vegetali di cui ci si nutre, ma solo per cucinare e presentare bene i piatti ?
MISTERIOSA scelta di cui non riesco sinceramente a farmene una ragione!

Resta da capire chi si occuperà di tutto ciò che abbiamo messo in atto in questi 30 anni: mentre nulla si dice (ne si fa) contro i diplomifici e i corsi fantasma, che pure in mezzo ai monti dell' Ossola non esistono, si rinuncia al nostro "know out" di semplici diplomati, ma con esperienze nei più svariati settori delle produzioni agricole e di tutela ambientale, per far spazio a laureati che (sempre più spesso) non hanno mai visto una coltura o un allevamento dal vivo.

E non ne voglio fare una questione di titoli di studio, ma di storie professionali e di esperienza, visto che 3 su 4 dei miei giovani colleghi, nel frattempo sì sono pure laureati o stanno per farlo.

Sono il più vecchio tra loro, che sono come dei figli e che conosco dal primo loro giorno di scuola superiore, perciò sono disposto alla rottamazione, con pensionamento anticipato, rinunciando a 200-300 euro al mese, cioè a meno di ciò che spendo per venire fin quassù ogni giorno da 30 anni, pur di lasciare il posto ad almeno uno tra loro.

Potrei essere meno patetico se a Roma si prendessero in considerazione altre ipotesi di riforma dell'istruzione professionale (agricola), trasferendoci alle Regioni o al Ministero per l'Agricoltura ad esempio.

Potrei fare di più chiedendo di essere annessi alle Province autonome di Trento e Bolzano, dove i "servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale" per la montagna funzionano davvero.

In ogni caso mi rifiuto di assistere alla distruzione di una vita di lavoro, anzi di una scelta di vita.

Perciò Le chiedo di venirci almeno a trovare, prima di emettere la sentenza definitiva.

Cordialmente
Fantini P.A. Giancarlo
I.T.P. non fannullone

Crodo, 17 marzo 2009

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