Strettamente personale
Aldo Ettore Quagliozzi - 18-04-2009
Del capitalismo egotista

" Con il tipo di capitalismo ereditato dalla seconda guerra mondiale non andiamo lontano. Un capitalismo senza un quadro etico è nemico del genere umano. Bisogna chiedere scusa a Marx: aveva visto giusto. " Dichiarazione del Cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, al quotidiano " La Stampa " del 26 ottobre dell'anno 2008.

Avevo appena finito di leggere l'articolo di Federico Rampini " Se i mercati cancellano l' etica " sul quotidiano " la Repubblica " che la radio, quasi sempre accesa in casa nostra per via della tragedia d'Abruzzo, che orecchiavo sbadatamente nel mentre scorrevo la scrittura dell'illustre opinionista, dava la notizia di un'azione militare di " Sendero luminoso " in uno dei paesi più problematici del sud dell'America, il Perù. Chi si ricordava più di " Sendero luminoso "? Grande è stata la sorpresa di mia moglie. - Allora " sendero lumisoso " esiste ancora - è stata la sua immediata reazione e considerazione. Io intanto andavo indietro negli anni a ricordare. Un istantaneo tuffo all'indietro. " Sendero luminoso " , un gruppo d'ispirazione maoista, ha rappresentato per quelli della mia generazione, anche se non maoisti o tiepidamente maoisti, un'ancora di speranza per un cambiamento radicale della storia dei più derelitti dell'umanità. Come sia andata la Storia, quella grande e crudele, è sotto gli occhi di tutti. Sentire una notizia riguardante quel che resta di quel manipolo di visionari mi ha suscitato un moto di patetica considerazione. Ma non solo. Lo confesso. Confesso che nel mio intimo mi sono detto, quasi rabbiosamente, che un ritorno alle ideologie pure e dure, alle speranze nate allora attorno a quei gruppi di coraggiosi visionari, alle utopie di quel tempo, un ritorno a quella storia minima, un ritorno insperato, sarebbe oggigiorno salutare per questa umanità disorientata ed incredula. Inebetita. Un'umanità senza una meta che conti qualcosa. E questo pensiero fulmineo, fulmineo come un lampo, me lo sono tenuto per me, non ho osato neanche condividerlo, affidarlo a mia moglie, come quasi sempre mi avviene di fare. Avrebbe obiettato che la storia di quei gruppi o gruppuscoli ha comportato anche dolori e lutti. E' pur vero. Violenza, certo. Avrei potuto controbattere che, scomparsi loro, quelli di " Sendero luminoso ", la violenza ha continuato ad esistere in altre forme, come sempre, da parte soprattutto dei ceti sociali più abbienti e dei cosiddetti colletti bianchi, da parte dei signori della finanza, che nel corso del passato millennio ed in questo corrente hanno reso sempre più gravosa l'esistenza di milioni e milioni di esseri umani. Arricchendosi smisuratamente. Ed oggi, continuando nella loro violenza di classe, e presentando il conto del loro fallimento alle società d'Occidente e d'Oriente affinché siano esse a ripianare gli errori della loro dissennatezza. E pensando a quei tempi oramai andati, a quelle speranze morte e sepolte, a quelle utopie dileggiate in seguito, mi sono chiesto cosa abbia determinato a livello planetario lo stato di colpevole acquiescenza, di sonnacchiosa attesa, di inutili aspettative, da parte soprattutto dei ceti meno abbienti, dei poveri in particolare. E dei giovani di tutto il mondo, tagliati fuori per gli anni a venire da ogni speranza di vita dignitosa. Furono quei movimenti, quei gruppi e gruppuscoli che ispirarono, in quel martoriato subcontinente, in quegli anni, nuove visioni sociali e, tanto per ricordare, il diffondersi di quel movimento di base nato all'interno della chiesa cattolica e che prese il nome di " Teologia della liberazione ". Liberazione dalla fame, dalla povertà, in Terra. Senza un rimando a dopo una vita di stenti. E come anche quel movimento sia andato a finire, quasi avversato dalle alte gerarchie di Roma, è la storia degli sconfitti di quel tempo, è la storia della sconfitta di tutti i deboli e poveri di questo angolo d'universo chiamato Terra. " Sendero luminoso " forse è bene che continui a vivere nei ricordi nostri, che non torni in campo come in quel tempo andato, è bene forse che rimanga tra gli affetti nostri di un tempo di speranze, nell'illusione di una storia nuova a venire. E dei " Tupamaros "? Cosa ne è stato dei " Tupamaros "? E di Monsignor Camara? E di Monsignor Romero? E di Leonardo Boff? La Storia, la Storia grande, non ha concessioni da fare agli umiliati ed ai perdenti di sempre. " ... el pueblo unido jamas serà vencido ... " Sarà vero? Ne dubito assai. E' che divento sempre più vecchio e quindi sempre più disilluso. Di seguito trascrivo, in parte, l'interessante lavoro di Federico Rampini. Con esso l'illustre opinionista ha presentato al pubblico italiano il recentissimo lavoro dello psicologo e psicoterapeuta inglese Oliver James " Il capitalista egoista " ora edito anche in Italia per i tipi Codice edizioni.

" ( ... ) In ogni nazione dove è stata introdotta la versione più avanzata del capitalismo, ( ... ), la maggioranza dei lavoratori ha visto diminuire la propria quota del reddito nazionale mentre una minoranza di privilegiati si è arricchita enormemente. La sicurezza del posto di lavoro è calata. Un progresso nel reddito dei ceti medio-bassi, quando c' è stato, è dovuto all' aumento delle donne che lavorano: ma non è priva di costi psicologici la pressione esercitata su entrambi i genitori affinché svolgano un lavoro retribuito quando i figli sono ancora piccoli. In parallelo con l' innalzamento dei consumi individuali c' è una crisi del risparmio, l' accesso alla proprietà della casa è difficile, la vita personale è stata colonizzata dal lavoro. Questi danni non sono nuovi ma James ritiene che siano aumentati con l' avvento del capitalismo egoista: una forma patogena, con effetti distruttivi sul nostro equilibrio mentale. Per capitalismo egoista James intende quel sistema d' ispirazione angloamericana che altri hanno chiamato supercapitalismo, turbo-capitalismo, iperliberismo, mercatismo. James definisce così i suoi tratti distintivi: «Il primo è che il successo di un' azienda è giudicato dalla sua quotazione in Borsa, invece che dalla sua forza intrinseca o dal contributo che può offrire alla società. Il secondo è una forte spinta a privatizzare i beni e i servizi della collettività. Il terzo è una regolamentazione minima dei servizi finanziari e del mercato del lavoro, tesa a favorire i datori di lavoro rendendo più semplici i licenziamenti. Inoltre l' imposizione delle tasse non punta a redistribuire la ricchezza: per le grandi aziende e per i ricchi è più facile evitarle e rifugiarsi nei paradisi fiscali». Il capitalismo egoista è ansiogeno non solo per la pressione sulla produttività del lavoro e lo stress da competizione, ma anche perché alimenta aspirazioni malsane. «Nella società del Grande Fratello molte persone pensano che anche loro un giorno potranno essere famose. Le tossine più velenose per il benessere sono racchiuse nell' idea che la ricchezza materiale è la chiave del successo, solo i ricchi sono vincenti e l' accesso alle sfere più alte della società è consentito a chiunque; se non ci riuscite c' è solo una persona cui potete dare la colpa: voi stessi». La pressione sull' individuo viene aumentata dal diffondersi di un darwinismo sociale che giustifica le politiche economiche neoliberiste. L' espressione 'sopravvivenza del più forte' giustifica crescenti disparità di ricchezza. Chi sta in fondo ansima e soffre in silenzio, o si sfoga su chi gli sta vicino. ( ... ) "

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 benni    - 25-04-2009
Sono sensazioni e riflessioni che mi accompagnano da anni, unite a quella di aver contribuito come generazione a far arrivare il mondo dov'è; per non aver forse voluto accettare che bisognava sporcarsi le mani con la politica istituzionale, pensando che fosse inutile, e che forse quella stagione di tensione verso una società più solidale e più equa, verso un modello di produzione orientato al bene collettivo e non a quello del singolo fosse esaurita e irripetibile; non è così, non ci è concesso di sentirci reduci o malinconici. Dobbiamo continuare nei modi possibili oggi a difendere un'idea che un altro mondo è possibile, lo dobbiamo a tutti i giovani che continuano ad affacciarsi su questo pianeta....mi fermo qui.
(sulle note di "Vincenzina davanti alla fabbrica")