Non riesco più
Vittorio Delmoro - 16-04-2009
Da qualche tempo non riesco più a guardare i notiziari, né a leggere le pagine di giornale sulla nuova tragedia del terremoto abruzzese; me n'ero accorto già dall'ultima guerra di Gaza : pagine e pagine con corredo di fotografie che saltavo a più pari, accontentandomi solo dei titoli.

Non ce la faccio più.

Eppure molti anni fa mi cibavo di queste notizie, crescevo con queste informazioni; un po' come quel terrorista della RAF che - ho letto - teneva sempre nel portafoglio una foto d'un internato dei lager, per alimentare la sua rabbia.

Tutta la mia formazione politica s'è alimentata dell'indignazione per l'una o l'altra delle tante ingiustizie di cui si aveva notizia, dal Vietnam alla Palestina, dallo sfruttamento alla catena di montaggio ai morti sul lavoro.

Ero giovane, volevo cambiare il mondo, volevo dare il mio contributo perché, se non tutte, almeno alcune di quelle ingiustizie cessassero; e poi non ero solo : c'erano tanti giovani che volevano la stessa cosa, volevamo fare la nostra rivoluzione; allora non ci interessava se eravamo pochi o tanti, se eravamo deboli o forti : avevamo tutta la vita davanti e il futuro non poteva che essere migliore.

Da allora son passati quarant'anni, siamo diventati vecchi, sono diventato vecchio e il futuro non lo vedo più.

La strada da fare perché non succedano più tragedie come quella abruzzese mi appare lunghissima, infinita; i cambiamenti di mentalità, di stile di vita, di abitudini quotidiane perché si possa pensare a ricostruire in modo diverso mi sembrano così lontani da non far più parte del mio orizzonte; che poi col mio comportamento o il mio modo di pensare io possa incidere sui tragici avvenimenti che si compiono lontano da qui, mi appare ancora più illusorio.

Per quarant'anni ho fatto prima affidamento sulle mie idee e sulla mia volontà, poi su quella dei miei compagni di lotta, poi sui nostri rappresentanti politici, da ultimo su un governo (alfine conquistato) per quanto non genuina espressione di quelle idee e di quella volontà.

E ora che mi resta? I rappresentanti politici a me vicini non riescono neppure a raggiungere il quorum per entrare in parlamento e fra poco a Strasburgo e dunque non servono a nulla; di quelli meno vicini ma più affini non posso fidarmi troppo, perché per una cosa fatta bene, ve ne sono dieci fatte male; e allora?

Gli unici di cui ancora mi fido sono i due milioni del Circo Massimo (e i precedenti tre del 23 marzo 2002), il milione del 30 ottobre a Roma, oppure le decine di colleghi e genitori che incontro ogni tanto nelle nostre assemblee sulla scuola.

Ma se non riusciamo neppure a conquistarci un piccolo futuro sulla scuola dei nostri figli e nipoti, come facciamo a pensare che non ci sia più un altro terremoto d'Abruzzo?

Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi epocale, le fabbriche si svuotano, le scuole vengono tagliate, gli uffici tartassati e spernacchiati, aumentano i poveri, aumentano le discriminazioni, torna il razzismo, torna il fascismo e per di più anche le disgrazie naturali... e invece di fare la rivoluzione, di assaltare i forni, di sequestrare gli affamatori e di buttare a mare il governo, assisteremo... ad un aumento di consensi per la destra, alla scomparsa della sinistra e all'estinzione del futuro.

Ecco perché non riesco più a vedere quelle immagini e a seguire quelle notizie... ho perso la speranza.


Vittorio Delmoro - maestro

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 Francesco Di Lorenzo    - 25-04-2009
Ci sono momenti in cui non si sa più che fare. Ci si sente come accerchiati. Possibile che tutti la pensino in allo stesso modo? Iniziano queste mail piene di vignette falso- umoristiche che hanno l’unico scopo di denigrare agli occhi di chi le legge, per esempio, i rumeni. Le mail te le mandano gli amici e allora tu rispondi, ma siete stupidi? E loro ti rispondono, ma sono solo due battute, perché ti scaldi tanto? Poi senti dei ragazzi, adolescenti, che dicono convinti che gli stranieri non si devono neanche permettere di criticare il nostro paese perché li ospitiamo e quando si è ospitati è buona educazione essere solo grati a chi lo fa. Ascolti, poi, una insegnante meridionale che vive al nord dire che gli stranieri devono soltanto ringraziare la scuola italiana che offre loro, a gratis, il servizio di mediazione linguistica sprecando dei soldi che potrebbero essere usati per gli italiani. Pensi di essere senza scampo, poi ti calmi. Non è possibile, ti dici, non sto al centro del mondo e ci sarà pure qualcuno che la pensa diversamente, almeno un po’. Ti aggrappi a questa idea, ci speri. Sai che in fondo è così. Ma quanta fatica e quanta tristezza.