Mariastella Gelmini non lo sa: la storia ha le sue primavere
Giuseppe Aragno - 06-03-2009
Non so se l'estremismo sia davvero la malattia infantile dei ceti subordinati e trovi terreno fertile nella rabbia impotente degli oppressi. Val la pena di rifletterci e ci tornerò più avanti. M'interessa per ora una premessa. Cota, Bricolo, Bossi, La Russa, Gelmini e compagnia cantante non lo sanno di certo, ma è così: i tentativi di installare a Napoli tribunali spagnoli del Sant'Uffizio furono spazzati via dalla furia popolare che, nei tumulti di piazza del 1510 e del 1547, si trovò al fianco l'aristocrazia. Erano anni fecondi di studi e di rivalutazione della natura dell'uomo e la superstizione come strumento di potere stentava a perpetuare il governo della barbarie.
Non siamo al Rinascimento, questo è chiaro e, in tema di governo e di barbarie, conviene forse tornare a riflettere sull'estremismo.
Non lo nego. L'idea di Cota, Alemanno e soci - non è chiaro se Veltroni poi abbia provato a rubargliela, o sia maturata spontanea nel suo seno - è stata vincente: per impadronirsi del potere occorreva suscitare fantasmi, cavalcare la tigre della paura e trascinare il Paese sulla china pericolosa di un estremismo di nuovo conio, suscitato dall'alto con tutti gli strumenti della disinformazione. L'integralismo leghista e il populismo berlusconiano hanno così messo le mani sul Paese.
Sul solco tracciato dai leader nazionali, persino una città tollerante come Napoli ha ora le sue ronde. Una sinistra senz'anima e senza identità, accettata la sfida, ormai rilancia: "ronde antipedofilo" è lo slogan dei verdi napoletani, che scavalcano a destra - mi perdoni la destra vera, se ancora c'è verità che sopravvive qui da noi - il verde della lega e il carroccio padano e presentano il loro biglietto da visita in vista dei prossimi comizi elettorali.
Quale che sia la natura clinica dell'estremismo, è davvero difficile dubitare: la malattia è contagiosa. Partita dal Vomero, quartiere di "gente bene", di "società civile" degli affaristi, arricchiti e parvenus, la caccia all'untore, come scrive sul "Manifesto", la mia amica Francesca Pilla, ha fatto subito proseliti e qualcuno leverà presto una "colonna infame" in Piazza Mercato, ove salì al patibolo la civiltà nei panni di Eleonora Pimentel Fonseca alla fine della rivoluzione del '99.
Rinnovando i fasti della "Santa Fede" e cancellando d'un sol colpo il magistero e la memoria di Giordano Bruno e del libero pensiero, destra e sinistra unite in uno sconcio assalto al potere fanno entrambe, ciascuna per suo conto, la propria parte nella costruzione di un regime che sarebbe un oltraggio sanguinoso alla nostra storia definire fascista: ci fu nel fascismo una parvenza di dignità di pensiero che oggi non trovi né a destra né a sinistra. Davanti a cinque scuole napoletane sosta da due giorni una ventina di volontari divisi in pattuglie "specializzate" nel sospetto e nella delazione. Un numero verde subito rovente rovescia infamie su cittadini innocenti, alimentando la cultura del sospetto, rafforzando un sistema di delazione che tornerà utilissimo al regime.
Dopo aver introdotto l'idea strumentale, demagogica e anticostituzionale che la sicurezza di donne e bambini vada assicurata dalle "ronde", una classe dirigente di guitti e comprimari, che nessuno conosce e riconosce, tranne complici e sodali nel patto scellerato, nessuno elegge, nessuno vota, sollecita la pancia del Paese, pungola gli istinti più bassi e giunge ad assediare persino le scuole con le sue sconce "trovate" elettorali. Incurante, del danno, decisa a conseguire i suoi luridi scopi in ogni modo e con ogni mezzo. Costi quel che costi
E noi? - mi domando. Noi insegnanti dove siamo, che facciamo, che pensiamo, quale ruolo riteniamo di poter avere per contrastare questo tentativo di reintrodurre, a distanza di secoli, nella coscienza di un popolo che l'ha storicamente rifiutato, il Tribunale del Sant'uffizio. Noi? mi domando. Noi confermeremo ciò che scrisse Gobetti: il fascismo fu l'autobiografia di un popolo, il "consenso" fu reale? Il berlusconismo rappresenta l'Italia? Berlusconi e i suoi scialbi imitatori di sinistra rappresentano l'Italia più di quanto non facciano la resistenza di Chiaiano, i Dante De Angelis che si fanno licenziare per attestare la verità, i Comitati no Tav e Dal Molin, i Zanottelli che si battono per la tutela dei beni comuni? Che facciamo? Alziamo bandiera bianca, riteniamo che quello che sta accadendo sia tollerabile? No. Noi non lo consentiremo. Io rimango dell'avviso che l'Italia vera sia un'altra, minoritaria, certo, come minoritaria fu quella che contrastò il fascismo, ma alla fine vinse.
Io continuo a credere che l'Italia vera sia quella che lotta, l'Italia di chi si oppone, rischia la libertà personale, la sicurezza della famiglia e il posto di lavoro. Continuo a credere che gli insegnanti si ribelleranno. C'è tempo e modo per farlo: rifiutiamo di fare scuola in queste condizioni, opponiamo dignità di coscienze a leggi che non hanno legittimità costituzionale, opponiamo luce di cultura al buio dell'ignoranza e alla ferocia del potere. E se non abbiamo animo e forza per dare battaglia, allora riconosciamo apertamente la nostra viltà: diciamolo che siamo inferiori a quel popolo che secoli fa rispose all'arroganza coloniale degli spagnoli e all'ignobile tracotanza del Vaticano, rivendicando il proprio diritto a vivere e a pensare.
Mai come oggi è stato così chiaro. Ci sono momenti della storia in cui l'estremismo sta nelle istituzioni, viene dall'alto, nasce dal potere, da una classe dirigente decisa a perpetuare se stessa in ogni modo possibile. In tutti i modi possibili, quindi, è necessario e legittimo reagire. In un momento come questo, nessuno si può illudere di difendere sé stesso disertando. E' vero, siamo pochi, ma non è meno vero che la scuola assediata non ha scelta: è chiamata alla lotta. Uniamo le forze, mettiamo in campo la ragione, facciamoci sentire, insieme, lavoratori di ogni categoria, cittadini che non intendono ridursi a sudditi, uomini e donne e che hanno cuore e dignità. La reazione non è ancora passata e, quand'anche lo fosse, non ha vinto, non può vincere. La vicenda umana conosce abissi di disperazione, ma il sole è destinato a tornare e l'alba cancella la notte. In quanto a noi insegnanti, non possiamo ignorarlo, sarebbe un crimine: sta a noi far sì che, dopo questo inverno, i nostri studenti siano la nuova primavera della storia.

Tags: estremismo, ronde, delazione, destra. sinistra


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 Francesco Masala    - 06-03-2009
Il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome.(Rosa Luxemburg)
Credo che leggere quello che scrive Aragno, interventi dolorosi e necessari, sia un'applicazione quotidiana del gramsciano pessimismo della ragione e ottimismo della volontà.