I fondi pensione nella crisi: PATAPUNF!
Umberto Bardella - 23-02-2009
Riceviamo e volentieri diffondiamo da Attac Italia.
Red


Ad essere sinceri, era un pò di tempo che eravamo curiosi di sapere come la COVIP (anagramma di Commissione per la Vigilanza sui fondi Pensione) avrebbe parlato della crisi, dopo che la stessa era passata rapidamente dalla vigilanza ad una sfacciata propaganda della bontà dei fondi, quasi fossero l'anticipo del paradiso in terra.
Abbiamo dovuto aspettare un bel pò, il 21 di novembre - ma la COVIP, evidentemente pentita del ritardo, ha promesso a partire dal 2009 una relazione ogni tre mesi.
Comunque, l'attacco della relazione COVIP ("La crisi del sistema finanziario internazionale ha avuto evidenti ripercussioni sui rendimenti dei fondi pensione italiani") è sommesso, quasi pentito; e tale rimane per tutto il testo presentato. Nessun riflesso, comunque, del tono entusiasta delle altre relazioni. Ma entriamo nel merito. In primo luogo, ci ha fatto evidentemente piacere che anche lei si sia accorta di un problema che noi avevamo segnalato fin dall'inizio: il problema di chi, volente o nolente, deve andare in pensione in periodi come questo, quando la somma da incassare è inferiore al capitale che ognuno ha versato.
Andiamo avanti.
Nulla di nuovo nelle sei pagine di relazione, salvo quanto appena accennato, e una conclusione impegnativa, quella di "creare un vero e proprio portale della previdenza complementare" (qualcuno ci spiega cosa avranno voluto dire con questa solenne affermazione?).
E ora, la parte che più ci ingolosisce, le tabelle. Pagina 1,2,3... e finalmente l'ultima: "Fondi pensione e PIP. Rendimenti netti. Valori medi per categoria di fondo/comparto".
Un Patapunf! Generale e clamoroso.
Non possiamo qui, per ovvi motivi di spazio, riportarla tutta; basti dire che figurano voci come -23,6, -21,9, -12,4, e via perdendo (i nostri soldi).
Un paio di veloci calcoli ci dicono che 1.000 euro investiti all'1/1/2003 sono diventati
1.173,32 euro se investiti nel TFR
1.165,67 euro se investiti nei fondi negoziali,
1.095,73 euro se investiti nei fondi aperti.

E uno.
Finora siamo riusciti a capire che chi ha lasciato i soldi nel TFR ci ha guadagnato di più.
È vero che sono dati approssimativi, perché i fondi sono messi tutti insieme, con la sola distinzione del tipo più o meno rischioso (e quindi più o meno redditizio), ma sono gli unici dati sicuri che la COVIP ci ha dato finora. E noi vogliamo ragionare sui dati COVIP, perché siamo sicuri che sono oggettivi.
Però qualcosina in più riusciamo a sapere: ad esempio, quanto hanno reso i famosi 1000 euri del 1992 non per singolo fondo, ma per raggruppamento di fondi; raggruppamento basato sul tipo di investimenti, e quindi (in teoria) di rendimento ma, in pratica, sul rischio.
Ecco allora questi dati:

Fondi negoziali
Obbligazionario puro 1138,24
Obbligazionario misto 1156,41
Bilanciato 1187,82
Azionario 1128,06

Fondi aperti
Obbligazionario puro 1127,89
Obbligazionario misto 1125,53
Bilanciato 1089,00
Azionario 1028,13

Ma così non è divertente. Chi è il primo e chi l'ultimo? E, soprattutto, a che punto è il TFR?
Ecco allora la classifica, arricchita dei dati sul TFR:

Fondi negoziali
Bilanciato 1187,82
TFR 1173,32

Fondi negoziali
Obbligazionario misto 1156,41

Fondi negoziali
Obbligazionario puro 1138,24

Fondi negoziali
Azionario 1128,06

Fondi aperti
Obbligazionari puri 1127,89

Fondi aperti
Obbligazionari misti 1125,53

Fondi aperti
Bilanciati 1089,00

Fondi aperti
Azionari 1028,13

Oh, adesso finalmente ci possiamo ragionare.

La prima cosa che si vede è che il TFR si colloca ad un onorevole secondo posto, ma non è al primo. Dimentichiamo però una cosa: come è andato, dall'1/11/2008 ad ora, il fondo bilanciato? Se pensiamo che è un fondo ricco di azioni, e ci ricordiamo che le azioni sono andate e vanno giù alla velocità di una cometa (come si ricorda chi viveva quando non c'era tanto smog e le comete si vedevano ancora), la risposta è facile.

Secondo ragionamento, forse un pò più insolito.
Il range (che poi sarebbe molto più chiaro usare il termine "differenza", ma così va il mondo ora) tra il primo e l'ultimo è di euro 159.69; che, rapportato ai 1000 investiti inizialmente, sono il 6,26%.
E valeva proprio la spesa combinare tanto casino per avere dei risultati che, tra il primo e l'ultimo, hanno una differenza del 6,26%?
A meno che - e qui sta l'inghippo, e qui torneremo, le motivazioni vere non c'entrino niente con il rendimento dei fondi.

Ci sarebbe un ultimo ragionamento che vogliamo fare: le commissioni che spettano ai gestori (banche, assicurazioni, SGR, e chi più ne ha più ne metta).
Niente. Nisba. Zero. Non un numero.
Siamo costretti a lavorare di fantasia.
Al 31 ottobre 2008 gli iscritti ai veri fondi pensione erano 4.827.152 (unico dato COVIP). Supponiamo che, per le spese di gestione dei 1000 euri, ogni iscritto abbia dato, nel solo 2008, 2 euri a testa.
Risultato?
9.654.304 euri. Oltre 19 miliardi (19.000.000.000) delle vecchie lire - e parliamo di mezzo caffè per un anno solo!

Che sia da queste parti il motivo vero della riforma delle pensioni?

ULTIMA ORA

Giusto prima di andare in macchina (si dice ancora così?) apprendiamo che ora Confindustria vorrebbe affondare i denti nel TFR di quest'anno. Se lo scordi! E si ricordi che esso non è a disposizione delle aziende ma è salario accantonato dai lavoratori.

15 febbraio 2009

Umberto Bardella (Attac Torino)

Tags: fondi, pensione, lavoratori, crisi, finanza, economia


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