I Professionali, scuole di serie B?
Mimmo Tardio - 15-05-2002
C'è un aspetto per certi versi inquietante, che caratterizza la cosiddetta riforma Moratti della scuola: quello che riguarda gli Istituti professionali. Non riesco a capire esattamente perché alla (colpevole!) disattenzione dei media si debba anche accompagnare quella (tragica!) di molti docenti, dirigenti scolastici ed alunni degli stessi istituti professionali. Almeno così a me sembra, se non mi giungono echi di risoluzioni critiche, di appelli e di iniziative, di mobilitazioni efficaci contro una vera e propria rivoluzione che rischia di affossare un segmento scolastico che ha profondamente innovato e rinnovato l'Istruzione secondaria. E che dovrebbe interessare tutti in definitiva, se è vero che l'Istruzione professionale riguarda il 25% della popolazione scolastica totale.

Se devo esser sincero percepisco un'aria di profondo scoramento, come se si dovesse soggiacere ad un fatto ineluttabile; colgo come una passiva indolenza, ma anche un atteggiamento che porta qualcuno a pensare e a sperare che il passaggio alle regioni possa tradursi in vicinanza a "certi" poteri decisionali, che avvantaggerebbe questo o quell'altro Istituto, a seconda di parametri e valutazioni non propriamente scolastici...

Possibile che davvero non si sappia o non si voglia capire la vera posta in gioco è un'altra e che si realizza la riforma Moratti i Professionali ritorneranno ad essere scuole di "arti e mestieri", istituti utili a sfornare "solo" manodopera e tecnici, sicuramente meno qualificati, difficilmente più collocabili nel mondo del lavoro? E che il sapere ed i contenuti che si offriranno loro saranno sempre più legati a contingenze operative, professionali e tecniche, con buona pace per l'elevamento anche della loro cultura generale? E tutto ciò proprio in contrasto con la tanto decantata flessibilità del mercato del lavoro, che proprio sulla versatilità delle basi culturali di partenza fa affidamento! Usciranno meno cittadini e più consumatori e la cultura, la cittadinanza, la teoria e la conoscenza dei problemi e dei mondo diverranno solo sfondi evanescenti ed inutili.

Catastrofismo? Non credo, si vada a vedere l'ipotesi della riforma Moratti: passaggio degli Istituti professionali alle Regioni e corpose parti dei percorsi formativi e di parti dei programmi decisi dalle stesse Regioni. 1 professionali saranno poi assimilati alla formazione professionale, entrando in un calderone formativo che, soprattutto nella nostra Regione, è in profonda crisi economica e progettuale. Ancora. Gli studenti dei professionali per iscriversi all'Università dovranno sostenere un esame di ammissione e se lo vorranno potranno interrompere i loro studi al 4° anno, chissà perché! A queste scuole già da quest'anno sono stati drasticamente ridotti i finanziamenti, soprattutto per le terze aree professionali, che sono una delle loro parti più innovative e fondamentali. E' infatti attraverso queste attività di stage formativi che gli alunni si avvicinano veramente e produttivamente al mondo del lavoro, realizzando esperienze professionali durante gli anni di studio. Se quest'anno è stato difficile per i professionali organizzare le terze aree, l'anno prossimo sarà anche peggio.

Non sono favole o propaganda politica queste constatazioni, lo scrivo a chiare lettere perché non si pensi che dietro queste valutazioni vi siano solo pregiudiziali ideologiche. Insegno da 12 anni in un professionale e ho accettato di rimanervi sapendo che era un'avventura rischiosa ma affascinante, nel contempo. Da noi si fa formazione spesso a 360 gradi, si è sperimèntato e si sperimenta quanto di più innovativo vi è, in campo pedagogico e formativo.

Ricordo solo, quali pezzi importanti di sperimentazione, la didattica modulare e i progetti Brocca e 2002, per non parlare dell'autonomia scolastica, che abbiamo già utilizzato e metabolizzato da decenni. E l'utilità formativa ed educativa di tali cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti; alunni più preparati, sui versanti culturali e professionali, già "rodati" in esperienze lavorative. E di questo se n'è accorto anche il mercato del lavoro, ma anche molti enti locali ed istituzioni scolastiche, se è vero che molti dei nostri alunni hanno davvero creato ex novo servizi sociali e turistici per diversi comuni o altri ancora trovano occasioni di lavoro qualificate. Per non parlare poi del fatto che il nostro Istituto, come altri professionali d'altronde, è diventato un continuo punto di riferimento per docenti, amministratori locali e vari operatori che richiedono ai nostri operatori scolastici consulenze, progetti ed interventi.

E allora. perché non si vuole più perseguire un vero sistema integrato, tra la scuola statale e la formazione regionale? Perché si vuole, di fatto, cancellare, proprio nell'anello socialmente più debole, il ruolo fondamentale che lo Stato dovrebbe continuare a mantenere nell'istruzione? Se passasse la riforma Moratti la scuola ritornerebbe davvero indietro e il fondamentale obiettivo dell'integrazione sociale e delle pari opportunità educative e formative si allontanerebbe ancora di più. Per tutte queste ragioni, davvero non si capisce il perché d\'una scelta riformista che è suicida e che, oltre ai professionali vuole penalizzare anche Istituti tecnici qualificati, quali il Nautico "Carnaro" di Brindisi, ad esempio.

E allora, in conclusione, io pongo tramite questo giornale, un invito ed una domanda banale, a tutti quelli che a vario titolo sono interessati alle sorti dei professionali e dei tecnici: possiamo tentare una qualche utile iniziativa e le necessarie pressioni, rivolte ai partiti,alle forze sociali e all'intera collettività, perché questa riforma della scuola non venga approvata, soprattutto nei punti che ho sopra richiamato?

E' anche sull'indolenza e sull'inerzia, oltre che sui meschini calcoli egoistici di qualcuno, che Moratti fa affidamento. Almeno noi ricordiamocelo.

Mimmo Tardio
Docente di Italiano
presso l'Ipsss "Morvillo Falcone" di Brindisi

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 Francesca Scauda - insegnante di lettere - IPC di Gallarate    - 22-09-2002
Concordo pienamente con quanto esposto nell'articolo. Insegno in un istituto professionale, vedo con sguardo molto critico la riforma Moratti proprio per le ragioni che lei ha evidenziato. Vorrei che venisse innalzato l'obbligo scolastico e che si operasse per rimotivare i giovani all'apprendimento. Per questo nel mio istituto sto portando avanti un progetto di "classe potenziata" in cui sono immessi quegli alunni cognitivamente più deboli o meno motivati. L'obiettivo è convincerli che imparare, a scuola, può anche essere un'esperienza affascinante. Ma io e i miei colleghi, anche se l'iniziativa ha avuto degli esiti positivi, ci accorgiamo di "remare all'incontrario": noi operiamo perchè i ragazzi rimangano a scuola, la riforma va nel senso opposto, con la facile prospettiva di un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

 Sebastiano Raeli    - 15-10-2005
Concordo pienamente con l'analisi effettuata.
La cosa più sconcertante è a mio avviso l'assoluta rassegnazione/immobilità di coloro che ben dovrebbero rendersi conto della distruttiva portata della cosidetta riforma, e cioè i quasi sessantamila docenti degli Istituti Professionali.
Inquietante è il fatto che si stabiliscano dei paletti
(cosa che è nella tecnica legislativa dei decreti legislativi che demandano a successivi regolamenti di attuazione la definizione dei particolari ) senza che nulla trapeli o si voglia far trapelare riguardo ad esempio a quale sarà il futuro assetto degli IPS.
Quali discipline,quale monteore,quale il destino dei docenti ?
Chi scrive ha insegnato per tre anni nei corsi di formazione professionale della regione e dopo avere vinto il concorso ha insegnato ( e insegna) in un istituto professionale di stato.
Equiparare le due realtà è assurdo .