Il Parlamento di Berlusconi fulminato dall'ira di dio
Giuseppe Aragno - 10-02-2009
Se il Dio dei cattolici esiste, ha impedito ai suoi fedeli di consumare un'empietà: strappare alla morte un corpo sventurato che da lunghi anni egli aveva inteso chiamare alla sua presenza. Ha impedito un gesto di ferocia che ricorda da vicino la lucida follia del Sant'Uffizio, che, d'altra parte, trovò compatti chierici e fanatici: era figlio di Dio.
Tanto basterebbe per valutare la differenza profonda che corre tra fede, religione e fanatismo clericale. Tanto basterebbe, e la pietà civile, versate lacrime che nessun integralismo sa e può piangere, confinerebbe nella tragedia storica dell'ignoranza, della superstizione e della malafede una vicenda indecorosa e, per certi versi, tutta italiana.
Il punto è che il rigurgito gesuitico e il rinnovato e ossessivo "Dio lo vuole" non c'entravano e non c'entrano davvero nulla con la vita e la morte. Il punto è che la Linguadoca di nuovo bruciata e l'inferno chiamato in causa a difesa del paradiso, non avevano e non hanno nulla a che spartire con la difesa della vita, col sacro rispetto per la morte e con quel "mistero del dolore", cui s'erano appellati, bestemmiando, le supreme gerachie Vaticane. Il punto è che dietro il nero delle tonache, il baluginare delle candele, le croci sollevate a mo' di spada, i grani di rosario consumati e una furia sanfedista alimentata ad arte da chierici e politici s'intravedeva e s'intravede, lucida e agghiacciante, la condanna a morte della nostra democrazia. Il punto è che indietro non si torna e ciò ch'è accaduto lascia un segno profondo. Un Parlamento delegittimato, nato servo e mai delegato, un Parlamento "nominato" che non ha maggior legittimità e rappresentatività della "Camera dei Fasci e delle Corporazioni", è stato colto sul fatto dal Dio al quale s'appellava, sorpreso nel momento in cui, in suo nome, in nome del Dio dei cattolici, poneva mano a una legge voluta da un uomo che nulla sa di fede, di speranza e carità. Una legge pensata solo per cancellare in un sol colpo la divisione tra i poteri, che fu il vanto della democrazia borghese, e la dignità di quelle che un tempo erano assemble elettive. Una legge che apre la via al tentativo di dar vita a un nuovo totalitarismo, a uno Stato etico, padrone assoluto della vita, della morte e della volontà di cittadino ritornati sudditi.
La morte pietosa e la mano di non so quale dio, stanco di bestemmie e di menzogne, chiudono la vicenda umana. Vive, ci resta dentro come un grande insegnamento, l'esempio di dignità di un piccolo, grande eroe: Beppino Englaro, che sta lì a mostrarci tutta quanta la miseria morale di buona parte della nostra classe dirigente. Rimane aperta, è oscura, inquieta e tiene sospese le coscienze democratiche, la vicenda politica. Domani potremmo celebrare non una, ma due terribili cerimonie funebri: quella d'una donna sventurata, che un'oscena sete di potere meditava di tener prigioniera della morte in nome della vita, e quello della nostra democrazia, della vita civile di noi tutti, che si medita di pugnalare alla schiena in nome della democrazia. Noi però lo sappiamo, l'abbiamo imparato: è seguendo la via della democrazia che Hitler e Mussolini celebrarono i funerali della libertà. Gridiamolo, perciò, rompiamo il silenzio e sia ben chiaro a Berlusconi e ai suoi accoliti: di qui non si passa. La storia non si ripete.

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 Isa Cuoghi    - 10-02-2009
Beppino Englaro ha voluto sollevare il problema di chi, in coma e ridotto alla sola vita vegetativa, sceglie di andare dolcemente verso il suo destino.
In Italia , in silenzio, tanti altri casi simili si sono chiusi senza clamore e quasi clandestinamente, grazie a medici consapevoli e coscienti, nelle case dei malati, negli ospedali, nelle cliniche gestite da religosi, sì anche in quelle.
L'aver voluto sollevare il problema, la richiesta di dare voce a chi non ce l'ha più, da parte di un padre, tutore della figlia, ha invece scatenato una oscena battaglia tra ipocriti e guerrafondai, che dicono di tutelare la vita mentre firmano la morte di altri in guerra, nelle barche di clandestini, negli atti di razzismo, nel tenere gli occhi chiusi di fronte a massacri di popolazioni, di bambini, di donne, di vecchi, di civili.
Sono disgustata di come si è svolta la faccenda , qua in Italia .
Persone che hanno voluto alzare la loro voce con violenza, con accuse oscene, con bassezza di animo, immorali , indecenti , sporchi , spregevoli , vergognosi , volgari, biechi, nauseanti, ripugnanti , rivoltanti , schifosi.
Ma il nostro, per chi ancora non lo avesse capito, è un Paese così, votato all'incultura e alla cultura di chi fa la voce grossa, in mano a clerico - fascisti - mafiosi.. e in questo e questi casi, fa ancora più schifo l'ipocrisia che viene spacciata in modo così evidente.
Certi argomenti, in mano a queste persone, divengono improvvisamente sporchi e scatenano aggressività, mancanza di laicità e fascismo latente in ognuno di loro.
Come se ognuno di noi si dovesse inginocchiare e come se le decisioni della nostra vita, anche le più personali, intime, delicate, dovessero essere prese da un branco di estranei che di sensiblilità sia emotiva che civile e morale proprio non ne ha.

isa

 Raffaele Rossiello    - 10-02-2009
Non posso che condividere quanto letto, non posso che sottolineare quanto condivido. Il mio pensiero è sempre stato di destra forse su questa vicenda mi scopro un po' meno di destra di quanto pensassi.
Mi dispiace, mi dispiace molto, credo che questa volta la mia parte politica abbia puntato troppo sul conivolgimento politicosentimentalmorale delle persone dimenticando che questa è puramente una questione di coscienza in libertà; quanto vorrei che il Vaticano non fosse uno stato al centro dei nostri confini, affronteremmo queste ed altre questioni con più serenità.

 Annamaria    - 15-02-2009
Di tutta questa vicenda mi rimane il rumore assordante delle parole espresse da questo governo. Penso allo scempio verbale fatto sul corpo di Eluana. Oscenità del dire che dà forma alla oscenità del fare politico. E viceversa.