Berlusconi. Un colpo di testa o un colpo di Stato?
Giuseppe Aragno - 06-02-2009
Senza mezze parole, com'è giusto che sia se la misura è colma e il livello di guardia raggiunto. La taverna lombarda che comanda in un Parlamento di "nominati", in attesa di dominare il Paese, getta la maschera, sceglie di infilarsi in un vicolo cieco e apre uno scontro istituzionale dall'esito incerto e pericoloso.
Le leggi razziali, coi medici che denunciano i clandestini, la tassa sugli immigrati, le "ronde padane" o, se volete, la "Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale" e la schedatura dei clochard, non sono figlie d'un delirio improvviso e non segnano solo il punto più basso della storia politica della repubblica. C'è dell'altro e sembra fatto apposta per chiudere la partita col sistema democratico. L'attacco al sindacato, il disprezzo profondo per le regole del gioco, le intercettazioni impedite, le ripetute violazioni della Costituzione e l'aperta volontà di sottomettere ciò che resta della Magistratura indipendente, annunciavano da tempo la burrasca che si va scatenando sulle nostre teste. Sul pietoso e tragico caso Englaro, Berlusconi non si è limitato al tentativo apparentemente maldestro e avventato, certamente nullo sul piano giuridico e irresponsabile su quello politico, di far passare un decreto che sostituisse la sua opinione personale alla sentenza emessa dalla Cassazione. Non gli è bastata una inaccettabile interferenza dell'Esecutivo in tema di diritti dei cittadini - che sul piano costituzionale è materia di esclusiva competenza della Magistratura e vincola tutti, anche le Istituzioni al rispetto più assoluto delle sentenze passate in giudicato. Perseguendo un disegno politico eversivo, che attacca alla radice il sistema democratico, egli ha apertamente ignorato il "potere di garanzia" che la Costituzione riconosce al Capo dello Stato per tenere nei binari della legalità repubblicana la dinamica politica e le contrapposizioni tra le Istituzioni.
Stasera, con un gesto di inaudita gravità, Berlusconi e i suoi ministri, nessuno escluso, non solo hanno rifiutato di accettare il giudizio di Giorgio Napolitano sulla incostituzionalità del decreto messo insieme in fretta e furia per impedire il rispetto di una sentenza emessa da un tribunale della Repubblica, ma hanno scelto di andare per la loro strada: con o senza la firma di Napolitano, Berlusconi intende raggiungere il suo intento, che non è e non può essere quello di salvare una vita umana, ma di togliere la vita alla nostra democrazia.
La deriva autoritaria, che una opposizione imbelle e complice ha finora ignorato e talvolta incoraggiato, sembra approdare così al suo drammatico epilogo. E' giunto per tutti il tempo delle scelte chiare e nette. La misura è colma e il rischio mortale. I segnali sono sempre più inquietanti e appare evidente: potrebbe essere l'inizio d'un colpo di Stato. Prepariamoci a reagire da uomini e donne comuni, che non inseguono sogni di potere, ma fanno dignitosamente il loro lavoro e pensano che ci sia una soglia che non è possibile a varcare. Uomini e donne che hanno libera coscienza. Non è facile crederci, ma è vero, siamo noi "i protagonisti della storia e cioè della vita. [...] Ogni uomo e ogni donna lo è. Lo sono le tante persone che difendono la propria condizione e dignità a mezzo di fatiche e di sconfitte" [1].
Lasciamolo solo in questa ignobile avventura. Lasciamolo solo, perché senta fino in fondo la responsabilità che si assume e soprattutto perché sappia che non abbiamo nessuna intenzione di stare a guardare.

[1] Luigi Pintor, Ei fu, "Il Manifesto", 2 marzo 2003.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 erbrow    - 07-02-2009
E' un colpo di stato, oppure è campagna elettorale. In ogni caso è gravissimo, e il popolo italiano dovrebbe smettere di mettere la testa sotto la sabbia e non ragionare.

 vebo    - 08-02-2009
Smettiamo però di identificare ogni malefatta nell'unica persona del presidente del consiglio.
Berlusconi è il principale artefice ma senza la connivenza dei ministri e dei parlamentari che lo sostengono poco potrebbe fare.
Iniziamo a fare seguire al suo nome anche il nome di tutti gli altri responsabili.

 Giuseppe Aragno    - 09-02-2009
E' giusto criticare e muovere rimproveri, ma talvolta, Vebo, Fuoriregistro meriterebbe forse un poco d'attenzione in più. Non è vero che se la prende solo col Presidente del Consiglio. Le faccio pochi esempi, ma ce ne sono tanti:

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 Carlo Carella    - 09-02-2009
E' il caso di aderire a "Rompiamo il silenzio":
http://www..repubblica.it/speciale/2009/appelli/rompiamo-il-silenzio/