Sacconi e Gelmini: scuola, vita o, se volete, una scuola di vita
Giuseppe Aragno - 22-01-2009
Una scuola è larghezza di mezzi, scienza d'insegnanti e rifiuto di credi religiosi, filosofici o politici, che non siano liberamente formati nella consapevolezza critica, come frutto di ricerca razionale. Lo so, se la scrivo, se mi ostino a sostenerla questa idea balzana", l'avvocato Gelmini la prenderà per una delle tante perniciose utopie sessantottine" e non servirà spiegarle che l'utopia indica quasi sempre "un certo disagio sociale" e "l'imminenza più o meno prossima di un certo mutamento politico destinato a soddisfarlo" [1]. L'avvocato Gelmini non sa di scuola e di utopia più di quanto non sia tenuto a sapere il custode del suo palazzo a Trastevere, sempre più frastornato dall'altalena tra pubblico e privato. Neofita della pedagogia economica, l'avvocato misura il bisogno di sapere col metro dei bisogni di mercato, dei dati di bilancio e delle idee politiche del governo che rappresenta. E poiché i carri armati contano ormai molto più che le belle intelligenze coltivate, posto che sappia chi sia, il ministro Gelmini se la ride dei consigli di Salvemini. Non ha chiamato e non chiamerà "i migliori uomini che siano disponibili sul mercato, che la misura degli stipendi consenta di attirare, senza preoccuparsi delle idee poltiche o religiose o scientifiche di ciascuno, senza badare se vestano la toga nera o se portano la cravatta rossa, se abbiano per copricapo il tricorno o il triangolo o il berretto frigio, affinché insegnino agli alunni non quello che essi o il governo credono, ma la via della ragione. Il ministro è fermo nei suoi pregiudizi e li crede giudizi: esiste una sola verità e quella vi insegno. E poiché per far questo occorre poco, stringe i cordoni della borsa, sfiducia l'intelligenza, confonde la qualità con la quantità e, ciò che più conta, invece di formare libere coscienze, produce servi, com'è nei sogni d'ogni tirannia. L'avvocato lo sa: l'intelligenza critica è ribelle. E' per questo che ci offre il meglio della vita: la selezione.
Scuola e vita, com'è nella migliore tradizione psicopedagogica. Ma che cos'è la vita? Non è facile dirlo, ma certamente l'idea di vita "presuppone non soltanto quella di un essere organizzato in modo tale da comportare lo stato vitale, ma anche quella, non meno indispensabile, di un certo insieme di influenze esterne favorevoli alla sua realizzazione". Insomma, "un'armonia consapevole" e, se così si può dire, umanamente divina, "tra l'essere vivente e l'ambiente". Senza quest'armonia viene a mancare il senso stesso di quello che uomini e dei chiamano vita [2]. Tale la scuola, dai naturalisti greci alla filosofia del Novecento, tale la vita, tale l'opinione del mondo civile, compendiata in una sentenza di un'alta corte della nostra Repubblica, se Sacconi, fiore di serra di Berlusconi, non avesse eccepito un suo garbuglio spagnolesco scovato tra un'astrazione burocratica e un sofisma politichese. Un garbuglio che segna un duplice ritorno al Medio Evo e apre il pozzo nero in cui affonda il Paese.
Gelmini, Englaro e Sacconi: scuola e vita o, se volete, una nuova scuola di vita. Modello Berlusconi.

[1] Gaetano Salvemini, La laicità della scuola, "il Tempo", 29 gennaio 1907.
[2] Stefania Maraini, Comte. Dizionario delle idee. Scienze, politica e morale, Editori Riuniti, Roma, 1999, p. 105

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