breve di cronaca
Terni: proposte disattese
Giocondo Talamonti - 13-01-2009
Comunicato Stampa

In riferimento agli articoli apparsi sui quotidiani locali con cui la Provincia giustifica il suo operato, i Dirigenti Scolastici (Talamonti Giocondo, Cuccuini Matilde, Proietti Carla, Scaramazza Ermanno e Biancifiori Giulio) e le RSU degli Istituti interessati (IPSIA, ITC, IPC, ITIS) ritengono opportuno rimarcare i punti oggetto di critica:

1. La Provincia nell'adunanza del 25 novembre non ha tenuto affatto conto dei criteri collegialmente stabiliti in conferenza Permanente il 3 dicembre 2008. Si legge, infatti, a pag. 5 della proposta della Giunta regionale (Atto n.1427 deliberazione n.1939 del 22.12.2008) "...Sono stati quindi adottati, d'intesa con la Regione Umbria,Ufficio Scolastico regionale per l'Umbria, i Comuni e le forze sociali, i seguenti criteri generali per la redazione proposta di Piano di dimensionamento:

 Seguire un criterio di gradualità temporale degli interventi di dimensionamento, tenendo conto di quanto previsto nella legge 133/2008;
 Non stravolgere, per quanto possibile, i risultati dei dimensionamenti già effettuati negli anni passati;
 Mantenere quanto più possibile le deroghe previste nella normativa;
Tenere conto degli effetti sugli organici nel complesso della proposta di dimensionamento;
 Evitare soluzioni di pura tecnica amministrativa per il rispetto dei parametri, considerando bensì anche le opportunità formative più idonee; Confermare l'autonomia per l'a.s. 2009/2010 a quelle Istituzioni Scolastiche che si discostano di poche unità dai parametri di riferimento;
 Confermare l'autonomia per l'a.s. 2009/2010 agli Istituti per l'a.s. 2009/2010 agli Istituti di Istruzione di 2^ grado nei casi di difficoltà nella gestione se accorpati ad altri, anche alla luce della prossima riforma dell'Istruzione liceale, tecnica e professionale.


I Criteri di cui sopra, le modalità e le procedure condivisi dalla Conferenza diServizio permanente per l'attuazione del D.Lvo 112/98 nella riunione del 3 dicembre 2008 sono, stati invece, nel caso della Provincia di Terni, del tutto disattesi.

Esaminiamone il perché:

"la proposta è stata condivisa"- non ci pare.

- Nella seduta del 15 dicembre la quasi totalità degli interventi si sono espressi in maniera negativa, tanto che l'assemblea è stata sospesa e la proposta è stata votata da soli 14 comuni.
- Nella Conferenza Provinciale di Organizzazione della rete scolastica, nella quale sono rappresentati con diritto di voto (Art.3 del D.P.R. n.233 del 18 giugno 1998) : la Provincia di Terni, il Dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Terni, il Presidente del Consiglio Scolastico Provinciale, i Comuni e le Comunità Montane del territorio provinciale, si sono espressi solo 16 soggetti (meno della metà degli aventi diritto di voto).


La partecipazione al voto è stata di soli 14 Comuni su un totale di 33 Comuni. La Provincia nei suoi comunicati stampa, si premura di far sapere che sono stati chiamati i "Comuni sede di Istituti interessati ai provvedimenti in questione" senza specificare da dove abbia tratto tale disposizione e senza considerare che al dimensionamento sono interessati tutti e, direi, anche quei comuni limitrofi (Orte, Rieti, Massa Martana...etc.) la cui utenza gravita sulle scuole ternane. Assenti: le Comunità Montane, i distretti scolastici, il Presidente del Consiglio scolastico provinciale.

-Istituzione dei CPIA-Mentre la Conferenza di Perugia ha stralciato l'istituzione di un primo Centro Provinciale per l'Istruzione degli adulti, Terni lo inserisce. La proposta che andrebbe a raccogliere i corsi serali e i CTP (Centri Territoriali Permanenti per l'Educazione degli Adulti) di Terni/Narni/Allerona, oltre ad essere ancora in fase studio da parte del Ministero, non è praticabile nel caso di Terni perché l'autorizzazione all' Autonomia presuppone un numero minimo di 500 frequentanti aspiranti ad una certificazione scolastica(licenza media, qualifica, diploma). Caratteristica impensabile in una Provincia come Terni, peraltro non condivisa da tutti i CTP dell'Umbria che si sono dichiarati contrari a tale istituzione.

Ed ancora, ogni decisione, per assicurare l'omogeneità su tutto il territorio regionale, dovrebbe muoversi su una base di criteri condivisi tra Regione e Direzione Scolastica Regionale. Non è possibile che si siano assunti rinvii decisionali per alcuni Istituti della Provincia di Perugia e procedure rigide per gli Istituti di Terni.
Ma al di la della criticabilità delle procedure adottate per ilo dimensionamento, che nel caso di Terni si sono confuse e nascoste dietro la formazione dei distretti integrati, non si capisce con chi, nella sostanza, la Provincia ha disegnato il piano, senza un preventivo confronto che, con una logica più oculata avrebbe potuto vedere una riorganizzazione delle istituzioni sottodimensionate, rispettosa delle attuali autonomie, dal momento che la popolazione scolastica del territorio registra mediamente un numero ampliamente sufficiente di alunni per ogni istituto superiore oggi esistente(mediamente 620 alunni in ognuna delle 43 scuole). Un percorso siffatto avrebbe portato ad una vera razionalizzazione, ad assicurare la qualità e la sicurezza rapportata ad un numero congruo degli alunni ospitati e a non sacrificare tanti posti di lavoro che, come tutti sanno, si verificheranno nonostante le false rassicurazioni fornite nei comunicati stampa della Provincia. Le conseguenze più dolorose saranno per gli amministrativi, i tecnici e i collaboratori scolastici precari a cui verranno sottratti posti di lavoro, ivi compresi due dirigenze e due Direttori Amministrativi. Sulla qualità del servizio e sulla sicurezza delle strutture va costruito con tutti i soggetti del territorio un Piano veramente innovativo per tutta la rete scolastica.

Infine i Dirigenti scolastici e le RSU delle scuole (Ipsia, Itis, Ipc, Itc) sono convinti che un'azione di dimensionamento della rete scolastica non possa prescindere da un'attenta ricognizione di tutte le strutture che ospitano le istituzioni scolastiche in quanto gli studenti non sono numeri che servono a mantenere o cancellare questa o quella autonomia scolastica ma sono ragazzi che hanno diritto di crescere e formarsi in ambienti sicuri e a norma di legge.
Senza fretta si dovrà cominciare a discutere con la gente, con le famiglie, con gli studenti, a fornire informazione corretta a diffondere la consapevolezza dell'arbitrio che si sta perpetrando ai danni della comunità e intanto chiediamo la sospensione d'ogni decisione e la convocazione di dirigenti, di rappresentanze del personale scolastico, delle R.S.U. dei sindacati scuola, degli studenti, dell'Università, degli Ordini Professionali per dare forma ad una nuova proposta. I tempi per chiedere una deroga ci sono per due motivi:
1) il numero medio degli studenti nei 43 Istituti superiori è pari a 620 unità;
2) gli ordinamenti per gli Istituti Professionali non sono ancora usciti.

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 G.T.    - 16-01-2009
Guardiamo al bene di Terni, senza fretta e con progettualità

La recente proposta di razionalizzazione degli istituti scolastici ha ricevuto le critiche più severe di molti dirigenti ed utenti per motivi di certo non riconducibili ad interessi personali.
Il limite più grave della proposta risiede nella scelta unilaterale ed autoritaria e nella formulazione di assetti che poco hanno a che fare con la razionalizzazione.
E’ indispensabile ripristinare una prassi democratica e di buon senso, che preveda la consultazione ed il concorso alle decisioni da parte di operatori ed utenti, proponendo per l’immediato, un incontro di chiarimento e di programmazione aperto a tutte le componenti di settore.
Intanto, è necessario sottolineare con forza che una proposta di razionalizzazione deve scaturire dall’analisi incrociata di una serie di criteri irrinunciabili. In particolare, di ogni unità scolastica deve essere valutato:

• il rapporto ottimale capacità- ricezione;
• la condizione di fatto e l’utilizzabilità di aule, laboratori, biblioteche, aree di servizio ecc.;
• le condizioni di sicurezza con particolare riferimento alle caratteristiche architettoniche, al contesto ambientale, alla presenza e all’applicazione di misure volte al rispetto dell’istituzione e degli utenti:
• il rapporto ottimale tra il proprio indirizzo di studi e la disponibilità dei necessari supporti.


Uno studio condotto secondo i parametri indicati sopra consente di pervenire alla definizione di un indice di qualità e di capienza di ogni unità scolastica, sulla base del quale e solo su quella base si potrà procedere a dimensionamenti non arbitrari ma adottati in nome della città e dei cittadini.

Terni, 15 gennaio 2009