I tempi cambiano
Giocondo Talamonti - 20-12-2008
Quella che fino a poco tempo fa sembrava essere la semplice difesa di un'idea, oggi si rivela pura ostinazione all'eutanasia.
L'IPSIA deve morire, scomparire dalla storia della città, senza troppi sentimentalismi e senza che una Fenice, neppure spennacchiata, si profili all'orizzonte delle sue ceneri.
Che avrà mai fatto l'Istituto e il Dirigente che lo gestisce di tanto grave da meritare l'esecuzione capitale, la fucilazione, la ghigliottina, la sedia elettrica e l'iniezione letale?
La colpa inconfessabile, qui confessata, sta tutta nei numeri: 400 alunni, invece di 500. E poco importa che l'IPSIA svolga attività didattiche nella Comunità-Incontro di Amelia, o nella Casa Circondariale di Terni, o svolga corsi pomeridiani per l'educazione permanente degli adulti per, almeno, il doppio degli iscritti ai corsi mattutini.
A poco serve che cammini di pari passo con le aziende del territorio e le aiuti nella crescita.
L'IPSIA deve sparire. Ha vissuto troppo; nel 2009 farà cent'anni dalla fondazione, voluta con tutte le forze da un certo Virgilio Alterocca, attualmente agitatissimo nella tomba per la minaccia lungimirante dell'assessore all'istruzione della provincia di Terni.
i tempi cambiano, bisogna pensare in grande e, soprattutto, delineare il futuro della città in un'ottica moderna: i Distretti.
Come cosa sono? I Distretti sono l'organizzazione più avanzata, più progressista, più avanguardista, oserei dire con tutto il rischio d'essere
frainteso, della formazione professionale in Italia. Tant'è vero che sono rarissimi nel Paese, nonostante i tentativi fatti e naufragati miseramente.
Sia in questa concezione avveniristica della formazione professionale (che fa a meno della Scuola come agenzia formativa, e s'affida alle agenzie private), sia nella collaborazione fra queste ultime e la Provincia risiederà il segreto del successo scolastico dei giovani ternani del domani prossimo.
La pronta e supina accoglienza dei dettami gelminiani, l'apertura ispirata al libero mercato, la concezione privatistica dell'istruzione, la difficoltà a concertare le scelte, lascerebbero credere che a decretare la soppressione di un Istituto sia un'amministrazione di centrodestra, anzi di destra, dirò di più, littoria.
Invece, no. Siamo nel cuore storico della sinistra italiana. Nella culla della cultura operaia, dove il senso di comunità e collettività hanno segnato gli anni di crescita economica di una città che ama ritrovarsi nei valori del lavoro e della famiglia.
La lungimiranza dell'Amministrazione provinciale anticipa, addirittura, le decisioni del Ministero, che non ha ancora emanato disposizioni sui nuovi indirizzi che riguardano l'istruzione professionale.
Comunque, ammesso per un attimo che il percorso pionieristico provinciale sia quello giusto, nel senso della creazione di poli e distretti, che cosa ha impedito agli illuminati strateghi di confrontare le opinioni con i morituri interessati, sedendo ad un tavolo, magari in presenza di una medium per favorire la comunicazione?
Il lavoro silente, svolto per due anni, in una faticosa e lunghissima gestazione dai responsabili del settore, s'appresta a partorire una creatura debole, meritevole d'affetto, ma del tutto priva di interesse per la città, sempre più necessitata di figure professionali in linea con l'avanzare della concorrenza globale e rispondenti all'economia del territorio.
Sarà bene guardarsi tutti negli occhi, fissare un obiettivo comune, che non può essere diverso dal bene della città, dialogare nel rispetto delle parti e prendere decisioni condivise, dopo aver analizzato i pro ed i contro delle eventuali misure. Il tutto, senza fretta. Senza fretta.

lng. Giocondo Talamonti
Dirigente Scolastico IPSIA


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 Paolo Vecchio    - 21-12-2008
Destra ed ex sinistra, conta poco. I nostri gruppi dirigenti si contendono ormai un solo primato: quello dell'incapacità.