breve di cronaca
Proteste d'autunno, ministero all'attacco
Liberazione - 10-09-2002
Dopo le schedature nelle fabbriche, la richiesta di vigilare sugli scioperanti avanzata dall'Assolombarda alle aziende associate, i controlli sempre più pressanti nei confronti degli attivisti sindacali arrivano puntuali anche le minacce per il mondo della scuola. Da qualche giorno è possibile leggere, dalla posta elettronica del Ministero dell'istruzione, università e ricerca (Miur) un comunicato farneticante dal titolo: "Autunno caldo nelle scuole: una mobilitazione gravida di violenza". Il contenuto, grave e menzognero, se non si inserisse in una fase di criminalizzazione di ogni tipo di dissenso sarebbe puramente ridicolo. L'estensore di questa nota accusa correnti sindacali fondamentaliste, no global, centri sociali, partiti di sinistra e tutto l'universo militante contro l'America, l'Occidente e Israele di voler portare l'Italia ad un punto critico e rendere possibile, con la violenza e in terrore, un ribaltone che annulli la volontà politica di cambiamento e modernizzazione espressa dai cittadini. La nota si conclude con una chiamata all'appello nelle scuole autonome, «dove è ancora viva la ferita inferta dagli anni di piombo», di presidi, organi collegiali, genitori, professori e studenti per impedire che la violenza di pochissimi devasti le scuole come per il passato e per difendere l'informazione corretta e la sua forza di modernizzazione sui contenuti della riforma. Pensando che questo comunicato esce proprio nei giorni che precedono il parere del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione sulla mini sperimentazione della Moratti e dopo che decine e decine di riunioni degli organi collegiali delle scuole hanno già bocciato senza appello questa proposta, sarà il caso di dire il re è nudo?
Rimane comunque il fatto inquietante che questo tipo di "comunicazione" possa circolare sulla posta elettronica del sito del Miur. La parlamentare del Prc Titti de Simone, comunque si è già detta disponibile a presentare un'interpellanza parlamentare sull'accaduto.

Walter Mancini

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