Il crollo
Miha - 17-12-2008
Per dimostrare che la scuola italiana stia andando a pezzi non c'è neppure bisogno di cercare molte metafore, basta leggere la cronaca dell'ultimo mese: il 5 dicembre crolla un controsoffitto nella scuola elementare Malerba di Catania, 16 dicembre a Naro (AG) crolla il soffitto di un'aula, per fortuna gli alunni erano a provare la recita di Natale nella classe accanto, il 22 novembre crolla il controsoffito nel liceo Darwin di Rivoli, muore uno studente e 20 rimangono feriti. In una nazione normale questo dovrebbe scatenare un'ondata di proteste e indignazione e il governo dovrebbe mettersi all'opera per risanare una situazione evidentemente critica. Invece in Italia lo stato decide che si spende troppo per la scuola che bisogna risparmiare su stipendi, numero di insegnanti e bidelli. Per l'edilizia scolastica si può aspettare. Vengono tagliati anche i fondi per i Comuni, proprietari e responsabili nella maggior parte dei casi dell'edilizia scolastica.
Certo questa tendenza a risparmiare sull'istruzione viene da lontano essendo diffusa ormai in tutta Europa e non è un caso che questa sia stata la prima grande riforma messa in cantiere da Berlusconi dopo le elezioni. Un sassolino rimastogli nei piedini dalla precedente legislatura quando le riforme Moratti non riuscirono ad essere adottate per le resistenze incontrate ma che evidentemente i suoi grandi e oscuri elettori considerano prioritaria.
Questa volta sono cambiati i tempi a disposizione e soprattutto aiuta il fatto di avere a che fare con una mezza opposizione: al PD basta fare il minimo indispensabile per poter dimostrare di non essere totalmente appiattito sulle posizioni del governo e incassare il voto degli scontenti tra quattro anni anni. E' solo in questa prospettiva che si possono leggere le contrastanti reazioni alle ultime novità annunciate dalla Gelmini . I Veltroni, le Alba Sasso e gli Scalfari che gridano al miracolo per il rinvio di un anno nell'attuazione dei tagli alle superiori gettano solo fumo negli occhi del proprio elettorato fingendo di non capire quanto siano invasivi e deleteri i cambiamenti per la scuola primaria ovvero l'unica parte del percorso dell'istruzione, con la materna, ancora funzionante in Italia.
Eppure Berlusconi sul Giornale di venerdì 22 lo chiarisce apertamente:"Se una classe richiede che ci sia un doposcuola dopo l'orario normale, allora ci saranno i due maestri, uno la mattina e uno il pomeriggio. Se i genitori, per esempio, non riterranno opportuni ulteriori prolungamenti di orario, allora non ci sarà il doposcuola". Ma confondere il tempo pieno o i moduli col doposcuola equivale a paragonare i Girasoli di Van Gogh a una crosta di Teomoldo Scrofolo.
La questione ha due facce: quella degli alunni e quella degli insegnanti e non si sa a chi vada peggio.
Per gli alunni, e anche per le famiglie che si illudono di poter decidere quale modello orario scegliere, resterà una scuola di qualità pessima con insegnanti tuttologi, impreparati e demotivati peraltro in permanente competizione tra loro e in perenne timore di incorrere nelle ire del Dirigente padre-padrone a sua volta succube del dato delle iscrizioni. Una scuola nozionistica, selettiva, senza progetti o uscite, senza spazi per aiutare gli alunni in difficoltà. Una scuola dormitorio dove la qualità è stata barattata con la quantità per assicurare un po' di badantato pomeridiano. Vedremo poi come riusciranno a mantenere le promesse: se le opzioni da 24-27-30 ore sono facilmente gestibili con uno o due rientri e qualche ora di straordinario altro discorso sarà quello dell'ex tempo pieno. Se tra 100 iscritti in 10 chiederanno questa opzione cosa farà la scuola? Avrà i fondi e l'organico per organizzare un servizio mensa e tutti i pomeriggi per pochi alunni? Oppure saranno le famiglie a pagarsi le ore aggiuntive?
Ma sarà anche la fine della collaborazione tra docenti e della collegialità. I precari saranno gettati come limoni spremuti. Le motivazioni per chi resta a insegnare? Fare le scarpe al collega, mettersi in mostra con i genitori, arruffianarsi il Dirigente per passare i test interni e guadagnare di più. Addio al al pensiero critico ed alla creatività. La scuola di domani puzza di catena di montaggio e di competizione. Non è questo in fin dei conti che ci chiede il mercato?
E a sguazzare in mezzo alla ghiaccia del Cocito rimarrà il Vaticano che si gestisce, con i soldi dello stato laico, l'insegnamento della religione cattolica e dall'altra parte accoglie la jeunesse dorée nelle proprie scuole paritarie. Il cerchio si chiude e 140 anni dopo la breccia di porta Pia trasforma, come spesso accade nella storia, i conquistati in conquistatori.

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 Oliver    - 18-12-2008
Il paese narcotizzato

Siamo in una fase di narcotizzazione totale, i mass media non informano ma addirittura disinformano, tutto è focalizzato sui vari personaggi del governo, qualsiasi momento è buono per rendersi visibile, la scuola è diventata una struttura per rendere visibili gli incompetenti e gli incapaci. Gli italiani, continuano a credere che il "demagogo" sia capace, bene se gli elettori vogliono questo lo facciano pure personalmente sono schifato ma rispetto le opinioni altrui che mi fanno vivere male ma che devo purtroppo accettare.