Benedetti giovani
Francesco Di Lorenzo - 10-12-2008
È veramente inammissibile trattare così i giovani. Ci si lamenta sempre, da sempre, che non si interessano, che sono apatici, che non hanno valori, che sono ignoranti (detto, fateci caso, da signoroni e professori di un'ignoranza abissale) e chi più ne ha più ne metta. Storia antica, tanto antica da destare stupore per l'ignoranza di chi ancora continua a proporla. Ma tant'è, è questo che ci meritiamo e dobbiamo tenercelo. Dobbiamo tenerci un sottosegretario da tutti ritenuto il cavaliere del bon ton, e che infatti nella sua moderazione, ai giovani contestatori inizia a dire: "è giusto protestare quando si ha a cuore il proprio lavoro, il proprio futuro" ma subito dopo spunta l'arroganza di chi non crede in ciò che sta dicendo, e infatti demolisce tutto proseguendo "ma fatelo usando un senso critico un po' più avvertito, senza ripetere ciò che qualcuno vi ha suggerito". E qui, che altro vuoi dire. I giovani, per lui, ripetono tutto quello che gli si dice e non capiscono niente.
Si invoca il ricambio, il pensiero giovane, li si richiama per il poco impegno, ma appena parlano e dicono cose che non piacciono, allora non vanno bene. A tali signori non passa per la testa che i valori dei giovani hanno potuto cambiare direzione rispetto a quelli difesi da loro, e che forse adottano altre forme di espressione. Sarebbe una forma di rispetto almeno sospettarlo. E sarebbe troppo pretendere in una democrazia tutto questo?

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