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Sicurezza, qualita' e competitivita': quale equilibrio?
Giocondo Talamonti - 27-11-2008

È il titolo del convegno organizzato dal Comune di Terni, il 21 novembre 2008.

Il Convegno svoltosi presso l'auditorium di Palazzo di Primavera di Via Giordano Bruno, n.3, ha visto la partecipazione di numerosi e illustri rappresentanti delle autorità (Prefetto Sabatino Marchione e Assessore Regionale Mario Giovannetti). Ai lavori hanno preso parte , tra l'altro, oltre all'Assessore alle Politiche del Lavoro, Ing. Giocondo Talamonti, l'ing. Giuseppe Piegari della Direzione Generale per l'attività ispettiva Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali; l'ing. Pier Franco De Laurentis l'HSEQ Manager Basell; il dott. Adriano Bartolucci Direttore Vicario Direzione Provinciale del Lavoro Terni; l'ing. Amerini Stefano docente dell'Ipsia di Terni, il dott. Luciano Sani Direttore UOC PSAL ASL4 di Terni, il dott. Carlo Tremi Proietti Direttore INAIL Terni; il dott. Pietro Bussotti Rappresentante del Network Nazionale ISPESL per la Prevenzione del Disagio Psicosociale nei luoghi di lavoro. I temi affrontati dai relatori sono stati:
1. Il testo unico:novità
2. la salute dei lavoratori tra qualità e produttività d'impresa
3. la flessibilità del lavoro fattore di rischio o nuova opportunità?
4. la cultura della sicurezza come elemento costitutivo dei piani di offerta formativa nelle scuole verso il lavoro: criteri e metodi
5. la prevenzione nei luoghi di lavoro tra vecchi e nuovi rischi: guadagno in corso d'opera
6. il sostegno alle piccole e medie imprese: etica dei sistemi premiali
7. modelli qualitativi e quantitativi per la misurazione dei rischi psicosociali
Il moderatore del Convegno è stato il Dott. Roberto Amen vice Direttore RAI Parlamento.
Ai partecipanti al Convegno è stato consegnato il primo "quaderno" sulla Sicurezza edito dal Comune di Terni.
L'entità del fenomeno legato alle vittime del lavoro continua a preoccupare le Istituzioni e i cittadini. I leggeri progressi fatti in tal senso testimoniano la necessità di insistere nella repressione delle trasgressioni alle leggi che regolano la sicurezza nel lavoro, attraverso più assidui controlli presso i luoghi di lavoro.
Tuttavia, appare chiaro che manca ancora molto per raggiungere livelli accettabili di infortuni e di decessi in un Paese che si dichiara civile e moderno.
E' evidente che il problema investe il concetto di cultura individuale e collettiva di sicurezza. Tale formazione nasce dalla scuola, si matura nell'espletamento del lavoro, si arricchisce con l'esperienza, ma soprattutto trae ragione dalla misura personale che ognuno di noi mantiene nei confronti del pericolo e dell'esposizione al rischio. Il fenomeno investe tutte le Istituzioni nessuna esclusa, le quali devono sentirsi impegnate a cercare una soluzione comune, senza escludere interventi mirati, suggeriti dall'esperienza maturata in uno specifico campo. Mi riferisco, non a caso, alle misure contemplate nel nuovo regolamento edilizio, volte al contenimento degli incidenti in questo specifico settore, uno fra i più esposti ad infortuni e a morti bianche.
Dobbiamo dire che le misure da adottare per la sicurezza nel lavoro, se per certi versi potrebbero sembrare onerose, per altri tutelando lo stato di benessere dei lavoratori, vanno, in termini di costi, ad avere una minore incidenza della spesa generale destinata a salvaguardare la salute pubblica.
Il Capo dello Stato è più volte intervenuto sull'argomento "...E se ho di frequente preso la parola in proposito, è perché ho ogni volta sentito personalmente indignazione e dolore, pena e solidarietà per i famigliari delle vittime, volontà di reagire, di fermare una tragica catena di morte....allora si leva ancor più fortemente il grido: "Basta". Non può continuare così, non ci si può rassegnare come ad una inevitabile fatalità...". Un invito a tutti ed in particolare alla scuola ad accogliere il messaggio del Presidente On. Giorgio Napolitano e a far tesoro degli insegnamenti etici delle sue parole.

Terni, 21 novembre 2008

Ing. Giocondo Talamonti
Assessore alle Politiche del L

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 Giocondo Talamonti    - 29-11-2008
Mi rifiuto di credere…

Il lungo elenco degli incidenti sul lavoro, in particolare quelli mortali, non accenna a ridursi in maniera sensibile; al contrario evidenzia quanta strada ci sia ancora da fare.
Il tema della sicurezza deve essere al centro dell'azione politica nazionale e locale: nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni e nella società. Tutti devono sentirsi impegnati nella lotta contro gli incidenti e le malattie professionali, combattendo la superficialità, la negligenza nell’applicazione delle norme vigenti in materia. Una società che si professi civile non può tollerare che nei luoghi di lavoro si metta in discussione l'integrità fisica di chi presta la sua opera. L’allarme, ripreso in più occasioni dal Presidente On. Giorgio Napolitano, impone strategie nuove ed azioni mirate, senza spargere il panico commisurando l’entità degli interventi.
Nella dolorosa vicenda di Torino, che ha visto l’Amministratore delegato della TK-AST accusato del reato di “omicidio volontario”, la sensazione dell’opinione pubblica è che quella decisione suoni eccessiva.
E’ vero che la vita non può essere il prezzo da pagare per l’esercizio di un diritto, ma mi rifiuto di credere che esista da qualche parte nel mondo un datore di lavoro che “volontariamente” sia capace di sacrificare l’esistenza di un suo dipendente solo per procurarsi utili materiali.
Da tempo ho l’opportunità di intrattenere con la maggiore Azienda siderurgica ternana una serie di contatti e aver instaurato sinergie miranti a consolidare la cultura della sicurezza negli ambienti di lavoro e ad attivare corsi specialistici con l’Istituto che rappresento.
Significativo è il Protocollo d’intesa firmato il 1 febbraio 2008 fra la TK-AST e le Istituzioni locali in materia di prevenzione dei rischi, che prevede il coinvolgimento della scuola e dell’Università. Si tratta di un progetto che guarda al futuro, sia sotto l’aspetto dell’informazione che sotto quello della formazione, puntando sulla promozione della cultura della sicurezza impartita dal luogo deputato:
la scuola.
E’ per questo motivo che mi sento di esprimere incondizionata solidarietà al dirigente della TK-AST per la gravità dell’accusa. Dico ciò con serenità d’animo e onestà intellettuale; la circostanza è troppo grave per prestarsi a infimi calcoli individualistici. Non sento ribellarsi la mia coscienza di educatore se mi oppongo ideologicamente alla “volontarietà” del reato.
Serva, piuttosto, la circostanza a far riflettere che a nessuno può giovare che alle sette vittime se ne aggiunga un’ottava e che di fronte all’immane tragedia non si può correre il rischio che il capo d’accusa venga percepito come una sterile “vendetta”. Semmai, questa è un’opportunità per chiedersi cosa fare per evitare che la circostanza si ripeta ed interrogare la propria coscienza sulla serenità delle scelte.

Terni, 29 novembre 2008