Dalla vostra parte
Lucia Arrigoni - 24-11-2008
Discorso pronunciato a Belluno alla manifestazione per lo sciopero del 30 0ttobre 2008

da Lucia Arrigoni rappresentante della Rete degli Studenti Medi

Essere studenti, adesso come adesso, non è facile.
Uno si alza la mattina, si infila in un autobus stracolmo di gente e che gli è costato un occhio della testa di abbonamento, va a scuola per cinque ore la mattina, forse per un paio anche al pomeriggio, e poi di nuovo autobus, casa, studio. Senza che questa fatica sia proiettata verso qualcosa. Perché anche con un diploma, perfino con una laurea, non abbiamo la prospettiva di trovare un buon lavoro, o addirittura non abbiamo la prospettiva di trovare un qualsiasi lavoro. Quando ragioniamo sul nostro futuro (e, purtroppo o per fortuna, ci ragioniamo, perché siamo giovani), non riusciamo a vedere altro che incertezza. Non sappiamo quale valore avrà il nostro titolo di studio, non sappiamo che lavoro potremmo trovare se lo troveremo, vorremmo uscire di casa ad un'età ragionevole, vogliamo indipendenza. Ma davvero non sappiamo dove troveremo le risorse per farlo ( e forse chi parla di bamboccioni ne parla un po' a sproposito, visto che proprio non si tratta di una scelta, visto che spesso e volentieri ci si è costretti). Non sappiamo come potremo pagare le pensioni dei nostri genitori. Sappiamo invece che, quando saremo vecchi, la parola "pensione" sarà abolita. E poi uno si domanda il perché del disagio giovanile!
Ma quando il pensiero riguardo al futuro è questo, cresce naturalmente la voglia di rivincita, di riscatto, la voglia di farcela nonostante tutto. La voglia di cambiare le cose. E lo strumento più bello, più vero, più naturale per cambiare le cose è la conoscenza. E dunque la scuola. E invece la scuola non è più in grado di dare prospettive decenti per il futuro. E allora, forse, è ora che ricominci a darle. Visto che, a quanto pare, tutti sono d'accordo col dire che è ora di cambiare le cose. Non tutti, invece, pensano che sia ora di investire nella scuola. A quel che sembra, il Ministro dell'istruzione crede che il modo per migliorare la scuola pubblica sia, per cominciare, toglierle otto miliardi di euro. Complimenti al Ministro per la logica stringente! Salvo poi condire il tutto con qualche grembiulino e cinque in condotta, giusto per aggiungere un po' di folklore; o forse per dar credito a chi reputa noi studenti fannulloni, irrispettosi, poco impegnati, bulli da riformatorio. La verità è che questa riforma si fa fatica a chiamarla riforma: non ha come obiettivo la riorganizzazione del sistema scolastico, non fa proposte costruttive, non investe!!! Fa economia, in compenso. E siccome però di qualche soldo la scuola ha bisogno, ben vengano le scuole fondazione! Evviva la privatizzazione.! Evviva la cultura libera e indipendente, purché porti immediato guadagno a chi benevolmente l'ha sponsorizzata!
Bisogna cambiare le cose! Eppure, se la nostra scuola fa schifo, la classe dirigente che saremo farà schifo; la classe politica che saremo farà schifo; le decisioni che prenderemo faranno schifo. E, per inciso, se gli scolari si vedranno divisi secondo la provenienza geografica, diventeranno parte di una società razzista e poco integrata.
E se non è la scuola a dare la prospettiva di un futuro accettabile, cos'altro può darlo? Se per trovare un lavoro decente non serve studiare, cosa serve?
Abbiamo bisogno che si investa su di noi, abbiamo bisogno di una scuola valida, abbiamo bisogno di insegnanti validi. Che non vuol dire pochi insegnanti, né "insegnanti unici" o "insegnanti prevalenti". Semplicemente insegnanti validi. Perciò noi oggi siamo in piazza con i nostri professori. Per difendere una scuola che sia pubblica e di qualità. Perché se una riforma è distruttiva per la scuola, lo è per ogni sua componente. Se la cara Mariastella manda a casa i nostri insegnanti, alla fine siamo noi studenti a rimanere fregati.
Professori, noi oggi siamo dalla vostra parte. E confidiamo che anche voi siate dalla nostra. Il nostro futuro non può essere solo una nostra preoccupazione, ma deve per forza essere una preoccupazione anche vostra. Il nostro futuro non vi sarà indifferente. Sia voi che noi abbiamo bisogno che gli studenti di oggi abbiano buone prospettive, sia voi che noi abbiamo bisogno che la scuola sia una scuola pubblica e di qualità. In definitiva, che sia una buona scuola.

Segnalato da ML profins su www.professioneinsegnante.it

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