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Sangue vivo
tarantula rubra - 07-09-2002

Nel 1993 il Salento ha dato vita ad un nuovo gruppo: Officina Zoè, nato per volontà di Edoardo Winspeare, Lamberto Probo e Pino Zimba.
Dalle centinaia di feste organizzate da Edoardo e Lamberto per comunicare a quanta più gente possibile quanto fosse significativo vivere ed amare con la pizzica, sono nati due grandi films ed un suggestivo gruppo musicale.

I films, "Pizzicata" e "Sangue vivo", sono l’egregia messa in scena della realtà salentina in due epoche differenti del ‘900, con tutto l’amore che un salentino quale Edoardo può convogliare nell’obiettivo della macchina da presa.

Il primo racconta la lettura novecentesca del tarantismo, rendendo conto della linea tracciata dall'antropologo De Martino, cosi' come si presentava
alla fine degli anni '70, a dire la ribellione soprattutto femminile di un mondo che con la malinconia, il disagio, la disperazione, aveva imparato a
venire a patti, nel ritmo notturno dei tamburi e della danza.
Il Secondo e' Sangue Vivo, il secondo brucia, emoziona, rilancia, lascia parlare e dire gli uomini, le donne di oggi in una terra di frontiere
simboliche e reali: il Salento.

E' arrivato nelle sale a settembre di due anni fa questo film ma dopo aver *emozionato l'estate* a chi nelle piazze, nelle arene, nei cortili dei castelli barocchi lo ha potuto vedere, in Puglia, nelle sere di luglio e di agosto: quasi tutti, tra donne uomini, bambini e turisti. Quasi sempre gratis, quasi sempre con la presenza degli autori e dei protagonisti disposti a incontrare pareri, ascoltare, rispondere senza retorica. E dopo sono venute le scuole, il carcere, i luoghi in cui si scontano i conflitti.

Cosi' quello che nessuno degli studiosi della materia avrebbe osato sperare e' avvenuto semplicemente, la nascita di un ponte tra generazioni, il rilancio di una radice culturale fino ad assumere nuove forme, a dire nuove malinconie, ma anche gli inconti, il ritmo dell'innamoramento, dei pensieri nel vento, la sfida degli sguardi. Trovando un numero sorprendente di
giovani musicisti e gruppi li' a continuare, fino a notte, oltre la notte e la loro gente intorno disponibile ad uscire dal giro , ad attraversare il vuoto, occupare il centro e di nuovo riposare, come si fa nei giri di una
danza.

Un film? Non solo. Qualcuno ha detto anche un documento, sussurrato, gridato in lingua originale, in dialetto.
Un po' un'opera multimediale, perchè la musica si fa parola.
Un po' poesia delle immagini, nello scorrere della sceneggiatura a cura di Giorgia Cecere che cosi' lo descrive: " Sangue Vivo è quello che scorre al ritmo ossessivo con cui da tempo immemorabile si percuotono i tamburelli nella terra salentina, all'estremo sud est dell' Italia.
Lo si fa per ammansire la forza oscura e dolorosa che certe persone di quei luoghi hanno nel sangue. Per darle suono, voce e passi di danza, affinchè non faccia troppo male.
Il dolore non passa, ma per loro, finchè la musica dura, sembra possibile perdonare la vita".

Di portata sicuramente pari sarà il carico energetico ed emotivo degli Zoè.
Il loro secondo disco, "Sangue vivo", è l’espressione di un coerente precorso di crescita musicale che magicamente saprà proporre contaminazioni mediterranee e sentimenti nostrani.
C’è la frenesia, il dramma, il grande dramma della povertà, della disoccupazione, ma allo stesso tempo la forte possibilità di urlare, gridare, ballare e gioire, svelare la enorme capacità che hanno i salentini di sorridere alla vita anche quando essa si rivela loro spietata.

Battere, battere forte i tamburi per comunicare la rabbia, il dolore. Non importa se dalle loro mani sgorgherà il sangue per quanto si suonerà… è sangue vivo, è amore, è energia, è vita che viene trasmessa.

E quanto più numerosi sono i tamburi meglio sarà: meglio ci si guarda, ci si intende. Lo dice il volto generosamente sorridente di Zimba e lo sguardo ipnotico di Lamberto quando dal palco affascinano gli astanti, trasportati dalle voci di Cinzia e Raffaella, voci lontane, voci tenaci, sincere, sempre in coro, sempre unite. Come tipico dei salentini è l’unirsi, l’essere solidali, in comunione. Le stesse voci saranno il loggione da cui si osserverà l’inconscio, gli archetipi, le simbologie più vicine e meno note.

Un organetto rocambolesco ed intrigante ed una chitarra sorniona rievocheranno le atmosfere di sfida proprie della danza delle spade. Ma la grande magia si riproporrà come sempre nei tempi e negli stilemi della pizzica: ci sarà l’ipnosi della nenia che per gradi in condurrà in un crescendo alla trance con un irresistibile trasporto nella danza: la danza catartica, liberatoria.

Una nota di merito va essenzialmente conferita alla band per la loro capacità di rinnovamento e di originalità, per essersi saputi distinguere dalle centinaia di clonazioni che ultimamente nel spuntano nel Salento.
Con gli Officina Zoè non è possibile rimanere fermi ed indifferenti. Vari esperimenti in incontri ballerini ne danno una inconfutabile prova.




Edoardo Winspeare parla di Sangue Vivo

Salento, terra di confine con tutti i suoi disagi egregiamente messi in scena da "Sangue vivo". Prima ancora c’è stato "Pizzicata", un film fatto di lunghi silenzi e sguardi d’amore in cui si percepisce tutto il dolore, la sofferenza, ma anche la gioia che si ritrovano in quella terra.

Di getto mi viene da dire che Sangue vivo è un atto d’amore, mentre Pizzicata era una dichiarazione d’amore. Sono due film molto diversi. Ho deciso di ambientare Pizzicata nel ’43 perché a mio avviso quell’anno era l’inizio della fine di una cultura, quella contadina non ancora contaminata, o meglio: era stata nei secoli contaminata dai Greci, dai Turchi, dagli Spagnoli, ma era un altro tipo di contaminazione. Fino agli anni ’40 era tutto più chiaro, anche negli aspetti negativi: la condizione della donna era più difficile, c’erano i poveri, i ricchi, il podestà, quindi volevo anche caratterizzare i personaggi in maniera netta.

Non c’era molto dialogo tra padre e figlie, la comunicazione avveniva anche attraverso sguardi, gesti, ordini, silenzi; un silenzio poteva essere più esaustivo che non le parole. Comunque volevo dare un’idea di grande dignità della povertà contadina nonostante tutto; dignità e dolcezza, ciò che secondo me è ancora presente nel carattere dei salentini.

"Sangue vivo" l’ho fatto con un’enorme passione, e l’ho fatto per raccontare un Salento che amo moltissimo, una terra contaminata che ha iniziato a perdere la sua identità, e che la sta riscoprendo con la musica, con i forti contrasti tra la vecchia e la nuova generazione. Poi c’è da dire che mentre prima eravamo finis terrae e al di là non c’era più niente (perché l’Albania era chiusa), ora invece siamo terra di confine e porta d’Europa. Dal punto di vista sociale ciò ha comportato grandi scombussolamenti; dal punto di vista artistico ha provocato scrittori, musicisti e quant’altro, e secondo me la Puglia è una regione molto interessante anche per questo motivo. Ci sono tante cose brutte come il traffico dei clandestini ed il contrabbando, ed in qualche maniera appunto, drammaturgicamente ha fatto pensare e creare delle storie.

Finalmente dei dovuti riconoscimenti.

Per Sangue vivo ho impiegato cinque anni, sono stato aiutato da moltissima gente che mi ha dato tanto. Devo dire che è veramente difficile mettere su una produzione in dialetto salentino, con attori salentini… però è una grandiosa soddisfazione.

Questa volta sono abbastanza contento… e da noi , nel Salento "abbastanza" si usa per dire "molto", quindi sono molto contento perché è stato distribuito dalla Pablo e dalla Mikado, continua ad essere proiettato in tutta Italia, ormai da giugno, e giù da noi….è un altro discorso….

"Pizzicata" è il primo vero film su quello che è essenzialmente il rito della taranta dopo i documentari di Mingozzi e De Martino, su cosa significhi essere tarantati. Come lo vivi sulla tua pelle il fenomeno, tu che dichiari di essere un malato inguaribile di pizzica?

Il tarantismo è molto, molto complesso ed è difficile da sintetizzare; quello che posso dire per quello che riguarda la mia esperienza, il tarantismo come sofferenza è morto: non c’è più S. Paolo, però la taranta vive…la taranta vive come urlo di gioia, come grido anarchico di libertà, come festa, come comunione, come sballo, trance naturale, senza bisogno di pastiglie e droghe varie, e questo è tutto positivo. Da noi ha rappresentato anche una riappropriazione dell’identità, della propria coscienza in maniera per niente nazionalista; in Salento è stato un movimento sociale più che politico. Quindi intorno alla taranta, intorno alla pizzica, intorno al tarantismo è rinata la cultura salentina e questo, a mio avviso, è stato molto, molto importante. Anche chi per esempio, a ragione, dice "non ne possiamo più di pizziche, perché ormai ci sono pizziche dappertutto, ci sono rave di pizzica, incontri di pizzica…"comunque, in qualche maniera, va bene il solo fatto di dire "basta, non ne possiamo più di pizziche, facciamo altre cose"… è fantastico perché fanno altre cose. Questo è stato un po’ l’evento, il fenomeno più importante degli ultimi anni con il fenomeno hip-hop , raggamuffin e Sud Sound System. Secondo me, questi tre e la pizzica degli Zoé, Alla Bua, Canzoniere Grecanico Salentino sono stati i due fenomeni che hanno caratterizzato la vita culturale ed artistica del Salento negli ultimi venti anni.

Dici che il rito classico del tarantismo è morto ma che la taranta è viva, e personalmente sostengo che in effetti c’è qualcosa di universale che ritroviamo in tutto il pianeta; cioè, una matrice comune, c’è il bisogno, la voglia di transe, la necessità di esprimere i propri disagi, di urlare e gridare per poi vivere la crisi ed uscire con la crescita che ogni crisi comporta. Perché oggi ad un giovane di vent’anni, magari milanese, piace ballare la pizzica?

Secondo me perché con la pizzica si allontana dal suo essere razionale ed ognuno di noi ha bisogno di "sballarsi"; lo "sballo c’è sempre stato e nella nostra società abbiamo dimenticato questa dimensione: noi siamo occidentali, razionalisti, positivisti. Invece nella nostra tradizione, nel Salento, ma non solo nel Salento…, è rimasto qualcosa anche nell’energia sarda…, c’era questa dimensione dello "sballo", della transe, della perdita di coscienza e la gente ne ha bisogno, i giovani ne hanno bisogno, specialmente i giovani che hanno perso i loro ideali. Ora con la caduta del muro di Berlino ci sono stati degli sbandamenti ideologici, mentre prima c'era la destra e c’era la sinistra, si credeva in qualcosa…ora non si crede in più niente, quindi il bisogno di transe è anche un rifugio, e questo penso che sia un punto di partenza.

Quindi ritieni che ci sia una sorta di confusione che induca la gente ad avere bisogno di uno spunto per poter esternare le proprie depressioni, le proprie ansie…

Non che la taranta, la pizzica sostituiscano Che Guevara o il PCI, penso solo che siano un punto di partenza che, attraverso la transe, attraverso il movimento (come diceva anche Platone) inducano a ritrovare il proprio equilibrio e capire meglio il mondo. Attraverso il battere la pelle del tamburo e il suono dei suoi sonagli vieni riportato all’ordine… paradossalmente il disordine della transe ti riporta all’ordine. E per me questo è stato molto importante. Io personalmente, per esempio, sono guarito dai miei malesseri attraverso la pizzica e il mio tipo di tarantismo. Io ballavo tantissimo, ballavo tre, quattro ore al giorno e ho scoperto tante cose di me stesso, ho scoperto il mio essere animale nel rituale della pizzica, nella ronda…quando io ballavo con una donna ho riscoperto il mio essere maschile di fronte ad un essere femminile; il rituale controllava tutto e così uscivano fuori delle cose inaspettate che io nemmeno pensavo di avere, io che sono cresciuto in maniera… con un’educazione molto rigida, cattolica. Quindi la pizzica mi ha liberato. Ecco, io direi una cosa: che la pizzica è una liberazione.

La scomparsa dei rituali magico-rituali del tarantismo presagiscono comunque altro: c’è stato il progresso, si sono ottenute tante cose, ma si è perso anche tanto, quasi un pezzo di anima. Il male oscuro è rimasto, si aprono le porte agli psicofarmaci…

Ed è per questo che la pizzica è stata ed è importante.

Nel 1989 mi è successa una cosa: avevo studiato quattro anni alla scuola di cinema di Monaco, nel paese più ordinato, più razionalista d’Europa, vale a dire la Germania (e forse per questo la Germania è sempre stata affascinata da questi fenomeni). Quindi in quell’anno feci un documentario sul tarantismo. Ero talmente ignorante che non sapevo nemmeno chi fossero De Martino e Mingozzi. Pensavo di essere presuntuosamente il primo, ma giusto perché c’era una tarantata a Depressa (il mio paese) per cui ho pensato di fare un filmato sulle tarantate: faccio una cosa interessante e la vendo in Germania, pensai. Ho fatto questo documentario e posso oggi dire di poter dividere la mia vita in prima e dopo quel documentario. Non che la mi vita sia particolarmente interessante, però per quanto riguarda la mia esperienza personale, dopo questo documentario ho scoperto una dimensione magica, affascinante, antica ma moderna, calda, uterina, che ti riallacciava più al culto della grande madre che non ai nostri culti cristiani. Non capivo neanche il perché dato che non avevo le basi culturali ed intellettuali per spiegare certe cose, però grazie alla pizzica mi sentivo pieno d’amore per la gente, pieno d’amore per i salentini.

Penso abbia significato tanto anche l’usualità salentina di riunirsi spontaneamente in svariate decine di persone presso qualche casa di campagna, magari sperduta, tramite un semplice tam tam, con qualche chitarra, organetto e svariati tamburelli.

Certamente! Con Lamberto Probo abbiamo fatto duecento feste di pizzica invitando migliaia di persone, facendo un casino enorme; e scrivevamo delle cose veramente vergognose, a livello populistico, come "pizzica e comunione", "siamo tutti salentini, ballamu la pizzica"…oppure "chi balla la pizzica fa meglio l’amore". Tutto questo perché volevamo propagandare quello che avevamo scoperto, quel ritmo di cui poche persone si occupavano. C’erano persone importanti come Daniele Durante, Luigi Chiriatti, ma dal punto di vista anagrafico erano persone molto più grandi, quindi c’era bisogno di persone giovani, di lavorare sui centri sociali, sulla base della società, la vitalità. Penso che abbiamo contribuito a far esplodere il fenomeno della pizzica.

E oggi nel Salento stanno crescendo a vista d’occhio i gruppi musicali, sebbene non senza polemiche…

Sì, è vero, ma penso che sia una cosa bella: le uniche polemiche sono appunto fra i gruppi di pizzica, ma è tutto positivo, tutto sangue vivo, va benissimo. Le loro polemiche le paragono a delle lotte intestine, come se fossero lotte fra sciiti, hezbollah, mujaheddin…, comunque tutto perché c’è troppo amore. Io posso ritenermi fortunato perché non sono musicista, sono l’unico che fa del cinema, mentre loro sono tanti a fare musica. Se tutti facessero cinema forse anch’io farei lo stesso. Ma al di là di ogni polemica, la cosa più bella è che persone di ogni generazione si sono ritrovate grazie alle feste, il che non accedeva da molti anni, avveniva solo nelle feste politiche che comunque stavano perdendo la loro importanza. Invece nelle feste di pizzica vecchi, giovani, maschi, femmine, persone di ogni estrazione sociale ritrovano il tempo della festa, come una dimensione sacra: è la festa, ci divertiamo e ci sballiamo in maniera naturale.

E non c’è niente di più serio della festa e del gioco…

Sono assolutamente d’accordo con te, e molta gente ha ritrovato la voglia di divertirsi.

Edoardo, insieme al film c’è anche un buon disco.

Sì, è nata prima l’idea di Sangue vivo disco e poi quella del film. Gli Zoé l’hanno composto durante la lavorazione del film, ma abbiamo lavorato molto insieme, c’è stata molta energia. Zoè non è solo un gruppo musicale, ma anche un movimento che si occupa di festival, cinema, arti figurative, visive; è un gruppo di lavoro coofondato da Lamberto, Cinzia, Franco Giannì e me.

Zimba e Probo, attori non professionisti, ma interpreti interessanti. Potremmo definire il tuo un film neo-neorealista?

Sì, il neoralismo prendeva le storie dalla strada, dai bar, dalle piazze, dalle situazioni reali e Zimba è nella vita proprio quello che si vede nel film, quindi contrabbando, carcere, emigrazione. Sai perché ho deciso di fare questo film? Ho visto la fedina penale di Zimba e lui non è stato sempre un angelo, però c’è tanta gente che fa delle cose molto peggiori di lui che non entra e mai entrerà in carcere. Lui potrebbe essere definito un "poveraccio", alla sua maniera è una persona onesta e generosa, solo che ha vissuto in un ambiente più difficile e più sfortunato di tanti altri. Per esempio, lui è stato in carcere oltre che per contrabbando anche per favoreggiamento, perché ha ospitato a casa sua delle persone che non doveva ospitare, perché molto spesso si è trovato in mezzo a delle storie, perché non c’era tanto lavoro. Era anche una "capa frisca", faceva a botte per niente, e spesso ancora oggi si arrabbia facilmente. Non dico che Zimba è un eroe, è una persona come tante altre, è solo stato un po’ più sfortunato. Ora però ha trovato con la musica la sua maniera di esprimersi ed è contento… e poi ha fatto un film.

Inoltre c’è stato un gran lavoro di sceneggiatura da parte di Giorgia Cecere sul personaggio di Zimba. Abbiamo raccontato com’è Zimba nella realtà, però abbiamo costruito una storia in maniera che lui diventasse interessante e allo stesso tempo fosse a suo agio nel dire certe battute.

Ed ora premi e riconoscimenti che danno onore e merito a te e al tuo amore per questa terra.

Sì, è il premio "Nuevos Directores", il premio regia, al Festival di S. Sebastian. Concorrono ventidue film e questa volta sono riuscito a vincerlo. Quattro anni fa ho vinto la sezione speciale. Questa volta è successa una cosa molto bella per me, ho vinto, io che mi ero impelagato in tantissimi debiti per "Pizzicata". Per inesperienza, pur non volendo fare il produttore, ho dovuto fare tanti debiti. Piano piano "Pizzicata" è stato venduto all’estero ed in parte sono rientrato economicamente, ma rimanevano pur sempre molti debiti. A San Sebastian, vincendo il premio "Nuevos Directores" ho vinto anche del denaro che mi ha permesso di estinguerli.

Poi a Montpellier abbiamo vinto il premio come miglior film. Il premio come migliore attore protagonista a Pino Zimba e migliore regia a Sulmona Cinema, e la Grolla d’oro a S. Vincent per miglior produzione, migliore colonna sonora e miglior film. Inoltre siamo stati invitati (primo film italiano nella storia) al Sundance Festival, il festival di Robert Redford.

Anche lì è andato tutto molto bene, The Economist di Londra ha detto che quest’anno il miglior film in assoluto fra gli americani e gli stranieri è stato "Sangue vivo".

Io personalmente sono molto contento perché per me questo film, come "Pizzicata", non è solo un film: è tutta una filosofia di vita, un amore per la terra…non penso che il Salento sia migliore di altri posti, ma è il mio posto, è una metafora contro la globalizzazione e le leggi del mercato, il livellamento culturale.

Da quando sono stato negli USA poi divento sempre più antiamericano…

Anche su Times magazines è apparso un articolo intitolato "Speakin’ in tongues" …

Sì, c’è stata molta attenzione da parte dei media stranieri. Ha scritto in prima pagina un articolo sul film di Piva ed il mio come fenomeni culturali europei che parlano il dialetto.

La Puglia secondo me ora è molto interessante perché è l’ultima regione occidentale al limite col Mediterraneo e con l’Oriente, tra il mondo latino e il mondo greco. La cosa veramente molto interessante secondo me è che noi ora siamo consapevoli di questo. Ed io sono orgoglioso di essere pugliese, salentino, nel senso che la forza della Puglia è che ha varie identità: quella barese, quella salentina…è molto evidente la differenza culturale tra Foggia, Bari, Lecce, ecc…questa è una grande ricchezza. Inoltre penso che l’asse geopolitico si sia spostato da ovest ad est a causa dei Balcani, dell’Albania, del Medio Oriente; si è creata una nuova via di comunicazione ( che poi è quella vecchia, quella dei Romani con la via Appia dove Brindisi, Bari, Otranto vedevano incontri tra mercanti arabi, bizantini divenendo così le porte d’Oriente).

Il neotarantismo, un fenomeno che sta dilagando oltre ogni confine, in cui i ragazzi dichiarano di provare un senso di liberazione al danzare la pizzica; tu ritieni che ci sia anche un forte bisogno di valori e di identità. Come la vedi la discussione intorno al "pensiero meridiano" e alle identità locali?

Noi siamo tutti solo un incrocio di identità e culture, anche gli aborigeni australiani saranno stati un incrocio tra identità e culture nel corso dei millenni. Però poi si raggiunge una identità locale, che è anche l’identità multietnica di Brooklyn. A me interessa difendere, mi sento in dovere di difendere la tradizione e l’identità locale perché solo lì riesci ad andare al di là delle leggi di mercato e riesci a capire i valori. In questo momento di confusione, i valori che sono legati alla terra li capisci solo in un microcosmo.

Questo nuovo amore per la pizzica, per i ritmi tribali, per le culture che si erano un po’ perse, può essere provocato anche involontariamente dalla globalizzazione?

Secondo me è una reazione perché chi ama la pizzica, chi ama la cultura popolare, non folklorica, ma veramente popolare, generalmente ha connotazioni politiche di sinistra…

Oppure non ha riferimenti politici definiti, trova sensitivamente il proprio percorso nella musica.

Chi ama la pizzica o sa di trovare o percepisce l‘archetipo, qualcosa di molto profondo, il battito del proprio cuore.

Si sono messi in discussione molti valori ed è giusto che sia così perché quello che abbiamo prodotto fra l’800 ed il ‘900 sono guerre, odio, morti, in nome della famiglia, in nome della chiesa, in nome dello stato, della patria, del lavoro. Quindi è comprensibile che tutto sia stato messo in discussione, soprattutto dal ’68 in poi; però capisco anche che ora è il momento di ritrovare qualcosa che comunque è valevole, importante, delle sicurezze. E’ tutto così semplice: è l’amore per la famiglia, per la terra, la gioia di vita… ritrovare tutto ciò al di là del denaro, al di là dell’interesse. Penso che tutte le ansie che vive l’uomo contemporaneo sono dovute al fatto che si è perso tutto questo ed io so che attraverso la pizzica (che poi è una metafora), comunque attraverso il ballo e l’amore per la terra ho ritrovato una sorta di equilibrio.

Questo non fa altro che incitarmi a dire: cercate la pizzica, ballate la pizzica.

Da Tarantula rubra


Approfondimenti:
http://www.mascarimiri.com/default.html
http://digilander.libero.it/meleweb/ita/musicaetnica.htm
http://web.tiscali.it/ajara/sommario.htm
http://www.cnt.it/
http://www.cnt.it/zoe/raudio/donp.ram
http://www.cnt.it/zoe/mp3/spaulu.mp3
http://www.mauriziomangia.it


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