Dialogo: forza o debolezza?
La Redazione - 28-10-2008
Riceviamo da Oliver poche righe che vi proponiamo:


"E' perfettamente inutile pensare di poter colloquiare con un governo che vede solo razionalizzazioni; è inutile pensare di colloquiare con un ministro che non ha nessuna competenza didattico - pedagogica; è inutile pensare di poter colloquiare con una maggioranza e un capo che oltre all'esaltazione di interessi privati non riesce ad intravedere altro; è inutile pensare di poter colloquiare con chi esprime vuotezza e populismo becero e malevolo."


La discussione, come sempre è aperta a chi naviga in queste acque.
Da parte nostra siamo convinti che il tentativo di dialogare rappresenti comunque la fede certa un valore irrinunciabile.
O, se rinunciabile, a danno della vita democratica.
Certo, a volte il dialogo si perde nell'inutilità delle parole, o nella falsità di discorsi che, sotto sotto, mascherano altro.
Chi ancora crede davvero che i politici tutti lo siano per vocazione e amor di patria?
Chi non è appena sfiorato dal dubbio che i trattamenti di favore che ricevono non siano stati e siano ragione più che sufficiente a voler salire sul carro del potere?

Per noi, cittadini di base, però, una tale ragione non è necessaria.
E allora, nonostante tutto, continuiamo a credere, testardi e cocciuti, nei soli valori che alla vita civile - per non allargarci alla vita del pianeta - danno senso.
Semmai cerchiamo, con fantasia e allegria - e ci vuole tutta, di questi tempi - forme nuove al dialogo, fatti che parlino al posto delle parole, movimenti contro immobilismi, volti braccia a gambe contro specchi bui che non sanno rifletterli, pacifiche interazioni su pubblico terreno contro violente occupazioni tele-giornal-informative su spazio privato.

Ma i principi e la loro discussione non si possono abbandonare o, in qualche caso, banalizzare: ed è forse proprio per il troppo letargo della Ragione che il lungo sonno del passato ha generato i Mostricciattoli dell'oggi.


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