breve di cronaca
Esperimenti e rischi
Il Manifesto - 05-09-2002
Ci volevano le indiscrezioni pubblicate dal Messaggero per costringere Letizia Moratti a convocare i sindacati. I quali ringraziano, pur definendo tardivo l'incontro fissato per venerdì. E' bastato, insomma, un bel titolo a otto colonne - «I saggi bocciano la sperimentazione» - per far partire quegli inviti tanto attesi. Lo stop alla riforma da parte del Consiglio nazionale della pubblica istruzione viene dato per certo dal quotidiano romano. E la smentita che arriva dal vicepresidente del Cnpi non serve certo a rassicurare Donna Letizia: «La nostra posizione ufficiale - dice Mario Guglietti - verrà assunta solo durante la seduta plenaria del 10 settembre» .

Già scottata dal tradimento del Cavaliere, liquidata manco fosse una scolaretta da Giovanardi, scavalcata a sinistra pure da Gianfranco Fini e licenziata da un ministro dell'economia che c'ha la fissazione di far quadrare i conti, Moratti - quasi quasi - chiede aiuto al sindacato.

E non solo. Proprio ieri, insieme agli inviti fatti a Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda per discutere di riforma, è partita - sempre dalle stanze del ministero dell'istruzione - una lettera indirizzata all'Associazione nazionale dei comuni italiani. La sperimentazione nelle scuole dell'infanzia partirà - assicura Moratti - «solo dopo che ne saranno concordati con l'Anci criteri e modalità». Anche i comuni possono stare tranquilli: avevano chiesto di svolgere un ruolo attivo nella selezione delle scuole interessate alla sperimentazione, rifiutando qualsiasi elenco preconfezionato. E sono stati accontentati: nonostante un ambiguo riferimento alle «attività preliminari di ricognizione e individuazione delle scuole in possesso dei requisiti richiesti», spetterà a loro, infatti, individuare i punti irrinunciabili e le condizioni di fattibilità della sperimentazione.

E' un ministro dal volto umano, insomma, quello che ieri si affacciava dalle finestre di viale Trastevere e che - garbatamente - chiedeva consensi, rassicurava, si apriva al dialogo e offriva solidarietà gratuita. O almeno a basso costo.

Colpa o merito del solito Tremonti che proprio oggi chiederà al Consiglio dei ministri il varo di un decreto legge che gli consentirebbe di ampliare il suo potere di controllo sulla spesa eccedente dei vari ministeri. Considerati i precedenti, Moratti sarà sicuramente in stato di allerta.

Del resto l'avvio dell'anno scolastico non promette nulla di buono: in Lombardia, il tentativo di mediazione tra la Direzione scolastica regionale e i rappresentanti sindacali è fallito. Resta, dunque, confermato lo sciopero di un'ora previsto per il 10 settembre: secondo il segretario della Uil milanese Amedeo Giuliani, «Va constatato che nessuno dei problemi da noi sollevati è stato risolto. Rimane aperto il problema delle cattedre vacanti, circa 3mila su un totale di 7mila, e del personale docente assunto a tempo indeterminato e impiegato per le supplenze ai ragazzi handiccapati». Le nomine, insomma, saranno competenza dei capi d'istituto: ovvero verranno effettuate sulla base di una totale discrezionalità.

Va detto: il 10 settembre non sembra essere una data particolarmente attesa dal dicastero di viale Trastevere. Vada per lo sciopero. E vada pure per la temuta - sia pur non vincolante - «sentenza» del Consiglio nazionale della pubblica istruzione su sperimentazione e riforma. Ma gli scienziati proprio non ci volevano. E invece si riuniranno a Roma - vada sé il 10 settembre - per discutere di «Moratti»: di un suo ventilato progetto di riforma che porterebbe alla soppressione di istituti storici di ricerca, alla trasformazione del Cnr e - soprattutto - all'accentramento delle nomine dirigenziali. Il che vorrebbe dire consegnare la scienza direttamente nelle mani dei politici.

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