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Scuola: in gioco è la democrazia
Fuoriregistro - 23-10-2008


Riceviamo, pubblichiamo e ringraziamo quanti, inviandoci notizie, ci consentono di delineare un quadro sia pure parziale delle iniziative e delle lotte in corso per difendere la scuola e l'università. Non serve negarlo, è ormai evidente. Lo si legge tra le righe di qualche giornale "facinoroso": la posta in gioco è la democrazia.

Aggiornato al 30- 11 - 2008



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29-11-2008
CALABRIA: CGIL, PRECARIE IN CATENE PER PROTESTA A ROMA


(ASCA) - Catanzaro, 29 nov - Non e' bastata la manifestazione a Roma dei co.co.co. ex LSU assimilati personale ATA e dei lavoratori stabilizzati nelle imprese del settore delle pulizie impegnati, nelle scuole della Calabria, insieme agli altri lavoratori, provenienti da tutta Italia, davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, per il rinnovo dei contratti di collaborazione, in scadenza al 31 dicembre, ad ottenere rassicurazioni sul loro futuro occupazionale. ''Sono ancora le donne della Calabria - si legge in un nota della Cgil Calabria - a gridare incatenate la loro rabbia, verso un Governo che togliendo loro il lavoro, toglie anche la speranza, in catene quasi a voler simboleggiare un senso di schiavitu', prigioniere dei continui rinvii di un Governo che non sembra voler ascoltare le loro ragioni. Esse sono deluse per essere state 'usate' per oltre 10 anni, per garantire servizi amministrativi e di segreteria, e di pulizia, con contratti di collaborazione con pochissime tutele e bassi salari, ed adesso abbandonate, quasi fossero diventate ad un tratto inutili. Chiedono solo di poter continuare a lavorare.

Sono infatti tante, tantissime, le donne fra i lavoratori precari, costrette ad incatenarsi per rivendicare di poter continuare a svolgere il loro lavoro, quello che lo stesso Sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Pizza, nel comunicato rilasciato ieri 28 novembre al termine dell'incontro con le delegazioni sindacali, ha definito un servizio essenziale che non ha carattere socio-assistenziale - dice la Cgil - ma di effettiva funzionalita' delle numerose istituzioni scolastiche coinvolte''.

Anche queste sono le ragioni dello Sciopero Generale del 12 dicembre, proclamato dalla CGIL, che in Calabria prevede manifestazioni in tutte le 5 province, e che vedra' la partecipazione di questi lavoratori precari, ''per dare voce a chi non ne ha, per dare spazio e visibilita' a quanti vivono nel dramma della precarieta' e che il Governo ignora quasi fossero invisibili''.

red/mcc/ss

(Asca)

www.asca.it


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Scuola/ Tre cortei a Milano sfilano contro dl Gelmini
Per organizzatori in 30mila per chiedere ritiro legge 133 e 169
APCOM

Milano, 29 nov. (Apcom) - Studenti, insegnati, genitori e ricercatori hanno sfilato questo pomeriggio per le vie del centro di Milano in protesta contro la riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini. I manifestanti sono partiti poco prima delle 15.30 da tre piazze diverse del capoluogo lombardo, piazzale Baracca, piazza Medaglie d'Oro e Piazza Lima, per ritrovarsi in piazza Duomo intorno alle 16.45 dove la pioggia ha fatto saltare la festa in programma con animatori, bande musicali e artisti di strada.

"Io non ci sto. Il futuro è di chi lo ricerca" è il leit motiv che ha guidato i tre cortei lungo tutta la manifestazione, organizzata da ReteScuole, un movimento molto radicato nelle scuole della periferia e della provincia milanese, cui si sono uniti studenti medi e universitari, ricercatori, professori, genitori, e personale tecnico amministrativo Ata. Secondo gli organizzatori questo pomeriggio in piazza c'erano circa 30mila manifestanti. "Vogliamo il ritiro della legge 133 che disciplina i tagli alla scuola - ha spiegato Michele Corsi di Rete scuola - e il ritiro della legge 169 relativa ai tagli per le scuole elementari".

Forte la presenza tra i manifestanti dei genitori. "Abbiamo scelto il sabato pomeriggio - ha proseguito Corsi - proprio per dare spazio ai genitori di manifestare il proprio dissenso nei confronti di questa riforma della scuola. Abbiamo voluto organizzare questi tre cortei per dare un segnale forte anche da parte di chi vive nelle periferie e nella provincia".

notizie.alice.it

vedi anche

milano.repubblica.it

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CORTEI/ Forti tensioni fra polizia e manifestanti al ministero della Pubblica Istruzione
Redazione mercoledì 26 novembre 2008


Attimi di tensione davanti al ministero della Pubblica Istruzione, a viale Trastevere, tra un gruppo di manifestanti di lavoratori socialmente utili e le forze dell'ordine che hanno impedito il blocco della circolazione dei tram. Secondo quanto si è appreso, i manifestanti, intorno alle 11:30, hanno tentato di occupare la strada e bloccare di conseguenza la circolazione di tram e bus. La polizia, si è appreso, ha quindi effettuato un "contenimento" del gruppo di manifestanti che ha poi desistito. La manifestazione è ripresa sotto il ministero.

www.ilsussidiario.net

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Anna Adamolo ha occupato l'account di Mariastella Gelmini
Essere Anna Adamolo
- 16 Nov, 2008

Anna Adamolo è un immaginario non domato e non normalizzato, è la volontà di tenere aperto il molteplice e il possibile contro l'arroganza di un pensiero contabile, è il rifiuto di sanare le difficoltà dell'oggi con le miserie di domani.
Anna Adamolo è "Noi la crisi non la paghiamo", Anna Adamolo sono le studentesse e gli studenti, le precarie e i precari, le maestre e i maestri, le insegnanti e gli insegnanti, le bambine e i bambini, le mamme e i papà che in questo mese e mezzo hanno portato nelle piazze d'Italia una protesta mai vista contro i truffatori del presente e del futuro.
Da oggi il sito www.ministeroistruzione.net diventa il sito del nuovo ministro. Ma non basta, vogliamo scacciare il vecchio ministero pure da google, per questo chiediamo a tutti di partecipare al googlebombing contro il vecchio ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini, linkando l'indirizzo www.ministeroistruzione.net con la parola "Ministero dell'istruzione".

Scrivi la tua protesta ad annaadamolo@ministeroistruzione.net e ad annaadamolo@inventati.org

annaadamolo.noblogs.org

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15-16 Novembre: ASSEMBLEA NAZIONALE alla Sapienza
Inviato da annaadamolo in Essere Anna Adamolo
- 16 Nov, 2008

Siamo l'onda che autoriforma l'Università!
da www.uniriot.it

Una marea gioiosa e propositiva ha invaso la cittá universitaria de LaSapienza: due giorni intensi di assemblee, workshop e musica in cui le diverse figure della formazione hanno continuato a dare corpo a quell'incredibile momento costituente che è l'autoriforma dell'Universitá. L'autoriforma come processo che già vive nelle pratiche del movimento, come passaggio di consolidamento delle forme di autorganizzazione e rilancio degli elementi del conflitto.
Migliaia di studenti, dottorandi e ricercatori hanno discusso nei workshop tematici riguardanti la didattica, il welfare e il rapporto tra formazione e lavoro. Centinaia di interventi da tutti gli atenei italiani in mobilitazione che hanno avuto la capacitá di tradurre l'autoriforma in concreti elementi di programma e di agenda politica: proposte per continuare a costruire un'universitá autonoma, nuove pratiche di conflitto attraverso cui costituire delle vertenze diffuse, la partecipazione allo sciopero del 12 dicembre ed il lancio delle mobilitazioni diffuse per il 28 novembre.
L'assemblea plenaria di domenica è stata partecipata da migliaia di persone, centinaia di interventi che hanno continuato a connettere le lotte tra universitá, scuole e studenti medi, tra l'onda anomala e la european anomalous wave che in questi giorni ha diffuso la potenza dell'onda in tutta Europa (Barcellona, Copenhagen, Parigi, Lione, Londra, Madrid, Bruxelles, Lisbona, Amsterdam, Berlino, Valencia, Aarhus, Tubinga, Istanbul). Non solo non pagheremo la vostra crisi, ma abbiamo anche la forza di costruire uno spazio forte e aperto, di dare vita ad un processo costituente per riprenderci il nostro futuro...e questo è solo l'inizio!

annaadamolo.noblogs.org

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Non vi salverete rimanendo attaccati al vostro potere....
...siamo l'onda che vi travolgera'
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www.stopgelmini.org

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AGI) - Brescia, 16 nov. - Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini difende la contestata riforma della scuola e presenta anzi il governo Berlusconi come l'esecutivo del cambiamento, 'per certi versi quasi di sinistra'. Lo ha detto la stessa Gelmini a margine di un convegno organizzato da Forza Italia a Rezzato, nel bresciano. Il ministro si e' detto convinto che 'ci siano le condizioni per spiegare il provvedimento che abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri.
E mi riferisco sia alle linee guida sull'Università che a un decreto che verrà poi discusso in Parlamento e che contiene pochi provvedimenti ma molto significativi. Penso a 130 milioni di euro in borse di studio per premiare gli studenti meritevoli e capaci, anche privi di mezzi, come recita la nostra Costituzione, 70 milioni di euro per residenze universitarie e poi tagli selettivi per premiare le Università migliori, penalizzando chi spreca denaro pubblico
'. La riforma, ha spiegato, 'nasce anzitutto dalla volontà di restituire alla scuola la sua missione fondamentale, che è quella di essere un'agenzia educativa e formativa. Noi crediamo che valori come l'impegno e la serietà nello studio, ma anche il rispetto degli altri - da qui il voto in condotta - siano valori che non appartengono al passato ma di cui la nostra società ha bisogno'. Nella Finanziaria è inoltre previsto di impiegare parte dei risparmi per 'premiare gli insegnanti migliori'.
Sulla riforma sarebbero state 'raccontate agli italiani molte bugie: la volontà del governo d'eliminare il tempo pieno, o peggio ancora di farlo pagare alle famiglie, la volontà di chiudere le scuole di montagna e delle piccole isole, la volontà d'impoverire l'insegnamento della lingua straniera.
Tutte bugie. Questo governo e soprattutto il presidente Berlusconi non permetterebbero mai di abbandonare il tempo pieno
', ha affermato la Gelmini. La situazione economica, ha continuato il ministro, è 'molto difficile', ma l'Italia ha 'le caratteristiche per uscirne indenne e addirittura rafforzato da questa prova complicata'. Non è vero che noi spendiamo meno degli altri paesi, ha chiarito la Gelmini, 'in alcuni casi spendiamo anche di più, ma spendiamo male.
Dobbiamo abituarci a spendere meglio, come fanno tutte le famiglie italiane. Credo che sia dovere di un buon amministratore e di un buon governo la massima trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche
'. Bisogna in particolare rendersi conto, ha aggiunto la Gelmini, che 'alcuni sprechi, alcuni privilegi non sono piu' difendibili. Per troppi anni il Paese ha sofferto di una mancanza di coraggio nel portare avanti il cambiamento, nell'approvare riforme importanti in settori come la scuola e le università. C'è la necessità di razionalizzare la spesa, rivederne i meccanismi. E' innegabile che in questi ultimi anni la spesa dell'istruzione era fuori controllo'. In quest'opera di risanamento, ha detto il ministro, sarà importante il 'dialogo con l'opposizione', perchè la scuola non è né di destra né di sinistra. Chi invece sarebbe 'di sinistra', per il ministro, è sorprendentemente il governo Berlusconi: 'Io l'ho detto, questo è un governo che crede nel cambiamento, è, per certi versi, un governo di sinistra. Può sembrare una contraddizione, ma noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli'.

www.agi.it

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ECONOMIA
Cosa c'è dietro l'attacco di Confindustria ai docenti di laboratorio?
di Liborio Butera

Il disegno di Confindustria è ormai noto a tutti: mettere le mani sull'istruzione tecnica per crearsi, a spese della collettività, la sua scuola. Scuola che in cattedra avrà i docenti-esperti segnalati dall'associazione degli industriali e che vuole mettere i suoi uomini nel "nuovo" "CDA" (Consiglio d'Amministrazione) delle scuole-fondazioni presenti sul territorio nazionale.
Per completare questo disegno però ha bisogno di far fuori chi negli attuali istituti tecnici detiene la parte della didattica del "saper fare" ovvero i docenti di laboratorio, per poi sostituirli con i loro esperti, sempre a spese della collettività. A confermare questa tesi c'è il documento, non ancora ufficiale, di CONFINDUSTRIA EDUCATION dal titolo "LINEE DI INTERVENTO PER IL RIORDINO DEGLI ISTITUTI TECNICI" del quale abbiamo estratto il passaggio che riguarda gli ITP: [...]I laboratori devono essere adeguatamente attrezzati e dotati di un tecnico di laboratorio che affianchi il docente e che sia in possesso di comprovata esperienza di lavoro nell'ambito relativo. Va eliminato il doppione costituito dall'insegnante tecnico-pratico, che è quasi sempre un generico diplomato privo di esperienze concrete. [...] Gli insegnanti tecnico pratici fanno sapere che a questo nefasto disegno, si opporranno con tutte le loro forze ricordando agli industriali che è si loro prerogativa indicare alla scuola quali figure richiede il mondo dell'industria, ma non non lo è quello di definire i programmi e soprattutto le figure che opereranno per formare gli studenti. La scuola non è una fabbrica, le dinamiche sono ancora altre, per fortuna.

www.comincialiitalia.net

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L'occupazione del Mariotti a Perugia

Sono una studentessa del liceo classico "Annibale Mariotti" di Perugia e vorrei segnalarvi le sanzioni disciplinari profondamente ingiuste nelle quali tutti gli alunni della scuola stanno incorrendo a causa della recente occupazione di protesta contro il decreto Gelmini ( 5-8 Novembre 2008).
La decisione di occupare è stata presa in accordo con i rappresentanti di molte altre scuole perugine, per manifestare una comune opposizione alle decisioni prese dall'attuale governo su scuola e università; l'iniziativa è stata quindi altamente "simbolica" e "universale", non relativa cioè a motivi attinenti ai singoli istituti, ma in appoggio alle manifestazioni avvenute ovunque in Italia contro le recenti leggi sull'istruzione pubblica.
Proprio per questo motivo, l'occupazione si è svolta nel massimo rispetto della struttura occupata (succursale del liceo), delle classi ginnasiali, ancora in obbligo scolastico, e di tutte le altre, che hanno potuto tranquillamente seguire le lezioni. I ragazzi occupanti hanno proposto lezioni alternative e conferenze tenute da esperti, professori del liceo e dell'università, aperte anche ai docenti interni, ai genitori e in generale alla cittadinanza tutta.
Fatta eccezione per un caso isolato di alcuni studenti che hanno lievemente danneggiato un soffitto e che comunque hanno accettato di pagare i danni, tutti gli altri hanno addirittura contribuito a migliorare l'edificio scolastico, ridipingendo una ringhiera arrugginita e riparando i lavandini rotti da tempo. Vari docenti e lo stesso preside hanno più volte visitato i due piani occupati e hanno potuto constatare l'estrema serietà e organizzazione dell'iniziativa, tanto che la stessa Digos, chiamata dal preside, si è complimentata con i ragazzi.
L'estrema correttezza degli occupanti e il fatto che la protesta non sia un fatto isolato, ma ormai un fenomeno diffuso in tutt'Italia (ad essa hanno contribuito ad esempio anche rettori, presidi di facoltà e docenti universitari, oltre ad alcuni dirigenti di scuole secondarie) non ha impedito al preside Vincenzo Maiolo di punire la scuola sospendendo viaggi d'istruzione e progetti, come minacciato al Comitato Studentesco straordinario che aveva preceduto l'occupazione.
La sanzione disciplinare è a mio parere assurda e illogica, poiché non c'è stato blocco dell'attività didattica, non ci sono stati atti vandalici e per di più il provvedimento colpisce tutti gli studenti indiscriminatamente, comprese le classi ginnasiali che non possono occupare e che si ritrovano punite per qualcosa che non hanno fatto. Infatti, nonostante la richiesta dei rappresentanti d'istituto di non coinvolgere nella sanzione chi non aveva aderito all'iniziativa, il professor Maiolo è rimasto fermo sulla sua decisione di penalizzare tutti.
Dietro il paravento dell'illegalità dell'occupazione, che in questo caso è veramente un cavillo, visto il comportamento esemplare e la serietà dimostrati dagli studenti occupanti, si cela chiaramente un motivo ideologico e politico, considerato anche che per l'occupazione di quattro anni fa, condotta in modo vergognoso dagli allora rappresentanti, non ci furono punizioni di questo tipo, ma anzi la concessione di una settimana auto-gestita in cambio della fine dell'occupazione.
Sono una semplice studentessa, ma mi chiedo se sia giusto punire in un modo che somiglia terribilmente a una vendetta piuttosto infantile dei ragazzi che hanno dimostrato maturità e serietà nel portare avanti una protesta per qualcosa in cui credono. Ai posteri l'ardua sentenza.

Contessina 13-11-2008

www.ilmessaggero.it

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12 novembre 2008

CCHIU BLACK RA MIDNIGHT...
Nun pò Venì!


Notte bianca Contro la Legge 133
per la scuola e università Pubbliche


Programma (che in realtà comincia di giorno...):

Ore 13:00
Pranzo sociale Largo San Marcellino

Ore 16.00
Musica/Immagini in Movimento - con un intervento di Rosalia Porcaro
Porta di Massa - Facoltà di Lettere e Filosofia

Ore 18.00
Aperitivo: Un rutto per la Gelmini...
Palazzo Giusso San Giovanni Maggiore

Ore 20.00
Mangiamoci Sopra: Cena in Piazza San Domenico Maggiore

Dalle ore 20.00 alle ore 24.00:
Da Piazza San Domenico a Piazza del Gesù "Diffusione di Pubblici Saperi":
Artisti di strada, musica, installazioni fotografiche, Proiezioni, teatro e Jam Session di interventi in sostegno della scuola e delle culture pubbliche con contributi (tra gli altri) di Maurizio Braucci, Massimiliano Virgilio, Laura Valente, Valeria Parrella, Geppino Aragno, Maestri di strada....

Dalle ore 24.00 FESTA CONCLUSIVA "COMINCIA ADESSO"
Facoltà di Architettura - Palazzo Gravina - via Monteoliveto
Con E'ZEZI (Musica Popolare)
e a seguire Sound System Reggae, Ska , RockSteady, Elettronica...

(le sottoscrizioni raccolte nella giornata servono a finanziare la partecipazione degli studenti al corteo nazionale del 14 novembre a Roma)

www.stopgelmini.org

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Sabina Guzzanti all'Orientale di Napoli

stopgelmini.org

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L'onda batte ancora con sui provvedimenti Gelmini

Il Secolo XIX
Scuola, un'Onda sulla Gelmini 2
08 novembre 2008
Angelo Bocconetti

Non solo la protesta studentesca non si arresta: diventa, se possibile, ancora più dura. Ieri manifestazioni in tutta Italia: a Roma e Milano si sono registrati momenti di tensione, se non di veri e propri scontri con le forze dell'ordine. Nella capitale un giovane è rimasto ferito alla testa, travolto da una carica degli agenti di polizia che hanno impedito l'occupazione dei binari della stazione Ostiense; nel capoluogo lombardo ci si è, invece, limitati al lancio di oggetti verso i poliziotti schierati. Tensioni anche a Pisa, (occupazione della stazione) a Firenze (manifestanti incatenati alla ringhiera del Battistero) e a Napoli (60.000 giovani in strada): ovunque la mobilitazione ha prodotto blocchi alla circolazione e disagi. Sale, allora, la preoccupazione per la manifestazione nazionale degli universitari, in programma per il 14 a Roma.

Il decreto sul blocco del turn over universitario, i fondi per l'assunzione di altro personale e le linee guida della riforma universitaria, varati due giorni fa dal governo non hanno sortito gli effetti sperati. La contestazione nei confronti del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini non accenna a placarsi. Anche perché, leggendo tra le righe dei provvedimenti varati dal governo, i sindacati hanno individuato molti punti oscuri. "La maggioranza ha cercato di inviare segnali tranquillizzanti, ma, in realtà, sta attuando fino in fondo il suo progetto - ha denunciato Domenico Pantaleo, segretario generale della Cgil-Istruzione - Il presunto rallentamento del turn over dei docenti universitari (che dovrebbe passare dal 50% al 20%), per esempio, è un provvedimento che non avrà effetti concreti: sono esclusi dall'attenuazione del fenomeno, infatti, gli Atenei che hanno una spesa per il personale oltre il 90% dei finanziamenti pubblici. In pratica: tutti". Non solo: almeno 200 milioni, necessari a finanziare in parte il decreto varato due giorni fa, secondo le intenzioni del Ministro Gelmini, sarebbero prelevati dal Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate. "In pratica - denuncia Rosa Calipari, parlamentare del Pd e vedova dell'ufficiale ucciso in Iraq - il Sud si trasforma nel bancomat del governo: come in un gioco delle tre carte, le risorse appaiono da una parte e scompaiono dall'altra. Ma sempre a danno delle fasce più deboli". "Accogliamo con favore la decisione del governo - incalza il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso - di rinunciare al commissariamento di quelle regioni che non eseguiranno il ridimensionamento delle scuole materne previste nel decreto. Ma non abbasseremo la guardia".

«Non pagheremo la crisi» è lo slogan che ha aperto, ieri, uno dei tre cortei di studenti che, di fatto, hanno paralizzato Roma per buona parte della giornata. Il più grande è partito dall'Università La Sapienza e si è unito agli altri, composti da studenti dei licei e delle superiori, nei pressi di piazza Venezia. Le forze dell'ordine hanno sorvegliato a distanza la manifestazione, intervenendo anche per isolare quattro giovani provocatori che, con tanto di svastiche stampate sulle T-shirt, avevano cercato di inserirsi nei cortei. Ma i momenti di maggior tensione si sono vissuti, nel primo pomeriggio, nelle vicinanze della Stazione Ostiense. Per due volti, i manifestanti hanno tentato di arrivare ai binari: prima della metropolitana e poi quelli ferroviari, con la evidente intenzione di bloccare il traffico dei convogli. Per due volte la Polizia, secondo la ricostruzione della Questura, è stata "costretta" a intervenire, negando, però che si siano svolte cariche. Gli studenti raccontano un'altra versione (avvalorata da una giornalista rimasta ferita nei tafferugli). Alla fine un solo giovane è stato costretto a ricorrere alle cure del vicino ospedale con una ferita alla testa.

A Milano un clima analogo: «Siamo sessantamila» hanno gridato gli organizzatori dai megafoni («Erano poche centinaia» ha ribattuto l'assessore De Corato). Il corteo è arrivato in piazza Duomo dove era allestito un palco. Al termine dei comizi, una cinquantina di ragazzi si è staccato dal resto dei manifestanti, cercando di arrivare fin dentro la Galleria Vittorio Emanuele. Per due volte, un cordone di forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, li ha convinti a desistere. Nessuno scontro fisico. Chi non ha preso parte alla manifestazione, ha preferito prendere parte alle numerose lezioni che sono state tenute dai docenti al di fuori delle aule universitarie, in strada o, addirittura, in un parco.

Un corteo ha, invece, attraversato Napoli, dalla Prefettura fino in piazza del Plebiscito: manifestazione totalmente pacifica. Tensione, al contrario, si è registrata a Pisa dove i manifestanti sono riusciti effettivamente ad arrivare fino ai binari della stazione. Li hanno bloccati per pochi minuti (in un momento in cui non era previsto il transito di alcun convoglio), e poi si sono allontanati, guardati a vista dai Carabinieri. A Torino, infine, una controinaugurazione dell'anno accademico, si è svolto, condotto dagli studenti e dai docenti, in contemporanea alla cerimonia ufficiale.

ilsecoloxix.ilsole24ore.com

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A Roma gli studenti "snobbano" la Gelmini:

www.asca.it

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7 novembre 2008 - Napoli. Notizie dal Movimento Studentesco

La manifestazione di stamattina è stata un grosso successo: oltre 60mila persone (si è parlato anche di 100mila), un fiume colorato e combattivo che ha letteralmente invaso e... bloccato la città, come recitava lo striscione di apertura "Ci bloccano il futuro... blocchiamo la città", che è poi la strategia del movimento. La cosa più bella è vedere la coesione degli intenti e anche il sostegno da parte di tanti passanti, tra cui in particolare ricordo un operaio dei cantieri della metro.

Erano presenti anche alcuni precari della scuola che sono stati applauditi e sostenuti. Molto nutrito lo spezzone dei ricercatori, innumerevoli le facoltà e le scuole con cartelli e striscioni fantasiosi. Abbiamo avuto anche la partecipazione di simpaticissimi artisti di strada stranieri, che hanno suonato e improvvisato scenette di sostegno alla nostra lotta, tre ragazzi che si sono fatti tutti i chilometri di corteo sui trampoli, installazioni portatili di cartone fatte dai ragazzi di architettura. I quali hanno anche tappezzato le banche con simpatici e significativi cartelli "Generatore di crisi" chiudendole con il nastro bianco/rosso. Grandioso il lancio di palloncini di acqua contro la sede Confindustria a simboleggiare l'onda che li sommergerà.

Molto importante la saldatura del movimento studentesco e quello in difesa del territorio, sancito dalla partecipazione di una delegazione dei comitati di Chiaiano e dal saluto di una delegazione della Rete Campana Salute Ambiente che ha esposto il suo striscione sullo scalone di entrata dell'Università centrale. Domani si terrà la conferenza stampa dei comitati a palazzo Giusso (cui seguirà alle 11.30 la lezione/spettacolo di Sabina Guzzanti che verrà per sostenere il movimento) e gli studenti sono stati invitati alla manifestazione di domani pomeriggio a Chiaiano.

La settimana prossima sarà una settimana ricca di iniziative, che culmineranno il 14 con la partecipazione massiccia alla manifestazione di Roma e poi il 15 con l'assemblea nazionale del movimento studentesco. Dagli interventi al microfono si è anche prospettata la partecipazione studentesca allo sciopero della FIOM del 12 dicembre.

Dopo la fine degli interventi, la manifestazione è terminata con canti e balli a piazza Plebiscito sulle note di Contessa, Curre guagliò, ecc.

E' stata una giornata davvero bella e intensa, come a Napoli non se ne vedevano da troppi anni.

Ciao a tutti,
Adriana Stazio

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Asca.it
SCUOLA: CONCLUSA MANIFESTAZIONE A ROMA. STUDENTI, 5 FERITI IN CARICHE


(ASCA) - Roma, 7 nov - Si e' conclusa la manifestazione di Roma contro il Dl Gelmini organizzato dagli studenti dei licei romani e dagli universitari. Una lunga mobilitazione iniziata gia' questa mattina in varie zone della citta' e che si e' riunita in piazza Venezia per poi lambire la sede del Ministero della Pubblica Istruzione in viale Trastevere per poi virare verso la stazione Ostiense e viale Manzoni.

Una mobilitazione nella sostanza pacifica ma che ha avuto dei momenti di tensione quando sono stati allontanati dal corteo degli studenti dei licei alcuni appartenenti all'estrema destra e, in piazzale Ostiese, per le cariche di alleggerimento della polizia contro un gruppo di manifestanti che, da una engtrata laterale, ha tentato di entrare nella vicina stazione ferroviaria per ocuupare i binari.

Un contatto tra agenti e studenti che ha lasciato sul terreno, secondo gli stessi studenti, cinque contusi tra i manifestanti mentre la Questura di Roma ha parlato di un agente anche lui contuso nell'episodio terminato con un lancio di bottiglie ed altri oggetti contro le forze dell'ordine schierate.

Tra i feriti c'e' anche una cronista del quotidiano ''La Repubblica'' colpita da una manganellata al braccio.

http://www.asca.it/moddettregione.php?id=335230&img=&idregione=&nome=&articolo=SCUOLA:%20CONCLUSA%20MANIFESTAZIONE%20A%20ROMA.%20STUDENTI,%205%20FERITI%20IN%20CARICHE

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Presidio Permanente NO Dal Molin
NO TAV Valle di Susa


Lettera aperta agli studenti, ai precari, agli insegnanti, ai genitori impegnati nella difesa di un bene comune: la scuola e l'università

Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Abbiamo incrociato i vostri sguardi e abbiamo ritrovato la nostra determinazione: quella di chi non cerca un privilegio ma con il proprio impegno difende l'oggi di se stesso e il domani di tanti altri.

Siamo donne e uomini di Vicenza, della Val di Susa e di tante altre realtà riunite nel Patto di Mutuo Soccorso mobilitate in maniera permanente per difendere la nostra terra e la nostra acqua, le nostre città, le nostre valli e il nostro futuro: che si tratti di nuove basi militari, di nuove linee ad alta velocità, di nuove discariche e nuovi inceneritori, di sorgenti svendute al miglior offerente o di quant'altro poco cambia: beni comuni sottratti alla collettività, spazi di democrazia cancellati.

In questi anni abbiamo imparato a guardarci intorno, a conoscere e interrogare. Vogliamo capire e imparare, costruire e creare. Come voi ci riuniamo in assemblea. Come voi cerchiamo di valorizzare la nostra creatività e la nostra diversità. Come voi difendiamo beni comuni che i governi vorrebbero sottrarci: l'accesso ai saperi per regalarlo ai profitti dei privati, il territorio per svenderlo ai militari statunitensi o al partito del tondino e del cemento, l'acqua per consentire nuovi enormi profitti alle grandi multinazionali. Come voi puntiamo sulla forza della ragione e della verità e pratichiamo metodi di lotta pacifici.

Nella nostra mobilitazione abbiamo conosciuto l'utilizzo distorto delle informazioni e delle conoscenze; ci vorrebbero disinformati e ignoranti per imporci scelte devastanti a nostra insaputa. Difendere l'accesso ai saperi e l'istruzione, allora, significa difendere la possibilità di ognuno di noi a opporsi e indignarsi di fronte alle tante imposizioni quotidiane ai danni delle donne e degli uomini che vivono le nostre città, le nostre campagne, le nostre valli e le nostre montagne.

Vi abbiamo visto nelle strade e nelle piazze delle nostre città e come un'onda travolgere silenzi compiacenti e sguardi indifferenti. La vostra onda incrocia le nostre onde, le risorse che vogliono sottrarre alla scuola e all'università vorrebbero utilizzarle per nuove devastanti grandi opere inutili e dannose; difendere la scuola pubblica da questo ennesimo tentativo di scippo è il vostro e anche il nostro obiettivo, la vostra resistenza rafforza le nostre resistenze e viceversa. Le nostre onde seguono la stessa rotta: quella che ha come meta la difesa dei beni comuni, della partecipazione e della democrazia.

Il futuro è nelle nostre mani.

6 Novembre 2008

Presidio Permanente No Dal Molin
NOTAV Val di Susa
6 novembre 2008
www.pattomutuosoccorso.org>

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Appello degli studenti e delle studentesse campan@ alle realtà in lotta per la difesa del territorio e dei beni comuni

Siamo gli studenti e le studentesse che hanno invaso le piazze, occupato scuole ed università, fatto assemblee al grido "Noi la crisi non la paghiamo!" per la cancellazione delle leggi 137 e 133.
In nome della crisi e della mancanza di denaro il Governo vuole imporci tagli del finanziamento pubblico all'università, alla ricerca e alla scuola, con l'obiettivo di aprire ulteriormente la strada del finanziamento privato e quindi dell'asservimento agli interessi di pochi sui molti. Ma non solo. Se passa questa logica a farne le spese saranno gli studenti che si troveranno a pagare sempre più cara l'istruzione, a dover scegliere tra università di seria A e di serie B in base ai finanziatori privati: A pagare il prezzo saranno i lavoratori della ricerca, della scuola e dell'università.
Noi pensiamo che la nostra battaglia abbia molto in comune con la battaglia di chi difende il proprio territorio e le risorse naturali dalla svendita e dalla devastazione del mercato: che si tratti di inceneritori e discariche, di un treno ad alta velocità, di una base militare o della privatizzazione dell'acqua.
Noi come voi non vogliamo pagare la loro crisi.
Non vogliamo che si regalino miliardi di euro pubblici alle grandi imprese e banche per costruire le grandi opere, discariche ed inceneritori che non servono alla popolazione ma solo a chi le costruisce e le gestisce. I soldi pubblici ai privati e lo sfruttamento del territorio e delle risorse sono uno dei modi in cui le multinazionali cercano di resistere alla crisi.
Noi chiediamo che questi soldi vengano utilizzati per finanziare adeguatamente ricerca, università e scuola.
Noi come voi poniamo un problema di democrazia.
Il territorio e le risorse sono di chi le vive e ne ha bisogno per vivere, così come l'università e la scuola sono di chi ci lavora e ci studia e non sta al governo decidere di svenderle.
Non possiamo quindi accettare le scelte scellerate fatte sulla nostra pelle, né possiamo accettare che siano soggette al controllo dei privati che hanno come obiettivo il profitto.
Non è un caso che sono tanti gli studenti e le studentesse che hanno partecipato ed attraversato le mobilitazione sui beni comuni: acqua, territorio, energia. E da queste mobilitazioni, come quella contro le discariche ed inceneritori e per un altro piano rifiuti in Campania, hanno preso spunto sia per la critica al mercato che per le forme di lotta.
Oggi nelle nostre battaglie stiamo sperimentando nuove forme di partecipazione e si affaccia una nuova idea di gestione dei beni comuni: la partecipazione diretta alle scelte che ci riguardano.
Noi come voi ci opponiamo alla repressione.
Non si possono fermare le istanze di giustizia e partecipazione con i manganelli, né con gli arresti né con le minacce. Noi come voi siamo vittime delle minacce di un governo sordo e cieco alle istanze democratiche.
Noi come voi, con le nostre mobilitazioni, siamo il miglior antidoto alle derive reazionarie repressive ed antidemocratiche.
Per questo chiediamo di sostenerci e di darci la vostra solidarietà in tutte le forme che riteniate possibili e giuste per il ritiro della legge 133 e 137. Insieme possiamo vincere e rafforzarci a vicenda.
Vogliamo che gli spazi che ci siamo conquistati siano spazi aperti per la discussione pubblica e collettiva.
Per questo invitiamo tutte le realtà in lotta per i beni comuni ad attraversare gli spazi dell'università e le sue mobilitazioni, come quella del 7 e del 14 novembre, partecipando in prima persona, organizzando iniziative sui propri temi e mobilitazioni.
Con questo spirito appoggiamo la manifestazione che si terrà sabato 8 novembre a Chiaiano contro la discarica
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Napoli, Orientale Occupata 5/11/2008

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Gelmini ha le mani legate.

Il decreto Gelmini (trasformato in legge n°169 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre scorso) è paralizzato. Infatti i decreti attuativi, che dovrebbero dire dove e come tagliare le circa 88mila cattedre e gli oltre 44mila posti di ausiliari, tecnici ed amministrativi (ata), devono essere preceduti dal parere delle competenti commissioni parlamentari sul piano programmatico generale scritto dalla ministra e da Tremonti. Le commissioni, a loro volta, sono bloccate perché non hanno ancora ricevuto il parere della Conferenza delle Regioni. Che in realtà si sono espresse dicendo a chiare lettere che non può esserci alcuna collaborazione con il governo centrale. Vero è che la Gelmini ha chiesto al ministro per gli affari regionali R. Fitto di trovare una soluzione. Intanto l'Onda non si arresta. Continua a discutere negli Atenei come nelle scuole, fa lezione in piazza, una delegazi one di studenti universitari parla all'assemblea della Fiom chiedendo di un grande sciopero generale che, categoria per categoria, blocchi il paese così come è avvenuto in Francia qualche tempo fa. Si mobilitano le donne; oggi un'assemblea delle "Donne in Onda" presso la facoltà di Fisica alla Sapienza, in preparazione della manifestazione del 22 novembre. Si preparano le manifestazioni studentesche del 7 e in vista dello sciopero di università e ricerca del 14 del mese in corso. Prevista un'assemblea nazionale per il 15 ed 16...insomma si va avanti con determinazione e, soprattutto, con le idee chiare. Il ministero della pubblica istruzione è in netta difficoltà. La Gelmini licenzia il "padre" della riforma che porta il suo nome. Tito Varrone, capo dell'ufficio legislativo del ministero, assunto sei mesi fa circa, ha dovuto fare i bagagli e lasciare il suo ufficio. Ignote ancora l e cause. Berlusconi continua rettificare in corso d'opera. Il maestro unico sembrerebbe essere diventato prevalente (dove è scritto?); dopo la tirata d'orecchi dei vescovi il premier annulla i tagli (l'unica cosa buona fatta da Tremonti) previsti per le scuole private - 485milioni di euro in tre anni -; Bossi si impunta ed ottiene che le scuole di montagna non saranno toccate (lo scriveranno da qualche parte?). Insomma un governo che fa acqua da tutte le parti. Un governo messo a dura prova dalla forte spallata del Movimento. Un governo che prende tempo sull'università dicendosi disponibile al dialogo. Formigoni, e tutta l'area cattolica interna al Pdl, che da ragione agli studenti e l'intervento prima citato di U. Bossi, sembrano indicare un cambiamento di prospettiva politica. L'Onda ha aperto delle crepe. Presto arriverà la grande mareggiata che, speriamo, sommergerà il governo abbandonandolo al n aufragio.

Roma, 5 novembre 2008
Gennaro Loffredo
Resp. Dip. Naz. Scuola e Formazione

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San Sebastiano al Vesuvio (NA) 06/11/2008 - Dopo acceso dibattito in collegio docenti straordinario, la preside isolata ha ritirato le denunce agli studenti

Anche se non sono fisicamente con voi, (perché lavorando nel privato mi è difficilissimo assentarmi) , seguo costantemente le battaglie del movimento e desidero informarvi di quello che è successo al liceo scientifico "Salvatore Di Giacomo" di San Sebastiano al Vesuvio, dove va mio figlio. Gli studenti di questo liceo si sono mobilitati da tempo, attuando varie forme di protesta, dalle assemblee di classe e di istituto giornaliere ai cortei di Napoli e Roma, hanno anche sfilato per la cittadina di San Sebastiano concludendo il corteo ricevuti dal sindaco al quale hanno chiesto attenzione e risposte.
Questa settimana però è successa una cosa grave; alcuni studenti hanno creduto che fosse necessario occupare la scuola per far sentire meglio la loro voce. E' nato un dibattito anche acceso fra coloro che avevano condiviso fino a quel momento le modalità della protesta ed avevano concluso di fare una sorta di autogestione di due ore al giorno e il resto lezioni. Era restato comunque malumore, la preside aveva fatto sentire la sua voce e trapelava vistosamente la sua contrarietà, insomma un gruppo di ragazzi nel pomeriggio di martedì ha tentato di occupare la scuola nonostante non fosse una decisione largamente condivisa. I ragazzi hanno riferito che la preside presente in quel momento, ha chiesto ai giovani di firmare su un foglio per meglio poter identificare eventuali responsabili di danni all'Istituto e i ragazzi con grande ingenuità hanno acconsentito. E' successo che la preside con un comportamento ingannevole e profondamente scorretto ha usato le firme dei ragazzi per poterli denunciare; ne ha denunciati 24, minori e con l'accusa di interruzione di pubblico servizio e forse qualche altro reato immaginario. Sono stati denunciati senza aver fatto nessun danno. Tralascio cosa avrebbe potuto fare in alternativa la Dirigente per svolgere al meglio il suo ruolo a garanzia di tutte le parti. Naturalmente non contano più per nessuno degli studenti del liceo le divergenze e tutti sostengono i giovani denunciati , anche i docenti difendono quei ragazzi che ovviamente sono alla ricerca di modalità diverse per meglio esprimere il loro dissenso verso un governo che attacca così pesantamente la scuola pubblica. Oggi c'è un consiglio d'Istituto e affronteremo l'argomento. Chiederemo il ritiro delle denunce, noi genitori, gli studenti e il personale della scuola, e chiederemo garanzie perché non ci siano risvolti negativi sulle persone e le rispettive carriere scolastiche. Consideriamo inaccettabile che vengano puniti comportamenti forse talvolta scomposti per inesperienza e poca lungimiranza, ma che proprio nel luogo di cui parliamo hanno diritto di cittadinanza; è prorpio nella scuola che si impara a confrontarsi, ad occuparsi delle cose comuni, si passa gran parte del tempo dell'infanzia e dell'adolescenza, è proprio in questo luogo che devono avvenire i primi incontri e scontri di idee specie se il mondo adulto fa scelte che decideranno del loro futuro. Il personale della scuola, in primis il Dirigente, dovrebbe avere la forza e la cultura anche psicologica per affrontare la complessità ma anche le sfide che il piccolo mondo di un liceo può porre. Vi farò sapere come finisce, intanto fate circola la notizia.
Un abbraccio a tutti

Enza Sodano

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Non finisce qui sembrano dire i comunicati che giungono in Redazione dopo l'approvazione della legge e il fine settimana. Ci sono di certo ancora sfasature, ma si fa strada una forte consapevolezza ed una evidente spinta all'unificazione delle forze e degli obiettivi. Il gruppo di docenti raccolto a Napoli sotto la sigla "Gelmini_no" può essere un esempio chiaro di quello che si muove:

"Martedì 4 novembre alle 17 presso lo Ska, calata Trinità Maggiore, primo incontro di docenti interessati ad organizzare un coordinamento per pianificare le prossime strategie di lotta. Il giorno 5, dalle ore 15, presso la sala Gemito, riunione di coordinamento delle scuole in lotta del centro storico, aperta a tutti, di cui vi allego il volantino.
Di seguito le notizie inviate dal collega Mauro" [f.to Maria Palumbo];

"lo scorso venerdì si è tenuto un incontro nel cortile di S. Chiara tra alcuni studenti, docenti, genitori e personale ATA delle scuole E. P. Fonseca, Vittorio Emanuele II ed E. di Savoia è emersa l'esigenza
di incontrarsi per cercare di costituire un coordinamento delle scuole in lotta con la partecipazione di studenti, docenti, genitori e ATA.
Si è deciso di organizzare un'assemblea delle scuole del centro per il giorno 5 novembre presso la sala Gemito (di fronte al museo nazionale) a partire dalle 15.00. L'iniziativa è nata come un tentativo di fare il punto su come proseguire la lotta tenendo conto che le occupazioni delle scuole difficilmente potranno tenere a lungo (per la verità diversi colleghi /e hanno invitato i ragazzi a trovare diverse forme di lotta meno penalizzanti), gli studenti hanno rivendicato autonomia di decisioni ma naturalmente sono sembrati anche consapevoli delle probabili difficoltà.
Tutti sembrano condividere il voler sperimentare forme di coordinamento tra le diverse componenti della scuola sia nella gestione del prosieguo delle mobilitazioni all'interno delle singole scuole (eventuali auto o co gestioni) che tra scuole diverse sia rispetto alla possibilità di concordare iniziative comuni, che nella organizzazione di iniziative comuni "esterne" anche in sincronia con le scadenze nazionali. Visto che già alcuni colleghi di altre scuole hanno manifestato interesse ad un confronto in tal senso l'incontro potrebbe trasformarsi in un'assemblea più allargata (dire cittadina forse è troppo ma comunque che vada oltre le sole scuole del centro.
Naturalmente invito tutti a partecipare e a diffondere l'invito ed in allegato vi invio il volantino di convocazione.

Saluti Mauro Farina"


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28/10/08


Oltre allo sviluppo di un movimento unitario fra personale della scuola, genitori e studenti è necessario organizzare:

1
. scioperi di un'ora all'inizio e alla fine della giornata con assemblee
2. blocco dello straordinario e di tutte le attività non obbligatorie dalle gite all'adozione dei libri di testo
3. va posto all'ordine del giorno il blocco degli scrutini
Che il governo non s'illuda, abbiamo appena iniziato!

Torino, 28 ottobre 2008 in Corso Marconi 34

CUB SCUOLA
www.cubpiemonte.org


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28 ottobre

Università, lezione in Piazza vecchia
contro la riforma del ministro Gelmini


Una lezione universitaria di Letteratura angloamericana in Piazza Vecchia, all'aperto, tutti seduti per terra.- Anche così gli studenti bergamaschi protestano contro la riforma del ministro Gelmini. In circa 200 studenti della Facoltà di Lingue e Letterature straniere hanno partecipato alla singolare lezione, tenuta da Mario Corona, con un megafono in mano.
L'iniziativa degli universitari bergamaschi prepara la manifestazione del 30 ottobre. Domani mattina nella sede dell'ateneo in via Salvecchio si terrà un'assemblea sul tema «Discutiamo della riforma», con studenti, genitori e ricercatori. Giovedì mattina il corteo degli studenti partirà alle 9.30 dal piazzale della stazione e si concluderà con un presidio in piazza Vittorio Veneto.

L'Eco di Bergamo


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Università, "Ora facciamo la storia"
Le vie del centro diventano aule


Repubblica Napoli .it


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Lezione di protesta in piazza Duomo

Studenti riuniti per una lezione del professore Roberto Escobar di filosia politica, sulle riforma e sulla "paura": perché "una società senza università, senza sapere, è una societa che ha paura "

Repubblica MIlano.it

24 ottobre 2008


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Di seguito lo schema chiaro, completo e reale dei tagli previsti dallo schema attuativo Tremonti-Gelmonti, di cui i media e i politici non parlano.

E' una vera e propria devastazione, che non solo comporterà la disoccupazione per molti colleghi precari e l'esubero per molti colleghi di ruolo, ma determinerà anche la definitiva destrutturazione della scuola pubblica e la sua incipiente privatizzazione (ddl Aprea) a discapito della tenuta democratica del paese.

www.gildains.it


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Una proposta da Pietrasanta

L'APPROVAZIONE DEL DECRETO È PREVISTA PER IL 29 MATTINA

VI PROPONIAMO CHE LA FIACCOLATA SI SVOLGA LA SERA DEL 28 OTTOBRE

www.retescuole.net

Lanciamo insieme, da tutto il Paese, un messaggio LUMINOSO!

FERMATEVI!


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COMUNICATO

I lavoratori e gli studenti del Liceo Classico "Pansini" di Napoli, nel quale
gli alunni hanno ripreso regolarmente le lezioni, organizzano per MARTEDI' 28
OTTOBRE 2008, a partire dalle ore 18, una "veglia" in piazza Quattro Giornate,
in concomitanza con la discussione al Senato del Decreto 137/2008.

Sono state invitate a partecipare le altre scuole del quartiere.

E' stato proposto anche ad altre scuole cittadine di riunirsi ed accendere dei lumini nella piazza più vicina o davanti al proprio edificio scolastico.

Maria Palumbo


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La Stampa, 27-10-2008
Noi, studenti di destra delusi dal governo

Flavia Amabile

ROMA - Ci sono studenti che protestano in piazza e quelli che lo fanno nelle aule, ci sono quelli che hanno votato Veltroni e quelli che invece hanno preferito Berlusconi e che ora si vedono costretti a opporsi. E' una galassia di studenti che va da An a Forza Italia e che in questi giorni non riesce a nascondere imbarazzo, stupore, delusione per i tagli inseriti nella legge Finanziaria che finiscono per colpire le loro speranze.
Si chiama Coordinamento delle Liste per il Diritto allo Studio, è una federazione di liste di studenti universitari vicini a Comunione e Liberazione. Sono circa 50 mila in tutt'Italia, per una settantina di liste che prendono anche nomi diversi, tutte però lontane «da logiche partitiche o ideologiche». A Milano la lista di Cl è Obiettivo Studenti ma li conoscono anche come «Formigoni-boys» perché il presidente della Regione Lombardia, potente ciellino da sempre, è il loro leader. Alla Statale sono circa 600, uno dei loro capi si chiama Francesco Cacchioli ma in tanti lo conoscono come Bencio. Ha votato Forza Italia e non fa mistero di quello che pensa delle misure inserite nella legge 133 a proposito di università e ricerca: «Non si tratta nemmeno lontanamente di una riforma ma di tagli da Finanziaria per cui sono e siamo contrari».
Per opporsi però quelli di Obiettivo studenti fanno tutto fuorché occupare le facoltà. «Nessun blocco della didattica: stiamo studiando altri modi di agire. Distribuiamo volantini, stendiamo comunicati». E poi stanno provando a organizzare un convegno sul futuro dell'università, proprio partendo dall'analisi sulle conseguenze dei tagli. Primo relatore invitato: il senatore pd Nicola Rossi, autore di una proposta di legge nel 2006 sulla riforma universitaria. Ma vorrebbero avere anche Pietro Ichino, pure lui senatore del Pd, oltre che docente di Diritto del Lavoro proprio alla Statale di Milano e in prima linea da anni nella lotta contro i fannulloni. Insomma nessuna difficoltà a chiedere aiuto agli economisti vicini al centrosinistra come non ne hanno mai avuta a dirsi contrari a qualcosa o qualcuno, senza timori politici. Eppure l'imbarazzo resta. Francesco lo definisce stupore: «Si poteva fare una cosa migliore mettendo mano a una riforma organica dell'università». Delusione, quella no: «Non mi sono mai aspettato la soluzione ai problemi dalla politica e quindi non mi ha demoralizzato la scarsa attenzione verso l'università da parte di questo governo come di quelli che lo hanno preceduto. Mi ha stupito, però, non riesco a capire come non riescano a rendersi conto che da questo dipende il futuro dell'Italia». Dov'è l'imbarazzo, allora? Nel fatto che al termine della telefonata corre a chiamare tutti i rappresentanti di Obiettivo Studenti eletti insieme a lui a Scienze Politiche per chiedere di non rispondere alle domande che arriveranno, semmai di inviare il loro volantino. Che nessuno invece invierà.
«Mi ha appena telefonato Francesco», risponde infatti Anna Pelleri, una delle elette nella lista della facoltà. «Posso dire che già a luglio abbiamo scritto un documento che lanciava un allarme sulle conseguenze del decreto». Delusa dal governo che ha votato? «Per chi ho votato non lo dico, posso rispondere che da parte nostra da dieci anni c'è una grande preoccupazione indipendentemente dal governo in carica». La telefonata di Cacchioli arriva troppo tardi a casa di Francesco Dal Canto, invece. Ammette senza alcuna difficoltà di aver votato per Forza Italia e di essere deluso. «Da una parte non mi aspettavo che la politica desse una risposta ai miei problemi, dall'altra mi sembra assurdo che Berlusconi un giorno dica una cosa e il giorno seguente la smentisca. Questo crea scetticismo rispetto alla politica ed è deludente. Bisognerebbe davvero imboccare la strada della meritocrazia senza riempirsene solo la bocca e poi tagliare indifferentemente fondi».
Barbara Graziani è rappresentante di Azione Universitaria, la lista vicina ad An, di Scienze Politiche alla Statale. Parla a titolo personale e spiega di aver votato per la Cdl e di non essere ancora delusa. «Aspettiamo che il quadro sia completo prima di giudicare. Ora ci sono stati i tagli ma vorrei vedere quale altro provvedimento verrà adottato e se eventuali sacrifici saranno inseriti in un quadro condivisibile».

www.lastampa.it/amabile


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ROMA, Raffaello Masci - E' una settimana durissima quella che inizia oggi per Mariastella Gelmini, che mercoledì porterà a casa l'approvazione definitiva del contestato decreto 133, ma non potrà eludere altri scontri con la piazza. Specie dopo che il premier ha deciso per la linea dura: «Andiamo avanti - ha detto - facendo le cose di buon senso in programma, qualunque cosa dicano Veltroni o chiunque altro dell'opposizione». La madre di tutte le battaglie sarà lo sciopero generale del 30, ma nei tre giorni precedenti si prevede un'impennata della protesta.

La Rete degli Studenti ha fatto appello affinché le occupazioni siano più estese. Domani alle 17 i Cobas inizieranno una veglia di protesta a piazza Navona che durerà fino a mercoledì, quando l'assemblea voterà il decreto. Nonostante la situazione sia ormai compromessa i leader sindacali hanno tentato ieri un appello in extremis. Intervistati a «Domenica in», sia Guglielmo Epifani che Raffaele Bonanni hanno auspicato un cambio di atteggiamento: «Una mediazione è possibile - ha detto il leader della Cisl - se si dà ascolto alle famiglie». Il segretario della Cgil è apparso più scettico, tuttavia ritiene «indispensabile trovare un punto di dialogo evitando il muro contro muro». Anche durante il week end le proteste sono continuate in tutta Italia. A Roma i ricercatori di Tor Vergata hanno messo in vendita su e-Bay il loro ateneo, al prezzo di un euro e mezzo. Oggi lezioni all'aperto in molte piazze della capitale, a cominciare da quella del Colosseo. A Pisa striscioni sono stati posti sulla facciata dell'ateneo. E tutto questo mentre restano migliaia di scuole e facoltà occupate.


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Bossi torna ad attacare le graduatorie concorsuali e provinciali, rilanciando la proposta di una radicale regionalizzazione - discriminatoria e razzista - del reclutamento dei docenti, in modo tale da assicurare alla "padania" insegnanti al 100% "padani".

Vedi articolo:

www.orizzontescuola.it


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Si moltiplicano e si intensificano in tutto il paese le iniziative di lotta e di dissenso:

Vedi articolo:

www.tecnicadellascuola.it


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lunedì 27 ottobre 2008. L'intervista odierna su il sussisiario.net :

SCUOLA. Garavaglia: il ruolo pubblico svolto dalle scuole paritarie è un bene per tutti, da difendere
INT.
Mariapia Garavaglia
lunedì 27 ottobre 2008

Senatrice Garavaglia, nonostante il clima di scontro dell'ultimo periodo, la scuola è e deve rimanere un banco di prova per un vero riformismo. Archiviata la manifestazione di sabato, è ora possibile ripartire per trovare punti di accordo tra maggioranza e opposizione?

Purtroppo il tema dell'incontro è stato impedito da come è stata posta da parte del governo la soluzione ai problemi della scuola. Quando il ministro Gelmini ha tenuto la sua prima audizione alle commissioni parlamentari, io mi sono lasciata andare ad espressioni di apprezzamento, indicando che si poteva prospettare un grande lavoro comune per il rilancio del nostro sistema scolastico. Poi, l'estate scorsa, è arrivato il decreto finanziario, in cui, prendere o lasciare, ci sono stati una serie di articoli a nostro modo di vedere tremendi, che mettono la scuola in ginocchio. Anche su questo noi abbiamo detto che avremmo lavorato in comune, cercando delle soluzioni in parlamento, anche perché sappiamo che l'Istruzione, come è successo anche nelle precedenti legislature, si trova in difficoltà a far valere di fronte al ministero dell'Economia le proprie ragioni.

Ma il dialogo può ripartire?

Io ribadisco che è un grande dolore il fatto che non si sia ancora trovata un'intesa, perché la scuola non può essere un terreno di scontro; dovrebbe invece essere argomento di dibattito, e su questo io sono disposta in ogni momento a ricominciare da capo. Ma se non c'è dibattito parlamentare e non c'è la possibilità di introdurre emendamenti, allora non ci può essere dialogo. Noi comunque non cambiamo parere, e aspettiamo che il governo apra una discussione, perché abbiamo idee che possono servire.

Un tema fondamentale, su cui si possono trovare convergenze tra maggioranza e una parte dell'opposizione, è la difesa della parità scolastica. Si teme però che in finanziaria possano essere previsti tagli, e c'è chi già protesta all'interno della maggioranza: cosa fare su questo terreno?

Io tengo alla scuola paritaria, come scuola che svolge un'importante funzione pubblica, da cui lo Stato non deve ritrarsi. Se la scuola paritaria risponde ai requisiti che le consentono di svolgere questa funzione, allora deve essere aiutata e sostenuta; e naturalmente è meglio aiutare il non profit che il profit. Noi, naturalmente, diciamo anche che la scuola deve essere valutata; quindi non è la scuola dei cosiddetti diplomifici che deve esser aiutata, bensì la scuola paritaria rappresentata dai tanti istituti seri che svolgono un lavoro di grande valore. Ad esempio, le scuole costituite da cooperative di genitori, così come la gran parte delle scuole cattoliche non sono diplomifici, e si inseriscono a pieno titolo in quelle realtà che svolgono una grande e utile funzione pubblica. Direi anche che il finanziamento, decretato con criteri rigorosi, può essere utile per distinguere e creare una selezione tra scuole che hanno valore e quelle che non l'hanno.

In effetti la difesa della parità ha un vero e proprio valore culturale, di cui può giovare l'intero sistema scolastico, non solo le scuole private.

Faccio un parallelo con la sanità, di cui mi sono a lungi occupata: nel campo sanitario il privato accreditato entra nella programmazione pubblica e corrisponde a criteri su cui il pubblico opera un controllo. Questo sistema misto pubblico-privato, basato sul criterio fondamentale dell'accreditamento, crea un bene per tutti. Motivo per cui non ci devono essere assolutamente disparità di trattamento, perché tutte le realtà che, in forme diverse, rientrano in questo sistema creano un bene per tutti.

La parità si colloca comunque sulla scia del più ampio discorso dell'autonomia; si parla anche della trasformazione della governance delle scuole, con il passaggio a fondazioni, come previsto ad esempio dal ddl Aprea: cosa ne pensa?

La scelta sta diventando difficile, perché se i tagli continuano la scelta della fondazione sarà solo una scappatoia per trovare fondi privati. Scuola e università sono un patrimonio di tutti, e soprattutto in momenti di crisi come questo è sbagliato pensare che l'affluenza di fondi da parte del privato possa essere un'ancora di salvezza per la scuola e l'università. Il ddl Aprea rimane comunque un progetto positivo; diciamo però che se si garantisce parità e autonomia vera, non è lo stato giuridico che conta. L'importante è guardare alla scuola come sede dell'autonomia e della libera scelta per le famiglie. Se garantisco l'autonomia e un budget da gestire, poi ogni scuola costruisce la propria risposta formativa, tenendo conto delle esigenze del territorio e della personalizzazione dei progetti educativi.

Riassunto delle puntate precedenti:

www.retescuola.net

www.retescuole.net


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"Il Mattino" 26/10/2008

Le luci dei media, in questi giorni, si stanno allontanando dalla scena del dibattito intorno al sistema ospedaliero salernitano per concentrarsi sui riflessi locali della contestazione studentesca al decreto sull'Università. Due questioni molto diverse tra loro, eppure con un dato in comune: la cecità di alcuni protagonisti di fronte a gestioni pubbliche, irrazionali e corporative.
Prendiamo l'Università, oggetto di una politica di tagli, indiscriminati e senza criteri di valutazione, una politica dettata da esigenze generali di bilancio dello Stato più che da progetti di razionalizzazione. Non si restituisce efficienza a un qualsiasi sistema, figuriamoci a quello della ricerca e dell'Università, sottraendo risorse. In realtà sappiamo che, al di là dell'improvvisazione nelle politiche di taglio, è in gioco un progetto di privatizzazione. La cosa preoccupa perché estranea alla nostra tradizione e al costume delle nostre borghesie. Diciamolo con franchezza. Dove sta l'imprenditoria, in modo speciale nel Mezzogiorno, disposta a investire su ricerche e su insegnamenti che non siano immediatamente funzionali? Ai tagli del ministro Gelmini anche a Salerno gli studenti liceali e universitari hanno reagito con manifestazioni di vario genere. Chi non ha alle spalle buone tradizioni e consistenze economiche di famiglia ha paura. Non c'è niente di peggio di generazioni impaurite dal domani. Anche il mondo accademico protesta. Con ragione, ma fino a un certo punto. Le nostre rimostranze sono deboli se non sono precedute dal riconoscimento, con una conseguente pratica di cambiamento, degli sprechi e dell'arroganza del sistema. Noi professori universitari godiamo, spesso meritatamente, di pessima fama, di cui approfitta chi vuole smantellare l'istituzione pubblica. La ragione sociale dell'Università, compresa la nostra, è spesso la riproduzione di se stessa. Il numero straripante dei corsi di laurea, presenti sul territorio nazionale, lo dimostra. Il professore Emilio D'Agostino, proprio dalle colonne del "Mattino", ha scritto che questa distorsione è il frutto di una situazione congiunturale destinata a essere superata. Certamente, ma solo nella forma. I corsi di laurea prevedono diversi e, a volte, 'fantasiosi' indirizzi. Per non dire di quelli che con denominazioni diverse conoscono duplicati nello stesso ateneo. Gli studenti e i giovani che aspirano a carriere scientifiche (di un paese, che maltratta i suoi figli più sensibili e colti, non si può che prevedere la decadenza) fanno bene ad arrabbiarsi, purché non solo contro il governo. Essi si illudono che, senza la norma che sancisce, di fatto, il blocco delle carriere, ci sarebbe spazio per loro. La corporazione, e non solo quella da gerontocomio, non molla. I concorsi continuano ad essere un'operazione di scambio tra gruppi di potere e niente altro, le scelte degli insegnamenti da attivare non hanno nulla a che vedere con l'efficienza. Si attiva, né Salerno lo smentisce, quel tale posto, magari in un settore disciplinare assai bene coperto, perché c'è il nostro candidato bene accorsato e fedele, e non importa se poi andrà a insegnare a due o tre studenti qualche bislacca disciplina, frutto della nostra inventiva. Fino a quando l'accademia non deciderà di guardarsi allo specchio, la controriforma, che ora muove i suoi primi passi, andrà avanti nell'indifferenza generale. Non saranno certo gli studenti a fermarla. Quella di studente è, per definizione, una condizione transitoria, quella di professore assomiglia a una pianta che per decenni nessuno sposta, anche se sta in una stanza vuota, mentre a due metri ci sono ambienti che di essa avrebbero un gran bisogno. Una pianta che, anche se improduttiva o addirittura dannosa, nessuno recide.

Guido Panico


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Napoli, 26/10/2008
Salviamo la scuola pubblica

DOCUMENTO DEI DOCENTI
DELL'ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE STATALE
" ENRICO CARUSO" DI NAPOLI


I docenti dell'Istituto Tecnico Commerciale Caruso di Napoli esprimono un netto dissenso per gli interventi normativi emanati e proposti nel settore scuola ed istruzione di ogni ordine e grado.
Provvedimenti che non scaturiscono da un serio esame dei bisogni della società e dei giovani di oggi ma hanno solo lo scopo di ridurre la spesa nel settore nevralgico dell'istruzione di circa 8 miliardi di euro.
Essi ritengono che una riforma seria ed efficace dovrebbe comportare il coinvolgimento attivo di chi nella scuola vive e opera quotidianamente e con passione: studenti, personale ATA, docenti e dirigenti.
Basta con pseudoriforme a costi zero: vogliamo una scuola rispettata come organo istituzionale di uno stato democratico, adeguatamente finanziata e democraticamente amministrata. Cominciamo con investire più risorse nella scuola statale, offrendo periodicamente la possibilità di un vero aggiornamento professionale e migliorando le
strutture scolastiche.
Per la scuola superiore le conseguenze saranno:
@ un numero maggiore di alunni per classe;
@ riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore con conseguente aumento della soprannumerarietà;
@ riduzione degli orari degli istituti tecnici a 32 ore;
@ la riduzione degli istituti tecnici a due settori( settore economico
e settore tecnologico);
@ il taglio delle discipline tecnico professionali sia pratiche che teoriche e dei laboratori:
@ la scomparsa di numerosi indirizzi tra cui il ragioniere programmatore;
@ la fine immediata di tutte le sperimentazioni,
@ la modifica dei profili e dei compiti degli ITP
.
Il disegno di legge Aprea, DL 953/2008, inoltre, ridefinisce in modo unilaterale il profilo giuridico del docente e limita gli spazi democratici nella scuola rappresentando l'avvio del processo di privatizzazione.
Il Collegio dei Docenti dell' I.T.C. CARUSO chiede l'immediato ritiro della Legge 133/2008), della pseudoriforma Gelmini (DL 137/2008) e dell'insidiosa controriforma adombrata nel Disegno di legge Aprea.


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www.futuroscuola.org


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Cagliari, 25.10.2008

Il personale del Liceo "A. Pacinotti" di Cagliari, in seguito all'Assemblea sindacale indetta dalla RSU interna lo scorso 23 ottobre e proseguita il 25/10 esprime una netta opposizione allo smantellamento della scuola pubblica da parte del Governo.

Di fronte a questo attacco indiscriminato alla scuola pubblica in tutta Italia sono in atto proteste sempre più estese che coinvolgono tutte le componenti della vita della scuola e dell'università: docenti, alunni, personale ATA, rettori, ricercatori, famiglie....
Riteniamo di dover prendere posizione aderendo a questo movimento di protesta e intendiamo come primo atto di lotta partecipare come Liceo Pacinotti alla manifestazione in programma a Cagliari il 30 ottobre dalle ore 9,30 concentramento in Piazza Garibaldi.
Inoltre, a partire da lunedì 3 novembre, intendiamo attuare un presidio dentro il nostro Liceo.
Dopo le regolari lezioni antimeridiane ci tratterremo a scuola per approfondire i temi della protesta anche attraverso collegamenti con altre scuole cittadine e iniziative che coinvolgano tutte le componenti della Scuola.

I lavoratori del Pacinotti.


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SCUOLA PUBBLICA: FIRMA L'APPELLO: www.foruminsegnanti.it


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Tam tam via sms dalla Sardegna

Oltre 3000 studenti in piazza a San Gavino. Amministratori provinciali e comunali in veste istituzionale, la Cgil, gruppi politici e gente civile per protestare contro la 133 e la 137... Non è successo nulla... Per contrastare il bavaglio dei mezzi di comunicazione di massa divulga questo sms.

Paolo Castaglia Flc-Cgil Medio Campidano.

truveo.com


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abc ROMA
26 ottobre
ore 11
cortile del Dipartimento di Fisica, "Sapienza" Università di Roma,
Piazza Aldo Moro 2

L'Università incontra la Scuola Primaria
I docenti del Dipartimento di Fisica invitano gli insegnanti e i genitori delle scuole elementari di Roma ad un incontro di approfondimento sugli effetti della "riforma Gelmini" sul sistema scolastico pubblico. Gli studenti e i docenti di Fisica intratterranno
gli alunni delle scuole elementari con semplici esperimenti scientifici


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Napoli. Il torpedone del sapere

Martedì mattina è confermata l'iniziativa "Saperi in corso" con seminari e lezioni che si terranno in strada partendo da via Mezzocannone e bloccando la strada. Insomma una protesta combattiva che però nel suo svolgersi, con lavagne e amplificazioni, esemplificherà anche i motivi per cui si svolge. Il tema principale sarà il ruolo della formazione pubbllica e in generale il rapporto tra " spazio pubblico" e democrazia.
L'appuntamento è alle ore 10.00 in via Mezzocannone, ma per chi vuole dare una mano o ancora proporre seminari, o dar notizia di scuole che si aggregano all'iniziativa, l'ultimo incontro organizzativo è domani (lunedi) alle ore 15.00 all'Orientale Occupata, palazzo Giusso. Al momento aderiscono all'iniziativa le facoltà in agitazione dell'Orientale, di Lettere, di Architettura e le scuole del centro storico (Genovesi, Vittorio Emanuele ecc).

A seguire il testo del volantino distribuito per annnunciare l'iniziativa:

SAPERI IN CORSO

Vogliono definitivamente privatizzare il sapere e mettere in strada la scuola e l'Università. Non possiamo permetterlo
. In strada ci scendiamo noi, per riaffermare il valore pubblico, democratico e di massa della ricerca e della formazione.

Martedì 28 ottobre

docenti, ricercatori, studenti e genitori organizzeranno un lungo torpedone di lezioni pubbliche, performances artistiche e dibattiti che si snoderanno da via Mezzocannone per attraversare tutto il centro storico.
Per un giorno sostituiamo alla circolazione dei veicoli la circolazione delle idee. Alla città farà sicuramente bene...!

Appuntamento ore 10.00 in via Mezzocannone

Riempiamo le strade dei nostri contenuti!

Lottiamo per l'istruzione e la ricerca pubblica!



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Al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini
e p.c. al Direttore regionale della Campania Alberto Bottino

Documento dei lavoratori dell'I.S.S. "Margherita di Savoia" di Napoli


I lavoratori dell'I.S.S. "Margherita di Savoia denunciano la gravità dell'azione del governo che, in nome di presunti tagli alla spesa pubblica, non si fa scrupolo di smantellare la scuola italiana. Anni di ricerche per rinnovare la didattica sono stati di colpo cancellati
per risanare i conti in rosso del bilancio statale: la pluralità degli insegnanti nella scuola elementare, ad esempio, non è stato il risultato di una trattativa sindacale, né una soluzione keynesiana al
problema della disoccupazione intellettuale, ma il frutto di precise ricerche pedagogiche e di autorevoli studi di settore, tuttora non confutati né smentiti.
Diminuire le ore d'insegnamento nei vari ordini di scuola, eliminare le scuole dei paesini, ridurre di fatto il tempo pieno, che già al Sud incide pochissimo sul tempo scuola complessivo, ridurre i finanziamenti alle scuole statali e alle Università, significa ledere il diritto allo studio e sostanzialmente disattendere l'articolo 3
della Costituzione italiana.
La cosa che più ci indigna è che questa pseudo - riforma sia stata varata senza consultare chi nella scuola e per la scuola lavora. Siamo consapevoli dei gravi problemi che affliggono la nostra istituzione e
che possono riassumersi nella difficoltà a rapportarsi ad un mondo in continuo e veloce cambiamento, rispetto al quale la scuola non è più in grado di essere un mezzo che garantisce mobilità sociale e parità di opportunità, ma ciò non toglie che procedere solo con tagli indiscriminati rischia di far scomparire la scuola pubblica oppure trasformarla in un'istituzione assistenziale per i più poveri.
I lavoratori , stanchi di subire passivamente ad ogni cambio di maggioranza le "smanie riformatrici" del ministro di turno, solitamente estraneo al mondo della scuola, chiedono il ritiro della legge 133, del decreto
legge 137 e l'immediata apertura di un forte e produttivo confronto sul destino della scuola italiana tra gli insegnanti di base, tra persone che sanno di cosa parlano e che hanno a cuore le sorti della scuola. Vogliamo dar vita ad un progetto meditato, didatticamente e pedagogicamente valido che duri negli anni, perchè progettare la scuola significa progettare il futuro della società italiana.

Napoli 23-10-2008

Lucilla Matarazzo, Maria Rosaria Idolo, Giuliana D'Ambrosio, Maria Gisella Fizzarotti, Lidia Coppola, Enrichetta De Rosa, Cristina Rubba, Bruna De Rosa, Patrizia Forini, Maria Cicala, Elena Vetromile, Nunzia Plaustro, Elvira De Luca, Maria Mantile, Annamaria Perrotti, Ermanno Romano, Paola Visone, Giulia Collenea Isernia, Flavia Lepre, Lucia Di Lullo, Maria Cimmino, Marisa Della Ratta, Maria Franco, Aida
Di Paola, Patrizia Fiorillo, Lucia Pasanisi, Elia Liott, Giovanna Ingenito, Elsa D'Ambrosio, Bènédicte Mignot, Francesco Spinelli, Erminia Matarazzo, Rita Stella Mobilio, Anna Zuddas, Maria Rosaria Ciminiello, Marco Esposito, Mariarosaria Vitolo, Anna De Lucia, Aldo Cecere, Raffaele Iorfida, Alessandra Puglia, Antonio Palomba, Ottavio Iovane, Assunta Maria Mazzei, Margherita Calò, Lucia Avellino, Anna
Giangregorio, Bruno De Michino, Bianca Bolognese, Giuseppina Esposito, Benedetto Citarella, Oreste Lippolis, Alfredo Ferrigno, Carmine Laudati, Maria Vetere, Giuseppina Daniele, Ernesto Mostardi.



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Il collegio dei docenti del Liceo "Vico" di Napoli

manifesta la propria indignazione e la ferma protesta
di fronte agli interventi del Governo in materia scolastica per:
• il grave attacco alla democrazia perpetrato con l'abuso del decreto legge e del ricorso sistematico alla fiducia;
• i ripetuti colpi inferti all'istruzione, alla cultura, alla ricerca, per motivazioni unicamente economiche, con provvedimenti miopi che isolano l'Italia dal contesto europeo;
la gravissima e preordinata sottovalutazione del ruolo della scuola statale come spazio di uguaglianza, democrazia, crescita culturale di cittadini consapevoli;
• la drastica riduzione del tempo scuola e il blocco del turn over, con la conseguente soppressione di posti di lavoro, a danno soprattutto dei giovani e dei precari;
• il mancato coinvolgimento delle componenti della scuola nella discussione e nella programmazione degli interventi in materia scolastica;
le strumentali accuse alla professionalità e all'impegno dei docenti, lesive della dignità di lavoratori, educatori e formatori, attraverso una sistematica e programmata campagna di disinformazione e denigrazione;
la sottrazione di risorse alla scuola statale che, soprattutto in alcune zone del paese, rappresenta l'unico baluardo contro le infiltrazioni della criminalità tra i giovani;

manifesta la propria ferma opposizione ad ogni ipotesi di occupazione dell'istituto, che ritiene una forma di lotta autolesionista e priva di qualunque sbocco;

dichiara la propria disponibilità a partecipare ad ogni momento di confronto, di dialogo ed elaborazione nel merito dei temi affrontati dal movimento degli studenti, nonché a manifestazioni pubbliche comuni.

Napoli, 24 ottobre 2008


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INSIEME E' MEGLIO!

Il D.L. 137 Gelmini, è in discussione al Senato e si avvia verso il voto finale, che sarà espresso mercoledì 29. Dalla toscana Pietrasanta (LU), è giunta la proposta di una fiaccolata, per rendere visibile la nostra preoccupazione.
L'Assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia raccoglie l'invito, esortando le varie realtà di protesta a procedere insieme.
Facciamo in modo che diventi una DATA NAZIONALE: la sera di martedì 28 ottobre, riuniamoci nelle Piazze delle città d'Italia, per celebrare insieme una VEGLIA attenta, per ricordare ai Senatori l'importanza del loro voto.
Lanciamo insieme, da tutto il Paese, un messaggio LUMINOSO!
Possiamo farlo procedendo in questo modo:

scriviamo con il gesso sul selciato della piazza prescelta; transenniamo il perimetro intorno alla scritta. le persone entrano una alla volta e appoggiano il loro lumino sulla traccia a terra, fino a comporre tutti insieme la scritta luminosa: F E R M A T E V I !; se da tante piazze del Paese si accenderà lo stesso messaggio, la stessa sera della Vigilia del voto definitivo, NON POTRANNO IGNORARCI!

La FANTASTICA rivolta del 15 ottobre, quando tutti in coro abbiamo gridato il nostro dissenso, tramite la protesta creativa di UNA NOTTE PER LA SCUOLA PUBBLICA, ci ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, quanto sia vero l'antico e saggio adagio: L'UNIONE FA LA FORZA!
Procediamo insieme per ACCENDERE FORTE E CHIARO il nostro DISSENSO, dalle Alpi alla Sicilia!
Portiamo torce, pile, lumini, fonti di luce di ogni tipo per essere "luminosi".
Portiamo una candelina bassa tonda (solitamente utilizzate per diffusori di essenze), che servirà per comporre il nostro messaggio.

A Bologna MARTEDI' 28 ottobre dalle ore 18.30 in Piazza Maggiore.

Resteremo a vegliare sulla scuola pubblica, finché i bambini, gli studenti, i genitori, i cittadini arriveranno a portare la loro LUCE.
NOI CI SAREMO, PIU' LUMINOSI CHE MAI!

L'Assemblea genitori e insegnanti delle scuole di Bologna e provincia Importante: inviate le vostre adesioni a info@retescuole.net e a 62elena@alice.it


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Manifestazioni e scioperi

"InviatoSpeciale", come fa da qualche giorno, ha raccolto le notizie di Agenzia del 24 ottobre. (Ansa, Agi, AdnKronos).

Roma
Questa mattina migliaia di studenti di Roma Nord, tra cui studenti degli istituti superiori Pasteur, De Amicis, De Santis, Einaudi, Fermi, Talete e Seneca, hanno sfilato in un corteo che dal Circo Massimo è giunto a Palazzo Madama, dove sono stati raggiunti da circa 300 studenti del Liceo classico Virgilio, sotto occupazione. Ancora in piazza le scuole romane. "Sono più di 15.000 mila gli studenti medi che stanno raggiungendo Montecitorio per chiedere il ritiro immediato del decreto 137 e della legge 133", comunica l'Unione degli Studenti. Tra le scuole presenti al corteo partito dal Circo massimo e diretto a Montecitorio, Augusto, Russel, Pitagora, Marco Polo, Colonna, Socrate, Plauto, Vallauri, Margherita di Savoia Gullace, Newton, Carlo Levi, Platone, De Pineto, Primo Levi, De Chirico, Albertelli, Ruiz, Orazio. Altre scuole si stanno aggiungendo via via. Traffico difficile in quasi tutto il centro di Roma, dove al passaggio dei cortei, vengono chiuse man mano le strade. "Chi non salta Gelmini è". E poi un più ritmato, su scala musicale da stadio, "Gelmini vattene a casa!, Gelmini vattene a casa". Si sono rifatti vivi intorno a mezzogiorno gli studenti attorno a palazzo Madama dopo avere prese parte ad uno dei cortei che hanno attraversato Roma creando problemi al traffico. Sono qualche centinaio e manifestano nel vicolo che da piazza Navona fronteggia l'ingresso del Senato su Corso Rinascimento. L'Unione degli Studenti consegnerà una lettera in cui si chiede il ritiro immediato dei decreti 133 e 137 in quanto questa consultazione è tardiva e di facciata. Lo rende noto l'associazione degli studenti che incontrerà a breve il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. "Solo dopo il ritiro saremo pronti ad aprire un tavolo sulle riforme che riteniamo necessario per la scuola. La mobilitazione diffusa e pacifica che va avanti ormai da giorni e che promette ancora battaglia ci conferma che l'unica richiesta possibile al momento è il ritiro dei decreti e l'apertura di una discussione vera e profonda con tutti i soggetti della scuola, dell'università e della ricerca", conclude l'Unione degli studenti in una nota.

Milano
Sono oltre 400 gli studenti che a partire dalle 9, stanno seguendo diverse lezioni in Piazza Duomo a Milano, trasformata in un'Università all'aperto. Un'iniziativa per protestare contro la riforma voluta dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che vuole dimostrare, spiegano gli organizzatori che, "non vogliamo lo scontro ma solo garantire il diritto di tutti all'istruzione". Arabo, giapponese, diritto costituzionale e storia del Duomo, sono alcune delle lezioni che si sono tenute sul sagrato del salotto 'buono' di Milano. Anche Piazza Fontana è stata invasa da studenti pronti a prendere appunti di filologia slava. Ancora adesso le lezioni vanno avanti e proseguiranno fino alle alle 15, poi gli studenti stanno pensando a nuove forme di protesta. Tanti i cartelli colorati che sono stati messi sulla statua al centro della piazza per dire che "non saremo noi a pagare la vostra crisi". Tra gli striscioni anche uno 'interculturale' scritto in arabo per chiedere un'università pubblica senza tagli. Oltre ai manifestanti il piazza è sceso anche Vittorio Agnoletto, europarlamentare del Prc che ha sottolineato l'importanza della manifestazione pacifica e ha sottolineato che "di Genova ne abbiamo già avuta una. È stata sufficiente e non ne vogliamo un'altra". Una dichiarazione politica che si affianca a quella di uomo di medicina. "Se mi si presenta il caso di una persona che un giorno dice una cosa e il giorno dopo nega di averla detta, direi che siamo di fronte a una diagnosi di schizofrenia acuta con sdoppiamento della personalità che prevede un ricovero coatto, visto che la persona è dannosa per sé e per gli altri". Un rifermento implicito ad alcuni politici che avrebbero ritrattato alcune dichiarazioni. Bisognerà attendere il primo pomeriggio per capire se i manifestanti hanno intenzione , come nei giorni scorsi, di sfilare lungo le strade del centro città e mandare in tilt il traffico milanese.

Pavia
Proseguono le proteste nelle scuole di Pavia contro il decreto Gelmini. All'Università sono stati bloccati gli esami di Diritto Penale alla Facoltà di Giurisprudenza in quanto mancavano i dottorandi, per protesta, che facevano parte della commissione. Gli studenti che hanno saltato l'esame saranno interrogati soltanto il prossimo 3 novembre. A Mortara (Pavia) gli studenti dell'istituto tecnico Pollini hanno occupato la scuola, sfilando in centro città contro la riforma prevista dal governo. Alcuni di loro hanno anche trascorso la scorsa notte all'interno dell'istituto: insieme ai ragazzi, per controllare che non succedesse nulla di grave, anche il preside.

Catanzaro
Non si placa in Calabria la protesta degli studenti degli istituti medi superiori contro la riforma Gelmini. A Catanzaro corteo stamani con la partecipazione di oltre un migliaio di studenti di vari kistituti. Assemblee a Lamezia Terme al liceo classico Fiorentino, allo scientifico Campanella, al commerciale De Fazio e all'Istituto professionale. A Cosenza, dopo la manifestazione di ieri con qualche episodio di vandalismo, stamani nuovo corteo per il centro storico. Al liceo classico Telesio in atto l'autogestione mentre c'è aria di mobilitazione all'Industriale e all' Istituto tecnico commerciale. Discussioni aperte anche nelle altre scuole superiori:sono 19 a protestare in tutta la provincia. A Reggio la mobilitazione del liceo scientifico Volta si è tradotta in uno sciopero bianco con discussioni all'interno delle aule. L'altro liceo scientifico cittadino il Da Vinci è in autogestione.

Palermo
Assemblee degli studenti sono in corso in tutti i licei di Palermo. Gli studenti hanno proclamato lo stato di agitazione, ma al momento non si parla di occupazione, contro la riforma del ministro Maria Stella Gelmini, contestata anche dal mondo accademico. Assemblee si sono svolte al Cannizzaro, all'Umberto al Garibaldi e al Meli. La situazione negli istituti professionali, invece, è diversa. Al momento i collettivi degli studenti non hanno preso una decisione sul da farsi. Sempre in agitazione invece gli studenti universitari che ieri hanno fatto lezione in piazza Castelnuovo al centro di Palermo dopo essere scesi in piazza per due giorni consecutivi per dire "no alla legge 133 e alla privatizzazione dell'Università".

Napoli
Un corteo di studenti medi e universitari sta attraversando le strade del centro cittadino di Napoli. A partecipare numerosi istituti partenopei e della provincia. Dopo una prima tappa in piazza del Gesù, dove si è aggiunta una delegazione del liceo Genovesi occupato da tre giorni, la manifestazione si dirige verso piazza Municipio e successivamente piazza del Plebiscito. Traffico in tilt e automobilisti bloccati. Fra le scuole presenti anche il liceo Virgilio, il Margherita di Savoia, oltre a studenti universitari provenienti da Fuorigrotta. Lezioni in piazza oggi a Napoli ai piedi della statua di Dante. Protagonisti gli studenti ed i docenti dei licei scientifico e classico europeo del Convitto Vittorio Emanuele II di Piazza Dante che hanno protestato così, come in altre città italiane, contro il decreto Gelmini. Alcuni studenti hanno seguito le lezioni imbavagliati e seduti per terra; accanto a loro uno striscione con la scritta: "Non è questo che volete? La cultura si zittisce". I ragazzi hanno anche allestito un banchetto per informare i cittadini sulle loro richieste.

Bergamo
Un centinaio di studenti dell'università di Bergamo hanno manifestato questa mattina contro la riforma Gelmini. Un corteo è partito intorno alle 9.30 da Sant'Agostino, in città alta, ed è arrivato fino alla sede dell'ateneo in via Salvecchio. Gli universitari sono stati scortati dalla polizia, ma la manifestazione si è comunque conclusa senza tensioni. Durante il tragitto è stato organizzato un breve presidio in piazza Vecchia, dove i ragazzi hanno distribuito un volantino, nel quale hanno ribadito la necessità di continuare ad avere un'università pubblica e senza tagli di risorse. Con lo striscione "Noi la crisi non la paghiamo", gli studenti sono poi entrati nella sede di via Salvecchio, dove il corteo si è sciolto intorno alle 11. I prossimi appuntamenti in città con le manifestazioni di protesta contro il piano Gelmini sono in programma per il 29 ottobre, quando ci sarà una doppia assemblea in università e il 30 ottobre, con una manifestazione di piazza in contemporanea con l'iniziativa nazionale di Roma.

Massa Carrara
Circa 2.000 studenti di tutti gli istituti scolastici superiori di Carrara hanno sfilato stamani lungo le vie della cittadina per protestare contro la riforma del ministro Gelmini. Insieme a loro c'erano insegnanti, personale tecnico e amministrativo delle scuole e molti genitori. Il corteo si è svolto in maniera tranquilla e ordinata ed i ragazzi hanno sfilato con striscioni e bandiere gridando slogan come "La scuola pubblica è un diritto, difenderla è un dovere". Al termine del corteo gli studenti apuani si sono dati appuntamento per la manifestazione del 30 ottobre prevista a Roma.

Pistoia
La polizia ha segnalato 20 studenti di istituti superiori di Pistoia alla procura della Repubblica per episodi di violenza privata e danneggiamento avvenuti durante le occupazioni delle scuole. Picchettaggi per non far entrare in classe i compagni, allontanamento forzato dei dipendenti da scuola e atti di vandalismo all'interno degli istituti sarebbero, tra le altre, le azioni illegali che i magistrati stanno al momento verificando con più attenzione. In base a quanto si apprende, la situazioni più compromesse riguarderebbero alcuni studenti del liceo classico-pedagogico Forteguerri. Le forze dell'ordine avrebbero anche sequestrato nei giorni scorsi piccoli quantitativi di stupefacenti all'interno delle scuole occupate. La questura ha proceduto alle segnalazioni dopo che si sono verificati comportamenti penalmente rilevanti da parte di questi studenti durante il blocco delle lezioni attuato in vari istituti superiori della città.

Cosenza
"Non ci avrete mai come volete voi: ignoranti". È quanto scritto sullo striscione che ha aperto, stamani, il corteo degli studenti delle scuole medie superiori di Cosenza contro la riforma Gelmini. Alcune migliaia i partecipanti all'iniziativa svoltasi senza alcun problema, a differenza della manifestazione di ieri che ha visto il verificarsi di danneggiamenti sia ad un istituto scolastico che ad alcune vetture parcheggiate lungo il percorso, provocando forti disagi al traffico veicolare. «Abbiamo voluto dimostrare - dice una ragazza tra i tanti partecipanti - che la nostra protesta è ferma ma pacifica e poche teste calde non possono mettere in secondo piano le ragioni alla base del nostro no alla riforma Gelmini». Anche all'Università della Calabria prosegue la protesta contro le decisioni del governo in materia di istruzione. Stamani è stata organizzata una lezione all'aperto di storia dell'arte.

Roma
"Il ministro Gelmini è intenzionato a proseguire e non ritirerà il decreto 137". Lo ha detto il coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti delle scuole superiori Roberto Iovino, subito dopo l'incontro con il ministro Maria Stella Gelmini, nella sede del ministero dell'Istruzione a Roma. "Abbiamo consegnato una lettera al ministro ma non abbiamo discusso in merito al decreto - ha spiegato Iovino - Non siamo disposti a fare in modo che vengano presi questi provvedimenti, se la 137 passerà continuerà la mobilitazione". Il coordinatore dell'Uds ha anche spiegato che "è inutile incontrare gli studenti a pochi giorni dall'approvazione del decreto, dopo che loro per due mesi avevano chiesto il dialogo". All'incontro era presente, oltre al ministro, anche il presidente della VII commissione Cultura alla Camera Valentina Aprea. Davanti alla sede del ministero si succedono diverse delegazioni di studenti in attesa di essere ricevute, tra queste alcune associazioni universitarie e gruppi studenteschi di destra, come quelli di Azione Universitaria che manifesteranno al ministro l'intenzione "di rivoluzionare il merito e la trasparenza nelle università, altrimenti nonostante li abbiamo votati andremo contro la legge 137".

www.inviatospeciale.com


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MURO CONTRO MURO TRA I POLI. PD: RITIRINO DL
Anna Laura Bussa

ROMA - Sulla scuola non c'é tregua. Ieri, la polemica sull'impiego delle forze di polizia per sedare la protesta studentesca. Oggi, l'accusa, da parte del premier, che tra i manifestanti ci siano dei facinorosi. E tra i poli è di nuovo scontro. Con il Pd che chiede a gran voce, insieme agli studenti, che il ministro della Pubblica Istruzione ritiri il decreto con la riforma per scuola e università. "Io non ho cambiato atteggiamento, né giudizio - assicura Silvio Berlusconi da Pechino - ho parlato con il ministro dell'Interno e penso che lo Stato debba difendere il diritto dei cittadini, tra cui quello di frequentare le scuole e le università. Se poi ci sono dei facinorosi che vogliono manifestare, manifestino pure...". Ma il termine "facinorosi" fa andare su tutte le furie l'opposizione. "Berlusconi è sconcertante - interviene il presidente dei deputati Pd Antonello Soro - pensa solo a creare conflitti". Walter Veltroni, invece, preferisce aspettare: "E' inutile che faccia un commento, tanto tra un po' smentisce..." é la risposta ironica. Con evidente riferimento alla "marcia indietro di ieri" quando il premier ha spiegato di non aver mai pensato ad un intervento delle forze dell'ordine negli atenei occupati, come aveva invece "detto in diretta Tv davanti agli italiani", ricorda Dario Franceschini . Gli studenti per il premier, ieri, erano "strumentalizzati", oggi, sono dei "facinorosi" e "domani che dirà?" chiede il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro. "Berlusconi è un dittatore" taglia corto, infine, Jacopo Venier del Pdci. Ma il presidente del Consiglio non replica: "Non è il caso - dichiara dalla Cina - ci ho fatto l'abitudine. Ho la pelle dura e spessa, sono abituato a ricevere insulti e calunnie". La polemica comunque non si placa. Il Pd, che domani sarà in piazza a Roma per sostenere anche la protesta degli studenti, chiede che il governo ritiri la riforma Gelmini e apra poi un tavolo di confronto con le parti sociali. "Così si fa in una democrazia - spiega Veltroni - dove c'é chi governa, chi si oppone e c'é, poi, una società civile che fa sentire la sua voce". Perché, mentre si parla solo del "grembiule", incalza, "c'é una scuola che soffre mali profondi..." di cui si deve discutere. Silvio Berlusconi, commenta Fabio Evangelisti dell'Idv, più che premier è "un dittatore" che "quando si accorge di averla sparata grossa innesca la retromarcia e si smentisce da solo". La verità, spiegano anche altri esponenti della minoranza tra cui lo stesso Evangelisti, è che nel decreto Gelmini non c'é alcuna riforma, ma solo un "taglio brutale" di 8 miliardi di euro. E quindi va rivisto tutto daccapo. Anche la decisione del ministro della Pubblica istruzione di ricevere delegazioni di studenti non riesce a placare gli animi. "E' grave che la Gelmini - sostiene il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - riceva solo chi fa occupazione e non ascolti invece gli studenti che ritengono che non si debbano occupare le scuole". Fino a quando il governo non ritirerà il decreto, avvertono gli studenti 'auditi' dal ministro, la protesta continuerà. "Io per adesso - afferma il segretario generale delle Cisl Angelo Bonanni - non ho visto facinorosi. Ma se dovessero esserci, il governo se li è cercati in tutti i modi".(ANSA).

www.ansa.it


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Il decreto resta

«Il decreto resta». Lo ha ribadito il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, chiudendo così il confronto con tutti quegli studenti (Uds, Udu, Rete degli studenti) che avevano posto come condizione per sedersi al tavolo il ritiro dei provvedimenti contestati nell'ultimo mese da oltre 300 cortei in tutta Italia.
«Bisogna cambiare, in Italia si spende male», ha ripetuto il Ministro. Intanto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, da Pechino aveva accusato: «tra i manifestanti ci sono facinorosi».

Le manifestazioni
Ieri è stata una nuova giornata di agitazione: occupazioni, autogestioni, lezioni all'aperto e cortei in molte città italiane. A Roma, serata di tensione al Festival del Cinema, con gli studenti che si sono presentati in massa all'Auditorium: due agenti di polizia hanno riportato lievi ferite per il lancio di oggetti da parte dei manifestanti.

Il dibattito politico
Tra i poli è di nuovo scontro. Con il Pd che chiede a gran voce, insieme agli studenti, che il ministro della Pubblica Istruzione ritiri il decreto con la riforma per scuola e università e apra poi un tavolo di confronto con le parti sociali.
Anche la decisione del ministro della Pubblica istruzione di ricevere delegazioni di studenti non è riesciuta a placare gli animi. «È grave che la Gelmini - sostiene il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - riceva solo chi fa occupazione e non ascolti invece gli studenti che ritengono che non si debbano occupare le scuole». Fino a quando il governo non ritirerà il decreto, avvertono gli studenti auditi dal ministro, la protesta continuerà.

www.ilsole24ore.com


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Facinorosi...????

Roma, 24 ott. (Adnkronos) - Ci sono i facinorosi tra gli studenti che protestano contro il dl Gelmini? Il segretario del Pd, Walter Veltroni, sospende il giudizio sulle ultime affermazioni del presidente del Consiglio. "Non so cosa dire, non so a chi possa riferirsi. Faccio fatica a seguire Berlusconi -dichiara Veltroni intervistato dall'emittente Radio Radio- e' inutile commentare queste cose... si aspetta la smentita e tutti facciamo prima. Tutti facciamo meno fatica".
Persino l'etrema destra prende le distanze:Buontempo su scuola, proteste e Berlusconi "Non vorrei che le questioni legate all'ordine pubblico venissero utilizzate per coprire la grave crisi economica che colpisce il nostro Paese e che, in particolare, sta avviando alla soglia della povertà intere fasce di cittadini. Si può anche non essere d'accordo sui motivi della protesta studentesca (nel caso de La Destra molti sono i punti condivisi contenuti nella contestazione), ma bisogna comunque garantire che possa essere esercitata con il massimo della libertà e tutelata da possibili provocazioni. Il braccio di ferro che il governo sta attuando contro quella parte di studenti che è scesa in piazza contro la riforma Gelmini rischia di far saldare la protesta studentesca con il disagio sociale, dando respiro a quella sinistra che era ormai emarginata e non più credibile neppure per rappresentare i diritti delle fasce più deboli. La determinazione con la quale ci si vuole contrapporre alla manifestazione degli studenti sarebbe stato più opportuno utilizzarla contro banchieri e operatori dell'alta finanza che, con operazioni spregiudicate, hanno messo in ginocchio imprese e famiglie. E' sempre stato un errore aprire uno scontro con il mondo studentesco, perché i giovani, quando si mobilitano occupando scuole e università, possono anche prendere a pretesto motivazioni discutibili. Quando tutto ciò avviene, c'è evidentemente un disagio più profondo, che i giovani sono capaci di avvertire prima del resto della popolazione. La repressione fine a sé stessa è sempre risultato il peggior metodo per far confrontare istituzioni e giovani. E se, nonostante le esperienze passate, oggi ci si vuole incamminare su questa strada, si spera di prevenire una protesta sociale molto più vasta.Sarebbe comunque un uso spregiudicato del potere mettere gli uni contro gli altri, i giovani militari che per mille euro al mese vestono una divisa e gli studenti intimoriti dal baratro della disoccupazione. Fratture generazionali come queste rischiano di diventare insanabili e possono produrre deviazioni pericolose per la società".

wwwladestranews.it


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