La Russa, Maroni e la guerra civile
Giuseppe Aragno - 02-10-2008
La corruzione di un governo, ministro Maroni, comincia quasi sempre con quella dei princìpi e, scrive Montesquieu, una volta corrotte le fonti del diritto, le leggi migliori diventano cattive e si indirizzano contro lo Stato. Non è un caso perciò se, schierando in Campania l'élite delle nostre forze armata, lei annunci ai quattro venti la guerra civile e litighi col suo collega La Russa che, per suo conto, dopo l'otto settembre e l'apologia dei "Ragazzi di Salò", vorrebbe correggere le intemperanze lessicali, ma non trova di meglio che annunciare a sua volta una guerra tra bande.
In verità, ministro, a noi che sconcertati vi ascoltiamo, quella che il ministero Berlusconi muove alla Repubblica da quando siede al governo, appare ogni giorno di più guerra incivile e non provi a negare: giorno dopo giorno, voi manomettete lo Stato di diritto e, accecati dal demone del profitto e dall'ambizione smisurata del vostro capo, sprofondate il Paese in una crisi che non ha precedenti nella sua storia.
Ieri, mentre a Parma alcuni kapò in divisa di vigili urbani pestavano un giovane di colore - ennesima vittima della ferocia razzista che avete suscitato - mentre a Roma gli eroici parà della "Folgore", in assetto di guerra, muovevano in armi contro i rom che non pagano la bolletta della luce, a Marano di Napoli, per la prima volta nella storia della Repubblica, un governo che racconta di "combattere la camorra" è giunto a dichiarare in arresto un uomo-simbolo della lotta alla camorra, l'ex sindaco Mauro Bertini, che si è tolta la fascia tricolore quando un Presidente del Consiglio ha schierato i soldati contro la popolazione.
Lei, ministro Maroni, leghista delle guerre civili, a Chiaiano sabato non c'era, ma i suoi "bravi ragazzi" in divisa gliel'avranno raccontato lo sdegno della gente per l'elicottero minaccioso lungamente sospeso su un pacifico corteo di cittadini, per i mezzi copiosi e le interminabili colonne d'uomini in armi, schierate a difesa di oscuri interessi privati, contro una popolazione che chiedeva pacificamente di verificare cosa state facendo qui a Napoli della nostra salute, dei nostri diritti e di quella democrazia di cui, a parole, vi riempite la bocca.
Guerra incivile, ministro Maroni, complice il delirio sulle "riforme condivise", è quella che il capo del suo Governo ha scatenato contro la scuola, la magistratura e l'informazione, cuore e mente del sistema democratico e, allo stesso tempo, ultima barricata per un popolo posto di fronte a un regime che avanza.
Il governo di cui fa parte, ministro, accampato nell'aula sorda e grigia senza la legittimazione piena d'un voto popolare, toglie al Paese la scuola, come non osarono fare Mussolini e Gentile, umilia la Magistratura, alla quale persino il fascismo evitò l'onta della resa, ricorrendo al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, e piega la libera stampa senza trovare l'animo per venire allo scoperto e assumersi l'onere d'una legge apertamente repressiva, come seppe fare sotto gli occhi del mondo il cav. Mussolini. In spregio del diritto soggettivo della stampa d'idee a vivere e circolare per il Paese, voi tagliate il tubo dell'ossigeno alle libere cooperative di giornalisti e, di fatto, soffocate le voci del dissenso.
Vostra, Ministro Maroni, è la guerra incivile che da un anno imbarbarisce il Paese col lodo Alfano, i tagli Gelmini e le legge Tremonti sull'editoria. Noi non siamo così ingenui e sprovveduti da tentare paragoni impropri e astorici col fascismo che, tutto sommato, risulterebbero oltraggiosi per la memoria di Rocca, Gentile e Bottai. Ammanettandoci davanti alle discariche militarizzate, manganellandoci quando rivendichiamo il diritto di attraversare liberamente in corteo le strade del nostro Paese, ricorrendo ai lacrimogeni quando protestiamo per i patti scellerati che sottoscrivete con imprese che i giudici hanno incriminato, voi non intendete riesumare il fascismo. La storia non si ripete, voi lo sapete, e ha ragione Asor Rosa. Voi trasformate in autoritarismo l'autorità acquistata con un consenso popolare viziato da una legge elettorale incostituzionale. Voi non potete esser fascisti. Le leggi della storia e i vostri limiti personali ve lo impediscono. Nulla però vieta di pensare - e tutto purtroppo lascia credere - che vi accingiate a fare assai peggio del fascismo.
I cattivi cittadini - sostenne Aristotele nell'Etica - non conoscono la concordia e sanno essere amici solo per poco, in nome di un momentaneo interesse. Ognuno tra loro va a caccia di vantaggi personali e si tira indietro quando occorre stare uniti per il bene della comunità. L'uno perciò ostacola l'altro, ognuno lavora a vantaggio di se stesso e tutti assieme concorrono alla rovina del bene comune. Paradossalmente, poiché ognuno cerca di indurre gli altri ad agire secondo giustizia e, allo stesso tempo, nessuno intende applicare a se stesso la legge che vorrebbe imporre agli altri, la guerra civile è fatale. E però badi bene, ministro, la storia dell'umanità è regolata da una legge immutabile, che non consente scampo: la forza che muove in armi contro la ragione vince talvolta anche molte battaglie. Alla fine, tuttavia, perde sempre la guerra.

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 Pasquale La Malva    - 04-10-2008
Bisogna proprio crederci, in questa vittoria della ragione, ma proprio crederci molto, perché se non dovesse accadere saremmo costretti a vivere un'esperienza che non avrei mai creduto di dover vivere. Brutta, veramente brutta.