Gelmini e Bossi: filosofia della storia o storia senza filosofia?
Giuseppe Aragno - 20-09-2008
Non ho dubbi. La sensazione che provo da tempo di una pericolosa afonia dei filosofi, di una sorta di desertificazione del pensiero speculativo, è figlia naturale della mia ignoranza. Sono portato a credere, anzi, che donne e uomini di Stato come Gelmini, Bossi, Carfagna, Brambilla e La Russa, che ci parlano spesso di un loro disegno riformista, siano padroni dei delicati strumenti di lettura della storia e abbiano maturato, nel corso di una vita che giunge a gravarli di pesanti responsabilità di governo, un'adeguata filosofia della storia. Si può governare male anche solo per ignoranza, ma - come non crederlo? - Gelmini e compagni saprebbero rispondere senza esitare agli studenti che domandano spesso: A che serve un governo? E qual è l'obiettivo di istituzioni sociali liberamente costituite in un Paese di moderna democrazia borghese?
La risposta sarebbe tutto sommato facile: un sistema politico repubblicano, parlamentare e democratico, nato da una lotta lunga e sanguinosa contro due regimi totalitari, ha come unico obiettivo il benessere della popolazione. Sarebbe facile, ma non potrebbe essere la risposta di Bossi, Gelmini e soci, che hanno fatto finora quanto potevano per tutelare gli imprenditori a danno dei lavoratori, per dividere ciò che faticosamente la storia aveva unito, per colpire la scuola e la giustizia, far pagare ai poveri lo scialo dei ricchi, in una parola, favorire individui e classi sociali a danno di altri individui e di altre classi sociali. Essi avranno, di certo, una risposta diversa e, d'altro canto, stare da una parte contro un'altra, non vuol dire, in assoluto, governare male: benestanti, imprenditori e delinquenti ritengono che nella storia della Repubblica non si sia mai visto governo migliore.
Anche il papa, del resto, che critica ad ogni piè sospinto la piaga del relativismo - ecco una filosofia della storia - difende il Governo e giunge a sconfessare la sua stampa "progressista" quando s'azzarda ad attaccare Gelmini, La Russa e compagnia cantante. E non gli importa nulla se passa così da una filosofia della storia ad una storia senza filosofia.

Marc Bloch, grande storico francese, giustiziato dai nazisti, alleati dei camerati di La Russa, oggi alleato di Gelmini, Carfagna e Bossi, affermò che la storia è scienza dell'uomo organizzato in società e collocato nel tempo; egli sostenne che essa si ricostruisce, muovendosi in una duplice direzione: guardando al passato per far luce sul presente e partendo dal presente per meglio capire il passato, ora che sappiamo cos'è accaduto dopo.
A che serve un governo? Gelmini, Bossi, Carfagna, La Russa e colleghi avranno certamente una risposta. Noi, però, che conosciamo le conseguenze prodotte dalle scelte passate sul presente - e temiamo, perciò, per il futuro - noi vorremmo che ci spiegassero in virtù di quale filosofia della storia ripropongono al Paese la formula scellerata per la quale ieri il Mezzogiorno, abbandonato a se stesso dallo Stato in attesa di essere trainato dallo sviluppo del Nord, vide nascere quella "Questione Meridionale" che non si risolve certo col rinnovato egoismo del federalismo fiscale. Dovrebbero spiegarci con chiarezza quale filosofia della storia ci sia dietro il censimento dei Rom, che ricorda così da vicino la miseria morale delle leggi razziali; noi, che conosciamo le conseguenze prodotte sul presente dalle scelte passate - e temiamo, perciò, per il futuro - noi vorremmo che ci spiegassero in nome di quale profonda e nuova concezione della vita e della storia ritengono di poter ricondurre la scuola ai tempi di Gentile e di evitare, nel contempo, i guasti prodotti dal pensiero fascista.
Bloch, che amava la storia sociale e non riduceva la ricostruzione storiografica alle vicende del potere, non era, tuttavia, così sprovveduto da non capire che la storia della società è anche storia dei mutamenti del potere. Gli interessi di quello economico - noi lo sappiamo bene - possono soffocare la politica e gli effetti del potere di persuasione dei mass media sono devastanti E' per questo che chiediamo a Gelmini, Bossi, Carfagna e La Russa quale filosofia della storia c'è dietro la continua manipolazione della realtà, quale dottrina dello sviluppo renda morale una politica che sottopone l'etica alle leggi del mercato e alla logica del profitto. Per farla breve, noi vorremmo che Gelmini e compagni rispondessero a una domanda: A che serve un governo?

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 Wildgreta    - 20-09-2008
Encomiabile da parte sua cercare di capire se esista un pensiero dietro le azioni delle persone da Lei citate. Encomiabile il suo sforzo intellettuale ed il suo tempo prezioso che temo abbia sprecato. La soluzione del rebus, infatti, è che l'ignoranza nella sua forma più volgare e pericolosa, è salita al potere. E, forse noi, che siamo un po' più consapevoli e un po' meno ignoranti, non abbiamo capito in tempo che chi storicamente avebbe dovuto difendere la nostra democrazia, si è innamorato di quella immonda commistione di interessi personali che genera il potere. Siamo stati traditi e ce ne siamo accorti troppo tardi.E ora? La parola alle piazze.

 Ennio Mosci    - 21-09-2008
Non vredo che coloro ai quali hai rivolto la domanda " a che serve un governo " rispondereanno alla tua domanda.
Prova a risponderti una persona non ricca, non delinquente, non evasore fiscale e tanto altro.
Un governo serve a " governare ", in quanto la delega gli è stata data attraverso libere elezioni.
Vero che gli Italiani sono gente, che se non la pensa come te, è stupida, ignorante, cafone, e quant'altro.
Posso anche essere d'accordo con, ma qyeste sono le conseguenze, non del fascismo, (i fascisti sono morti e sepolti - meno male - a parte qualche vecchio nostalgico che non può verto fare male), ma se gli italiani sono ignoranti, stupidi, facilmente condizionabili dalla TV, la colpa è dei modelli che la scuola, il modo di pensare e vivere, hanno dato in questi ultini 40 anni: E non sono certo 40 anni di governo conservatore, ma cosidetto progressista.
Saluti

 Francesca Canale    - 22-09-2008
1) Fra i vecchi nostalgici, Ennio, ci metti anche Ignazio La Russa?

2) Queste elezioni, come quelle precedenti, non sono state regolari. I parlamentari non li ha eletti nessuno. Sono stati nominati dai partiti.

3) Non è vero che abbiamo avuto quarantanni di governi progressiti.

4) Tu non sei italiano?


 C66    - 22-09-2008
Condivido quanto è stato scritto da Ennio Mosci anche perchè non so se tutti i governi degli ultimi quarant'anni possano essere definiti progressisti (termine che personalmente trovo assai abiguo) ma sta di fatto che la maggior parte di essi, anche ai tempi della Prima Repubblica e della DC, siano stati governi di centro-sinistra.

 Giuseppe Aragno    - 22-09-2008
Due parole, per la storia, anche se la discussione aperta da Mosci non c’entra nulla con quello che ho scritto. Dal 1978, abbiamo avuto davvero ministeri di pericolosi comunisti e di ardenti socialisti: tra gli altri tre governi Andreotti, due Cossiga, due Fanfani, due di quel bolscevico di Spadolini e quattro di un leninista come Berlusconi. Due soli ne fece Bettino Craxi, molto amico di Berlusconi, ma riuscì a buttare a mare cento anni di onorata storia di socialismo e fu fermato dalle solite toghe rosse e dalle condanne passate in giudicato. Non basta. I ministri della Pubblica Distruzione, prima del pericoloso sovversivo che rispnde al nome di Luigi Berlinguer, sono stati sempre cattolici praticanti e graditi al Vaticano. In quanto alla "destra" e alla "sinistra", Lamberto Dini è stato ministro con Berlusconi, poi capo di un governo di sedicenti sinistri, poi è tornato a destra con Berlusconi, non diversamente è andata con Mastella. Sacconi, che era sottosegretario con Andreotti e Amato, ora fa il ministro con il solito Berlusconi. Idem per Vincenzo Scotti. Taccio, per carità di patria, di Cicchitto, che mi ricordo socialista rivoluzionario e ora sembra dica il rosario con Ruini e di quell’anima pia di D’Onofrio che fu sottosegretario con Andreotti e passò poi con Berlusconi che lo fece naturalmente a ministro della Distruzione Pubblica. Questo per fare pochi esempi, ma la lista degli scambi tra sedicente sinistra e pseudo destra non finisce qui. In quanto alla scuola, ognuno ci ha messo il suo. Da ultimo a "destra" D'Onofrio, Moratti e Gelmini, a sinistra, ma si fa per dire, Berlinguer, che va molto d’accordo con Gelmini, e Fioroni che non parla se non chiama il Vaticano. Quarant’anni di sinistra?